Oltre 17mila “sì” al Nobel per la Pace ai bambini di Gaza: come (e perché) aderire

Continua senza sosta il movimento spontaneo di assenso alla proposta di Eugenio Mazzarella di assegnare il premio ai piccoli della Striscia, simbolo di tutte le vittime innocenti delle guerre dimenticate
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August 18, 2026
Bambine tra le rovine degli edifici distrutti nel campo profughi di Al Shatea, nella parte occidentale di Gaza City
Bambine tra le rovine degli edifici distrutti nel campo profughi di Al Shatea, nella parte occidentale di Gaza City
Un semplice “sì”, un “aderisco”. Ma anche ragionamenti più articolati, riflessioni accorate, preghiere, denunce. Hanno ormai toccato quota 17mila le adesioni raccolte in poco più di una settimana dalla proposta lanciata dal professor Eugenio Mazzarella. Avvenire è diventato, attraverso questa petizione, il punto di riferimento per chi chiede che venga consegnato il Nobel per la pace ai bambini di Gaza, come simbolo di tutte le infanzie violate nel mondo. Qui di seguito trovate solo alcune delle riflessioni, che accompagnano la sottoscrizione di questa campagna, per la quale è stata attivata una casella di posta elettronica specifica: petizione.gaza@avvenire.it. Oltre che per comunicare la propria adesione, può essere utilizzata per condividere un pensiero di pace e di solidarietà. Verso i bambini di Gaza ma anche verso tutti i bambini e tutte le vittime innocenti delle tante, troppe guerre in corso, come ha ricordato sabato il direttore Marco Girardo.

«Il nostro grido per la vita e per la pace»

Gentile direttore,
mi chiamo Enrico Isacco Rambaldi Feldmann, per molti anni professore ordinario nel corso di laurea in Filosofia, Università degli Studi di Milano, nonché membro effettivo di Accademie come l'Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere, e la Società nazionale di Scienze Lettere e Arti di Napoli. Desidero ringraziare vivamente lei e il suo giornale per aver dato ospitalità alla proposta di Eugenio, di promuovere la candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la Pace. Sarà una candidatura profondamente giusta, che aiuterà a far risuonare l’ormai ammutolito grido per la vita e la pace dei bambini assassinati da armi da fuoco, di quelli morti dopo aver agonizzato sotto le macerie, degli stroncati da stenti e colpevoli privazioni di cibo e cure mediche. In modo meno acuto, subdolo ma non meno spietato, questa tragedia dolorosa è ancora senza fine. La candidatura dei bambini di Gaza al Nobel per la Pace sarà un segnale per la volontà di pace e giustizia della grande maggioranza degli italiani; molti, molti di più, ne sono profondamente convinto, di quanto non traspaia nel dibattito politico.
Enrico Isacco Rambaldi Feldmann
Caro direttore,
ci sono infiniti motivi per aderire all’appello morale e culturale del filosofo Eugenio Mazzarella, rilanciato da Avvenire, di conferire il Nobel per la Pace ai bambini della Striscia di Gaza, vittime di un massacro ignobile e disumano. Ma questa mia riflessione, scritta di getto ripensando a tutto il dolore e all’orrore visto negli occhi dei sopravvissuti di questa guerra come di altri scriteriati conflitti che ho raccontato in 35 anni di mestiere, scaturisce soprattutto da una questione ineludibile: l’esigenza, quasi fisica, di dare corpo alla più grande tragedia di questi nostri empi tempi, cristallizzandola affinché resti monito imperituro. Su 70mila morti nella distruzione di Gaza, oltre 20mila erano bambini, 44mila i feriti, centinaia e centinaia mutilati o resi ciechi. Una strage di innocenti che chi aveva il potere per farlo non ha voluto scongiurare. Qualcuno riterrà questa considerazione semplicistica, banale, di parte. Può darsi… Ma sinceramente trovo inammissibili tutte le “ciance” blaterate da chi tenta di legittimare un massacro ingiustificabile che pochi mesi fa una Commissione di esperti delle Nazioni Unite non ha esistato a definire “genocidio”. E loro, i bambini, sono le vittime maggiori. I morti quanto i vivi. Perché i loro sogni, ormai, sono stati trasformati in incubi. La loro innocenza spezzata per sempre. Quale futuro potranno mai avere? Nel cuore di ogni essere umano risiede un imperativo profondo e inesorabile: ricordare e proteggere. La petizione da voi proposta per assegnare il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza non è solo un atto simbolico, ma una responsabilità collettiva. Non possiamo, né dobbiamo, chiudere gli occhi di fronte alle atrocità perpetrate e alle violazioni che ancora affliggono i piccoli palestinesi, privati dell'infanzia e del futuro. È dovere di tutti unirsi a questa chiamata, affinché il mondo non si lasci sopraffare dall'indifferenza, ma diventi custode di umanità e compassione. Aderendo a questa iniziativa, ridiamo dignità alle vite spezzate e riaffermiamo il nostro impegno a costruire un domani in cui la pace sia il bene più prezioso. Ricordare è un gesto di solidarietà; agire, è un atto di speranza. Per non dimenticare, per rendere piena giustizia a tutto il popolo palestinese.
Antonella Napoli, Advocacy and communication coordinator di Articolo 21
Gentile direttore,
chiedo che il quotidiano Avvenire, ed altre eventuali voci concordi, propongano l'assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai Bambini di Gaza. Essi sono le vittime più numerose, più innocenti, più rappresentative di tutti i colpiti dal male disumano di tutte le guerre. Per noi ogni violenza è male da qualunque parte arrivi e qualunque persona colpisca! Specialmente le più indifese. Sempre purtroppo i bambini sono vittime innocenti, ieri nella Shoah, non solo ebrea, oggi nel genocidio palestinese e in tanti altri. Non uccidere è una legge divina per tutta l’umanità. Chiediamo a tutti i governanti uomini e donne di buona volontà, di unirsi per trovare vie nuove di giustizia, di riconciliazione e pace, per assicurare ai bambini nel mondo e di Gaza, con urgenza: l’accesso alle cure, l’accesso all’educazione, l’accesso al cibo e all’acqua, l’accesso ad un alloggio e ad una famiglia unita, tutti elementi necessari alla vita dei bambini, per sentirsi amati e crescere senza traumi. E chiedo inoltre che i soldi legati a questo premio Nobel siano usati per il materiale scolastico dei bimbi di Gaza.
Suor Sandra Catapano
Caro direttore,
sono una madre di otto figli e una tutrice, finora, di una decina di cosiddetti minori stranieri non accompagnati, che forse aumenteranno se le leggi che finora li tutelano non li abbandoneranno al loro destino. Sono ragazzini che continuo e continuerò a seguire nella loro fatica di vivere nella nostra società che non li vorrebbe, anche dopo il raggiungimento della maggiore età. Molti di loro arrivano poco più che bambini, adesso sempre più spesso, e, quando possono, cercano di nascondere la loro vera età e dichiarano due o tre anni di più… Perché questo “traffico”, anche di bambini, non continui ad essere alimentato smettiamo di costruire muri o blocchi navali o confini che servono solo a bloccare i poveri e gli indesiderati e a selezionare gli ospiti graditi secondo criteri davvero poco cristiani. E smettiamo con la guerra. Ecco perché voglio aderire alla proposta del Premio Nobel ai bambini di Gaza. Voglio anche ringraziarvi, per la vostra voce sempre limpida e onesta.
Betta

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