Estremisti, "casseur" e gilet gialli in piazza con gli studenti? Dentro la grande paura francese

di Daniele Zappalà, Parigi
Martedì fronte comune di tutte le proteste, dopo le rivolte di questi giorni nei licei. Il governo ha aperto un canale su tasse universitarie e supplenze, ma il rischio di una "convergenza" tra contestazioni diverse c'è e unisce la campagna alla città. Caro carburante, tagli ai settori pubblici e malessere generazionale stanno riscrivendo in questo momento l'agenda per l'Eliseo
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October 3, 2026
Estremisti, "casseur" e gilet gialli in piazza con gli studenti? Dentro la grande paura francese
Proteste degli studenti a Montpellier, nel sud della Francia / Ansa
Fra repressione e dialogo, uscire in ogni modo dalla spirale violenta di agitazioni nei licei francesi, prima di vivere l’irreparabile, sfiorato di nuovo ieri in Alsazia, dove uno studente è rimasto gravemente ferito. Nelle ultime ore ad alta tensione, è il senso dell’azione “double face” delle autorità transalpine, che temono pure una “convergenza dei malcontenti”, visibile già dalla settimana prossima, con manifestazioni congiunte di liceali e sindacati.
Da una parte, nei luoghi più colpiti dai picchi di violenze di giovedì, come Nantes, Bordeaux, Marsiglia e la banlieue parigina, sono state schierate colonne di Crs, le unità antisommossa dotate di armi esplosive estremamente controverse. In proposito, hanno colpito ieri pure gli appelli di Amnesty International e del secondo sindacato della magistratura che denunciano un uso «sproporzionato» della forza da parte della polizia. In giornata, in una logica repressiva, oltre 1.700 i fermi, pure fra i casseur e facinorosi esterni che si mescolano ai cortei, suscitando fra i liceali un mix di solidarietà o rifiuto.
Ma nelle stesse ore, Edouard Geffray, ministro dell’Istruzione, ha ricevuto i rappresentanti delle principali sigle di liceali, alcuni già schierati apertamente con l’ultrasinistra anticapitalista mélenchonista. Il ministro ha confermato la rinuncia del governo agli aumenti nelle tasse d’iscrizione universitarie, annunciando un piano per «accelerare» le supplenze di insegnanti assenti, assieme al lancio di un forum di riflessione sugli orari scolastici. Da lunedì, poi, il ministero apre una canale diretto on-line a disposizione degli studenti per condividere ogni specifico malcontento.
All’uscita dagli incontri, nondimeno, i liceali hanno indicato che le proteste proseguiranno, in assenza di «misure concrete» sulle rivendicazioni principali: classi meno affollate, giornate scolastiche più corte, più risorse anche per installare o riparare impianti d’aria condizionata, più garanzie sulle supplenze, oltre a una revisione di Parcoursup, il controverso cervellone elettronico che gestisce la transizione verso le formazioni universitarie.
In giornata, in tutto il Paese, tante scene urbane di scontri, come a Lione. Per il ministero, le proteste hanno riguardato 735 istituti, ovvero il 30% in meno rispetto a giovedì. Ma si tratta di un “calo” da relativizzare, date le chiusure tecniche, nel frattempo, di strutture impraticabili o già al centro delle violenze più gravi, comprese aggressioni di presidi. Intanto, chiusi per proteste anche 25 campus universitari, con un forte rischio di estensione delle violenze, come si è visto all’Università di Strasburgo.
Ieri, si è sfiorata la tragedia a Sélestat, cittadina alsaziana, dove un liceale è stato ricoverato con gravi ferite a un braccio. Gli è schizzata addosso una fiammata causata da una bomboletta spray che era stata gettata fra le fiamme di un rogo nel quadro delle proteste. In giornata, ufficialmente, almeno 3 feriti, dopo i 31 di giovedì. Intanto, si stimano pure «decine di milioni» di danni.
Gli studenti danno appuntamento per un nuovo «atto» protestatario martedì prossimo, quando faranno fronte comune con i cortei sindacali di statali in agitazione per chiedere «risorse» in settori cruciali come sanità e scuola. La data che accresce i timori di una convergenza ancor più larga che possa potenzialmente amalgamare estremisti politici, casseur delle banlieue, gilet gialli rurali surriscaldati dal caro-carburante e le categorie più colpite dai tagli della manovra di governo. Per Le Monde, «il meccanismo pericoloso e irresponsabile del faccia a faccia è ormai innescato».
A livello politico, il partito del tribuno rosso Jean-Luc Mélenchon è vieppiù additato per la scelta di tanti suoi esponenti di venire ad “incoraggiare” gli studenti in rivolta. Fra gli esperti in campo, invece, Fabien Truong, professore di sociologia all’Università Paris 8, ritiene che la crisi nasca «dall’impressione di non essere ascoltati di fronte alla penuria di mezzi, all’aumento delle disuguaglianze sociali e scolastiche, alla segregazione urbana».
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