Marcello Fois vince per un soffio il Premio Campiello 2026
È Marcello Fois il vincitore della 64esima edizione del Premio Campiello. Se l’è aggiudicato, per il romanzo "L’immensa distrazione" (Einaudi)

È Marcello Fois il vincitore della 64esima edizione del Premio Campiello. Se l’è aggiudicato, per il romanzo L’immensa distrazione (Einaudi), ottenendo 83 voti della giuria popolare e battendo così gli altri quattro concorrenti in cinquina: Alcide Pierantozzi (Lo sbilico, Einaudi), al quale sono andati 80 voti, dunque solo 3 in meno che al vincitore; Elena Varvello (La vita sempre, Guanda), 54 voti; Valeria Parrella (La ragazzina, Feltrinelli), 33 voti; Ermanno Cavazzoni (Storia di un’amicizia, Quodlibet), 32 voti.
L’immensa distrazione è un romanzo ambientato in Emilia (Fois, sardo, vive a Bologna ormai da molti anni) che, attraverso il racconto della vita di Ettore Manfredini, ripercorre quella della sua famiglia e, più in generale, del nostro Paese, partendo dal ventennio fascista per arrivare agli anni più recenti. A 95 anni, ricco proprietario di un impero industriale ricavato da un piccolo mattatoio kosher nella campagna modenese, acquistato da ragazzo a seguito delle leggi razziali, la mattina del 21 febbraio 2017 sul punto di morire, in una sorta di premorte di acuita coscienza, riepiloga tutta la propria esistenza, tra miseria, patimenti, umiliazioni, ricchezza, infelicità, segreti inconfessati.
“Scrivere un libro come questo”, ha detto ritirando la “vera da pozzo” (simbolo del Campiello), “è stato fare un bilancio, capire che scrivere è un mestiere difficilissimo. Dedico questo premio a una donna straordinaria che purtroppo non c’è più, Michela Murgia”.
Si tratta di un romanzo sul Novecento e sui suoi fantasmi. Ancora l’autore: “È un romanzo sull’illusione che il Novecento sia morto, mentre in realtà noi ci siamo dentro. È un secolo che ha prodotto una marea di mostri, e li abbiamo sotto gli occhi in questo momento. Tutto quello che è successo o sta succedendo in questo primo quarto del XXI secolo sono sussulti del Novecento che ancora freme”. L’immensa distrazione è anche un romanzo sulla memoria. Spiega Fois: “La letteratura mette le persone dentro la Storia, per questo a certa politica la letteratura e la cultura fanno paura”.
La premiazione ha avuto luogo al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia (anziché, come da tradizione, al Teatro La Fenice, chiuso per restauri). A fare gli onori di casa sul palco – assieme ai conduttori della cerimonia (che verrà trasmessa in differita da Sky il 10 ottobre) Alessio Viola e Arianna Porcelli Safonov – Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto e della Fondazione Campiello, che ha azzardato un paragone tra imprenditori e scrittori: “Sia gli uni che gli altri immaginano qualcosa che non c’è e lo realizzano, lo creano. Per questo Confindustria sostiene da oltre sei decenni questo Premio, che è una delle eccellenze culturali del nostro Paese”.
Lo scrittore napoletano Domenico Starnone ha ricevuto il Premio Fondazione Campiello, l’ambìto riconoscimento alla carriera. “Un premio assolutamente meritato”, ha detto il presidente della giuria dei letterati Roberto Cicutto, “non solo per la qualità letteraria dei suoi libri, ma anche per due elementi peculiari che caratterizzano il suo lavoro: l’attenzione al mondo della scuola e a quello del cinema. Il cinema italiano degli ultimi decenni non sarebbe stato lo stesso senza le importanti collaborazioni di Starnone, che ha fornito ad esso storie e parole”. Oltre a essere romanziere (ricordiamo Via Gemito, del 2000, con il quale lo scrittore l’anno dopo entrò nella cinquina del Campiello), Starnone è infatti anche soggettista e/o sceneggiatore di tanti film di successo, da La scuola di Daniele Luchetti (1995) a L’uomo nero (2009) di Sergio Rubini. “Vincere premi da giovani”, ha detto Starnone con ironia la mattina in conferenza stampa, “è corroborante, perché incoraggia a lavorare; vincerli da vecchi è confortante, perché vuol dire che non ti hanno ancora dimenticato. La vecchiaia è piena di incertezze, un premio è un piccolo momento di certezza”.
Premiata anche Nadeesha Uyangoda per l’Opera Prima, il romanzo Acqua sporca (Einaudi). Scrittrice italofona nata in Sri Lanka, racconta la storia di una donna che, dopo trent’anni trascorsi in Italia, decide di tornare nel suo Paese d’origine. “Ho deciso di narrare”, ha detto, “il tentativo e le difficoltà di conciliare due identità, il corpo delle esperienze vissute e lo spirito delle radici, sullo sfondo dello spaccato sociale di un’epoca, quella odierna, caratterizzata dalle migrazioni di massa”. Uyangoda ha dedicato il premio alla memoria di Cesare Pavese, del quale ha ricordato una celebre frase del suo romanzo La luna e i falò: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”.
Il ventiduenne vercellese Matteo Ghisleri ha ritirato il Premio Campiello Giovani per il racconto Ricalcolo percorso, con il quale ha sbaragliato la concorrenza di altri 167 aspiranti scrittori: una storia familiare, caratterizzata da toni grotteschi e a tratti surreali, che vede al centro un ragazzo in viaggio con gli zii e il nonno per partecipare a un funerale.
Infine, Rosella Postorino (Un fratellino. Storia di Nanni e di Mario, Salani) e Daniele Mencarelli (Adelmo che voleva essere settimo. Sette fratelli, un unico destino, una grande avventura, Mondadori) sono stati insigniti del Premio Campiello Junior, dedicato alla narrativa per ragazzi, rispettivamente per la categoria 7-10 anni e 11-14 anni.
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