C'è chi dice "no" al lancio di palloncini: ecco perché
Le sottili membrane di cui sono fatti inquinano come tanti altri prodotti di plastica. In molti casi vengono spacciati come biodegradabili ma non lo sono. Le associazioni avvertono: «È greenwashing»
Naomi Spittles, 32 anni, è proprietaria di «Balloons by Naomi», un negozio a Lincoln, in Inghilterra, specializzato nella vendita di palloncini. La gente li compra spesso per dare un tocco di colore e magia a ogni tipo di evento: compleanni, anniversari, matrimoni, lauree e persino funerali. Sono economici e, a loro modo, «fanno scena». Soprattutto quando vengono lasciati volare in cielo. Naomi, però, ha preso una decisione: non ne venderà più se destinati proprio a essere liberati in aria. Intervistata dalla Bbc sui motivi che l’hanno portata a questa posizione, ha spiegato: «Quello che sale deve pur scendere, vi garantisco che non vanno in paradiso». Il suo «no» è dettato dall’inquinamento causato dalle sottili membrane che, dopo aver preso il volo, si sgonfiano e cadono in mare aperto, sulle spiagge o nei campi agricoli. «Quando lo spiego ai miei clienti - racconta - molti reagiscono dicendo: «Oddio, non lo avevo mai considerato»».
Si ritiene che i palloncini a elio possano raggiungere un’altezza di dieci chilometri e percorrere distanze enormi: nel 2012, uno lanciato a Derby, in Inghilterra, fu ritrovato addirittura a Sydney, in Australia.
Nel 2019, gli scienziati hanno scoperto che i palloncini ingeriti dagli uccelli marini hanno maggiori probabilità di ucciderli rispetto ad altri tipi di plastica. Per trasformare la linfa lattiginosa nella gomma di cui sono fatti i palloncini devono essere aggiunte molte sostanze chimiche: antiossidanti, agenti antiappannamento per contrastare l’aspetto opaco, plastificanti per renderli più flessibili, conservanti per permettere di restare per mesi nei magazzini e sugli scaffali, ritardanti di fiamma, profumi e naturalmente coloranti e pigmenti. Eppure non sono considerati inquinanti come, per esempio, le cannucce di plastica.
Nel Regno Unito non esiste un divieto nazionale sui lanci di palloncini ma quasi 100 autorità locali li hanno proibiti e, per liberarne più di 5mila in una sola volta, serve l’autorizzazione della Civil Aviation Authority. Negli Stati Uniti e in Australia, diversi Stati hanno vietato o limitato i lanci di palloncini; in Paesi come Danimarca e Finlandia sono proibiti dalle leggi contro l’abbandono di rifiuti. In Italia, sono una settantina i comuni che hanno emesso ordinanze di divieto per il lancio collettivo di palloncini mentre alcune associazioni, come Palsticfree, chiedono maggior attenzione al problema.
Spittles non è l’unica a chiedere un divieto totale dei lanci di palloncini. quindi anni fa, dopo aver notato sulle spiagge della Florida un forte aumento di rifiuti di palloncini, le sorelle Danielle e Chelsea Vosburgh hanno fondato l’associazione Balloons Blow, con un profilo Instagram di più di 16.000 follower, il cui slogan è «non lasciateli andare» . Il portale della loro Ong offre agli utenti la possibilità di segnalare lanci di palloncini in programma negli Stati Uniti da fermare. Ma un messaggio avverte: «Per favore, cercate di bloccare personalmente il lancio prima di contattarci, riceviamo così tante segnalazioni che non riusciamo a gestirle tutte».
Molti palloncini vengono falsamente pubblicizzati come biodegradabili. Nel 2020, un gruppo di ricercatori dell'Università della Tasmania, in Australia, ne hanno sotterrato alcuni blu e bianchi pubblicizzati come «100% biodegradabili»: dopo 16 settimane li hanno trovati esattamente come erano per forma, colore e consistenza. «Attenzione - fanno notare le associazioni - questo è greenwashing».
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