«Vi racconto il mio libro sui preti ammazzati dalle mafie»
Don Marcello Cozzi racconta le 14 storie contenute nel suo “Non interferite. Il sangue dei preti sull'altare delle mafie”
Non si è rassegnato al loro oblio, ha girato l’Italia, gli archivi più nascosti, ha parlato con le persone, cercato documenti giudiziari, perché «la cosa più difficile di questo libro – racconta -, è stato proprio recuperare la memoria», perché «due di loro, don Puglisi e don Diana, li conosciamo, gli altri non sono conosciuti e allora credo sia importante restituire loro dignità». Così don Marcello Cozzi alla fine ha scritto Non interferite. Il sangue dei preti sull’altare delle mafie (San Paolo Edizioni, 368 pagine, 22 euro), cioè «quattordici storie di preti ammazzati dalle mafie, di cui nessuno più ricorda niente, di cui si sono perse le tracce», che «hanno interferito con gli affari mafiosi e per questo ci hanno rimesso la pelle», spiega don Cozzi.
Ma non usate quella parola: «Don Pino Puglisi si arrabbiava quando qualche giornalista lo definiva prete antimafia – continua don Cozzi -, perché lui diceva “io sono prete e basta” e per me è importante togliere quelle etichette, il messaggio che deve passare è che l’impegno per la legalità e per stare al fianco degli oppressi è l’annuncio del Vangelo e quindi i preti che hanno vissuto in questo modo, sono, appunto, preti e basta». Perciò «su questi preti non deve più calare il silenzio». E se «è vero che ci sono stati preti silenziosi, che si sono girati dall’altra parte, è vero che ci sono stati preti che per interferire con le mafie, ci hanno rimesso la vita». Ecco, a don Cozzi piacerebbe che «attraverso le storie di questi preti si prendesse sempre più coscienza, da parte della Chiesa e da parte di noi preti, che noi siamo chiamati a stare lì dove sono servi di tanti cattivi padroni«.
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