L’Anno della famiglia in Turchia non è riuscito a rilanciare le nascite

In dieci anni la fecondità è scesa da 2,14 a 1,42 figli per donna: crisi economica, precarietà del lavoro e tutele limitate frenano le scelte familiari. Vani gli appelli del governo
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October 3, 2026
L’Anno della famiglia in Turchia non è riuscito a rilanciare le nascite
Il presidente della Turchia Tayyip Erdogan/ REUTERS
Sbarcare a Kadikoy, sulla sponda asiatica del Bosforo, significa scoprire una delle facce nascoste di Istanbul, questa sconfinata metropoli che pare racchiudere un mondo, una zona franca fatta di spicchi di libertà e molto altro. La stessa atmosfera, come sospesa nel tempo, che si respira nello “Yolda Sahaf Kafè”, centro culturale e libreria dell’usato, dove si può sorseggiare un caffè tra scaffali ricolmi di volumi e di vinili. Un viaggio nel tempo e nella nostalgia. Qui ci ha dato appuntamento Ersa Calistan. Caschetto biondo e calzoncini, dimostra meno dei suoi trent'anni, e non è esattamente il prototipo dell'ingegnere chimico di un’industria farmaceutica che ti aspetti di incontrare. Inizia con lei questo viaggio nella Turchia che sta cambiando faccia: dal 2001 a oggi il tasso di fecondità nel Paese è crollato di oltre il 40 per cento. Un calo che nell'ultimo decennio ha raggiunto il suo picco, tanto da essere registrato come il più marcato in Europa: da 2,14 figli per donna nel 2015 all'1,42 nel 2025. Cifre, dati statistici che, tradotti nella realtà, fanno sì che la Turchia non sia più annoverata tra i Paesi caratterizzati da una popolazione giovane. «Sono cresciuta in una famiglia numerosa. Con due sorelle e due fratelli più grandi. Un giorno – ci dice Esra, mentre un lampo di imbarazzo le trafigge lo sguardo – mio padre mi disse che se ero venuta al mondo lo dovevo a lui. Mia madre non se la sentiva di avere un altro figlio e voleva a tutti i costi abortire. Ma lui glielo aveva impedito. Fu un tale trauma che per uscirne sono finita in analisi. Ma oggi faccio i conti con altre paure. La propaganda del governo per invitarci a fare figli è martellante. Ma l’idea di avere un bambino oggi mi spaventa. Quale futuro potrei offrirgli?».
Ersa Calistan, ingegnere chimico di un’industria farmaceutica turca
Ersa Calistan, ingegnere chimico di un’industria farmaceutica turca
È il futuro visto con gli occhi di chi teme un salto nel buio, fra l'incognita di una crisi economica che morde ogni giorno di più e impoverisce anche la classe media, tradizionale spina dorsale del Paese. E l'assenza di paracaduti sociali, di garanzie sul lavoro, di tutele per i minori. Tutto questo sta spingendo la Turchia controcorrente. Cioè nella direzione opposta a quella indicata da Erdogan, che già due decenni fa, agli esordi della sua scalata al potere, sosteneva che la vita delle donne senza figli fosse incompleta. E che lo scorso anno, intervenendo a un congresso provinciale della sezione femminile del suo partito, l’AKP, aveva proclamato il 2025 “Anno della famiglia”.
Un imperativo categorico che il presidente turco usa per cavalcare anche un altro dei suoi cavalli di battaglia, l’affondo contro la «perversione Lgbtq, che dilaga in molti Paesi occidentali, incoraggiata dai baroni della cultura globale». Un'enfasi che, letta in controluce, tende a colpevolizzare le donne, a rovesciare su di loro la responsabilità di alzare lo sguardo e di puntare a obiettivi diversi da quelli tradizionali. Il giornale filogovernativo Daily Sabah – citando il parere di esperti – si è spinto ad additare, tra le cause del declino delle nascite, i livelli di istruzione più elevati che spingerebbero le donne «a dare priorità alla propria formazione culturale, anziché pensare a sposarsi». L'istruzione vista non come una via di arricchimento umano e culturale o volano per l'economia, che ha migliorato la qualità della forza lavoro e aumentato le aspettative di vita, ma come una zavorra che affonda la famiglia tradizionale.
Una provocazione per Sevda Karaca, 41 anni, giornalista e deputata del Emep, il Partito del Lavoro. Le parliamo in una pausa del suo impegno parlamentare. «Il calo delle nascite – argomenta – non è un fenomeno limitato ad alcune regioni o ad alcuni gruppi sociali. Per questo dobbiamo cambiare la prospettiva. La domanda che tutti dovremmo porci non è: perché le donne turche non vogliono avere figli?; ma piuttosto: perché le donne che vogliono avere figli non riescono ad averli in condizioni sicure e dignitose? I giovani in Turchia faticano a pianificare il proprio futuro. I costi delle abitazioni sono schizzati alle stelle. I salari sono troppo bassi per fronteggiare l'aumento del costo della vita, e gli impieghi precari, senza diritti e senza garanzie, la fanno ancora da padrone».
Sevda Karaca, 41 anni, giornalista e deputata del Emep, il Partito del Lavoro
Sevda Karaca, 41 anni, giornalista e deputata del Emep, il Partito del Lavoro
Una realtà, quella descritta da Sevda Karaca, che pesa ben oltre le mura domestiche: «Le donne non partecipano al mondo del lavoro su basi paritarie rispetto agli uomini. Troppo spesso sono costrette a sobbarcarsi gli incarichi meno pagati e più insicuri, e a fare i salti mortali per conciliare il lavoro con le responsabilità familiari. Così finiscono in trappola: o mantieni il tuo posto e scommetti sulla tua indipendenza economica. Oppure fai un figlio e accetti la possibilità di rinunciare al lavoro». L’arma del ricatto economico che piomba nel bel mezzo di una crisi che nell'ultimo decennio ha via via falcidiato il potere d'acquisto dei turchi.
Secondo stime di Tepav ( The Economic Policy Research Foundation of Turkey ) aggiornate al 2023, in Turchia sette milioni di bambini vivono sotto la soglia di povertà. L'inadeguatezza degli alloggi, l'aumento dei costi dell'energia hanno fatto precipitare la situazione delle famiglie a basso reddito. Il numero di quelle che ricevono un contributo statale per pagare le bollette dell'elettricità è schizzato da 1 milione e trecentomila circa nel 2019 a 3 milioni e 461mila nel 2025. In questo panorama, gli incentivi varati dal governo per incoraggiare le coppie ad avere figli cadono come gocce di pioggia in una terra arida: 5mila lire turche una tantum (poco più di 90 euro) per il primo figlio, e un assegno familiare di 1.500 lire turche (circa 27 euro) per il secondo figlio fino al compimento dei cinque anni. Il governo offre inoltre un prestito senza interessi di 150mila lire turche (poco più di 2.700 euro) alle giovani coppie che decidono di sposarsi. La battaglia per un presente, e un futuro, dignitosi abbatte anche le barriere degli schieramenti politici.
Si definisce una fiera esponente della destra nazionalista Halime Sancak, 35 anni, operaia tessile e sindacalista. La raggiungiamo al telefono a Malatya dove – dal terribile terremoto che il 6 febbraio 2023 squassò il sud est turco – lei vive, con i suoi due bambini, in un container di ventuno metri quadri. «Abbiamo chiesto che ogni bambino ricevesse almeno un pasto nutriente e gratuito a scuola. Ma la richiesta è stata respinta. Allora mi chiedo: che cosa significa per la vita delle donne proclamare “l’Anno della famiglia” se un governo non è in grado neppure di garantire ai bambini un pasto adeguato al giorno? In una società conservatrice come la nostra – si infervora Halime – ci si aspetta che le donne abbiano figli e si assumano quasi tutta la responsabilità della loro educazione. Eppure non esistono politiche sociali che le aiutino a sobbarcarsi questo peso».
Halime Sancak, 35 anni, operaia tessile e sindacalista
Halime Sancak, 35 anni, operaia tessile e sindacalista
Per Halime, la realtà è un buco nero: «Qui a Malatya come in gran parte della Turchia il salario minimo (poco più di 28 mila lire, circa 508 euro) è ormai diventato il salario standard. In larga parte se ne va per l'affitto. E quel che resta basta a malapena per pagare l'elettricità, l'acqua, il gas, e il cibo. Come può una famiglia in queste condizioni crescere un figlio, garantirgli un’alimentazione sana, pagare le spese scolastiche? Ecco che per tante lavoratrici la gravidanza e la maternità diventano una sfida enorme. Personalmente sono convinta che la crisi economica sia tra le cause principali della denatalità, ma che non sia l'unica. Semplicemente le persone non sanno che cosa il domani riserverà loro. Le donne in Turchia rinunciano alla maternità perché hanno perso la speranza nel futuro».

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