Il Papa all’università La Sapienza: «Non si chiami difesa il riarmo dell’Europa»

La visita di Leone XIV nell’ateneo di Roma che diciotto anni fa aveva respinto Benedetto XVI. «E’ tempo di una nuova alleanza educativa». La calorosa accoglienza degli studenti al grido “Viva il Papa”. Il Pontefice ai giovani: «Noi siamo un desiderio, non un algoritmo». La condanna dell’intelligenza artificiale a servizio della guerra: una «disumana evoluzione che peggiora la tragicità dei conflitti come testimoniano Ucraina, Gaza e Libano»
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May 14, 2026
Il Papa all’università La Sapienza: «Non si chiami difesa il riarmo dell’Europa»
Papa Leone XIV alla Università La Sapienza, tra gli studenti / Siciliani
Alle sue spalle ha otto piante di ulivo che spiccano fra i busti di Dante Alighieri e Leonardo da Vinci. «Mai più la guerra» è il «grido» di Leone XIV che, come i suoi «predecessori» il Papa rilancia dall’aula magna dell’università La Sapienza di Roma. E, a pochi giorni dall’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, cita la «Costituzione italiana» che sancisce il «ripudio della guerra» per evidenziare il pensiero «consonante», come lui stesso lo definisce, fra il magistero della Chiesa e la carta fondamentale del Paese sul “no” alle armi. Non solo. Il Pontefice sceglie la maggiore università del continente, che annovera 125mila studente e oltre 3.500 docenti, per puntare l’indice contro l’Europa dove «nell’ultimo anno la crescita della spesa militare è stata enorme». Poi il monito: «Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune».
Papa Leone XIV in visita all'università "La Sapienza" di Roma / AFP
Papa Leone XIV in visita all'università "La Sapienza" di Roma / AFP
«Vive il Papa» è il ritornello con cui gli studenti accolgono Leone XIV nell’aula magna del più antico ateneo di Roma. L’ateneo che un Papa, Bonifacio VIII, aveva fondato nel 1303, come racconta la mostra “. L’ateneo che diciannove anni fa si era ribellato la presenza di un Papa, Benedetto XVI. Era stato invitato a tenere la lectio magistralis per l’inaugurazione dell’anno accademico, ma la contestazione di gruppi di professori, ricercatori e studenti che avevano attaccato Joseph Ratzinger lo avevano spinto alla rinuncia. Leone XIV arriva in «visita pastorale», come lui stesso tiene a precisare, da «vescovo di Roma» in un «polo d’eccellenza» della sua diocesi. E spiega che la «visita vuole essere segno di una nuova alleanza educativa tra la Chiesa che è in Roma e la vostra prestigiosa università». Come a dire: capitolo chiuso quello della censura al Pontefice tedesco. Non è un caso che la rettrice Antonella Polimeni, mente dell’invito a Leone XIV, sottolinei nel suo intervento «il legame tra Sapienza e la Chiesa di Roma» che «è indissolubile, antico e allo stesso tempo vivo e attuale» e «una forte condivisione di idee, culture, valori».
Papa Leone XIV nell'aula magna dell'università "La Sapienza" di Roma 
Papa Leone XIV nell'aula magna dell'università "La Sapienza" di Roma 
Fra i ragazzi che lo salutano nel palazzo del rettorato ci sono gli studenti arrivati dalla striscia di Gaza con il «corridoio umanitario universitario» aperto grazie all’intesa fra «la diocesi di Roma e la Sapienza» che il Papa richiama ed elogia. Emblemi di «un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra», denuncia. Conflitti che Leone XIV definisce «un inquinamento della ragione che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale». E conflitti che raccontano «la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento», come testimonia «quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran». Tema caro al Pontefice quello delle nuove frontiere digitali, al centro anche della sua prima enciclica in fase di ultimazione. «Occorre vigilare – dice alla Sapienza – sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti». Quindi il richiamo: «Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale “sì” alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia». 
Papa Leone XIV saluta gli studenti arrivati da Gaza durante la visita all'università "La Sapienza" di Roma 
Papa Leone XIV saluta gli studenti arrivati da Gaza durante la visita all'università "La Sapienza" di Roma 
La tecnologia che schiaccia torna nella riflessione del Papa quando parla del «volto triste» dell’«inquietudine» dei giovani. Frutto sia del «ricatto delle aspettative», sia della «pressione delle prestazioni», sia della «menzogna pervasiva di un sistema distorto che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia». Da qui l’avvertimento: «Noi siamo un desiderio, non un algoritmo». E, tiene a far sapere, «il malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto». È uno sprone ai ragazzi il cuore del suo discorso. Anzitutto, per invitarli a «non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l’inquietudine in profezia». Poi per chiamarli a «studiare, coltivare e custodire la giustizia» di fronte all’«implosione di un paradigma possessivo e consumistico». E ancora per esortarli a essere, «insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, artigiani della pace vera, pace disarmata e disarmante, umile e perseverante». O, come dice a braccio sulla scalinata monumentale del rettorato nelle parole di congedo poco prima di lasciare l’università, a essere «costruttori di pace» con la «speranza» di «edificare un mondo nuovo». Il compito che a loro affida è quello di «lavorare alla concordia tra i popoli e alla custodia della terra». Ecologia che il Papa indica come «secondo fronte d’impegno comune». Richiama papa Francesco e la sua enciclica “Laudato si’” per puntare l’indice contro «un preoccupante riscaldamento del sistema climatico» che «al di là dei buoni propositi e di alcuni sforzi orientati in tale direzione» vede la «situazione non essere migliorata» nell’ultimo decennio.

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