Il Papa: «Tutti hanno dignità, no alla pena di morte e alle torture»

di Agnese Palmucci, Roma
Leone XIV, nel suo discorso ai partecipanti all'interparlamentare dell'Osce, dedicata alla criminalità organizzata, ha ribadito l'urgenza dell'impegno comune per la tutela della dignità umana. Poi ha sottolineato l'importanza dell'«educazione» per il contrasto alle dipendenze.
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May 15, 2026
Il Papa: «Tutti hanno dignità, no alla pena di morte e alle torture»
Leone XIV in udienza con i partecipanti alla seconda conferenza interparlamentare sulla lotta alla criminalità organizzata nella Regione OSCE, 15 maggio 2026 - (Vatican Media)
Nessuno «può mai rivendicare il diritto di violare la dignità e i diritti degli altri o delle loro comunità», quali che siano il suo potere o il suo status. Non perde occasione papa Leone XIV per ribadire la centralità degli sforzi per la difesa della dignità umana e richiamare i governanti alle loro responsabilità. Ieri, ricevendo in udienza i partecipanti alla seconda Conferenza interparlamentare sulla lotta alla criminalità organizzata nella Regione Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), ha esortato i politici a proseguire insieme nel lavoro di prevenzione e contrasto alle «attività criminali» legate al narcotraffico. Un impegno «strettamente collegato al rispetto e alla tutela dei diritti umani universali», ha sottolineato il Pontefice alle delegazioni europee e internazionali che il 14 e 15 maggio si sono riunite a Montecitorio per un confronto dedicato «alla grave e urgente lotta contro il flagello delle droghe illecite». Contro chi «fa delle droghe e di ogni altra dipendenza» il proprio «immenso business», il Papa si era già scagliato a giugno, in occasione della Giornata internazionale contro la droga.
Riguardo a questi temi, ha assicurato Leone XIV, da parte della Santa Sede, c’è ampio sostegno per «ogni iniziativa che cerchi di istituire un sistema di giustizia penale efficace, giusto, umano e credibile», capace di «prevenire e contrastare la produzione e il traffico di droghe illecite». La «vera giustizia», infatti, «non può limitarsi alla sola punizione», ma ogni sforzo deve «anche adottare approcci segnati dalla perseveranza e dalla misericordia, orientati alla rieducazione e al pieno reinserimento dei colpevoli nel tessuto della società».
In modo particolare, ha ribadito Prevost ai membri dell’organizzazione nata negli anni ‘70 per favorire la sicurezza del continente europeo, il «rispetto per l’intrinseca dignità di ogni persona», compreso chi «ha commesso reati», «esclude il ricorso alla pena di morte, alla tortura e a ogni forma di pena crudele o degradante». Meno di un mese fa l’amministrazione Trump aveva annunciato di voler reintrodurre la fucilazione, la sedia elettrica e l’asfissia con azoto come metodi per l’uccisione dei condannati a morte per reati federali. A fine marzo anche la Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato la legge che introduce la pena di morte in Israele per atti di terrorismo compiuti da palestinesi. In più, ha aggiunto il Papa, «la Santa Sede è fermamente convinta che lo Stato di diritto, la prevenzione del crimine e la giustizia penale debbano avanzare insieme, in unità», perché «nessuna società veramente giusta può durare se non è la legge, e non la volontà arbitraria degli individui, a rimanere sovrana».
Oltre allo sforzo da parte delle parti politiche, tuttavia, per la prevenzione delle dipendenze è fondamentale rafforzare l’educazione. «Essa costituisce il fondamento dello sviluppo umano integrale», ha specificato Prevost, «e mette bambini e giovani nelle condizioni di riconoscere la profonda devastazione causata dalle droghe». In particolare in un tempo in cui «i social media diffondono troppo spesso pericolose disinformazioni che banalizzano questi rischi», ha aggiunto, l’educazione deve trasmettere «una conoscenza scientifica accurata degli effetti rovinosi degli stupefacenti sul cervello, sul corpo, sul comportamento personale e sul bene comune». In questo ha un ruolo importante anche la Chiesa cattolica, ha proseguito, che attraverso «le sue numerose istituzioni nel mondo e attingendo alla sua lunga esperienza nell’accompagnamento delle persone colpite dalla dipendenza», è pronta a «rafforzare ulteriormente il proprio legame di fruttuosa cooperazione con la società civile».
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