Verso la Cop31, i negoziati silenziosi di Bonn

In Germania si stanno tenendo i negoziati intermedi verso la Cop31. Obiettivo: stilare i testi quanto più definitivi proprio in vista della prossima Conferenza delle parti. Accordare gli impegni per contrastare la crisi climatica è «la cosa più difficile, ma anche la più importante, che l’umanità abbia mai tentato di fare insieme»
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June 11, 2026
Verso la Cop31, i negoziati silenziosi di Bonn
Tra i temi dei negoziati di Bonn, anche l'adattamento alla crisi climatica
Non ci saranno grandi annunci politici. Questa fase dei negoziati si svolgerà soprattutto sotto traccia, nel silenzio. Eppure i giorni che arrivano potrebbero essere decisivi: a Bonn, in Germania, si stanno tenendo gli incontri intermedi verso la Cop31, la Conferenza Onu in cui i 197 Paesi firmatari della Convenzione contro il cambiamento climatico si riuniscono per negoziare gli impegni necessari ad attuarla. Il prossimo vertice si svolgerà a novembre ad Antalya, in Turchia. Le sessioni di Bonn – in corso fino al 18 giugno – prevedono invece la riunione dei cosiddetti «organi sussidiari»: i rappresentanti non prenderanno decisioni politiche finali o vincolanti. L’obiettivo è, invece, preparare i testi negoziali che saranno poi discussi proprio alla Cop. Più questi saranno il risultato di un compromesso ampio, più in Turchia i delegati si potranno concentrare soltanto sulle questioni divisive, risparmiando tempo e arrivando a risultati più concreti. I punti all’ordine del giorno sono 43. Stabilire degli impegni comuni ed efficaci per il clima è «la cosa più difficile, ma anche la più importante, che l’umanità abbia mai tentato di fare insieme», ha detto Murat Kurum, ministro dell’Ambiente turco e rappresentante del Paese che ospiterà la Cop. In questo senso, è importante sottolineare il contesto globale in cui i negoziati di Bonn si stanno svolgendo: sessanta conflitti attivi nel mondo, la crisi dello Stretto di Hormuz che ha sconvolto il mercato energetico, l’allarme per un nuovo potenziale “super El Niño” che potrebbe portare eventi meteorologici estremi in diversi Paesi. In occasione delle trattative, in questi giorni su diversi giornali internazionali vengono pubblicati report che mostrano quanti ancora siano i passi da fare per raggiungere gli obiettivi stabiliti negli Accordi dell’ultimo decennio, tra cui contenere l’aumento delle temperature entro 1,5° e ridurre drasticamente l’uso di combustibili fossili. Mentre a Bonn si parla di fondi per la transizione ecologica e danni del riscaldamento globale nei Paesi poveri, il giornale inglese Guardian pubblica una ricerca secondo cui le principali 65 banche mondiali avrebbero finanziato nel 2025 l’industria fossile (carbone, petrolio, gas) per un totale di 906 miliardi di dollari, una cifra più alta rispetto al 2024. Un altro report racconta l’impatto (alto) dei super ricchi proprio sulla crisi climatica.
A Bonn alcuni nodi saranno i principali. Quello dell’adattamento, ad esempio, cioè la capacità dei Paesi di essere resilienti rispetto alla crisi climatica. A Belém, alla scorsa Cop, sono stati stilati 59 indicatori per misurare la capacità delle nazioni di far fronte ai cambiamenti del clima: dalla possibilità di difendersi da alluvioni e carestie, alla resistenza delle infrastrutture idriche, allo stato di salute degli ecosistemi. Ora un gruppo tecnico guiderà il processo per arricchirli, perfezionarli e renderli pienamente attuabili a livello nazionale. Altro grande nodo è quello della finanza climatica: nelle ultime Cop ci si è dati l’obiettivo di aumentare fino a 1,3 miliardi di dollari l’anno i fondi entro il 2035. Non è ancora chiaro però in che modo – tra capitali pubblici e privati – tale cifra possa essere raggiunta. Tra i più agguerriti partecipanti a Bonn, c’è il gruppo dei “Paesi meno sviluppati” che rappresenta 44 nazioni e oltre un miliardo di persone direttamente coinvolte dalla crisi climatica. «Per noi il cambiamento del clima non è una minaccia futura, ma una realtà quotidiana - hanno specificato - I lavori di Bonn devono dimostrare che la comunità internazionale è realmente impegnata per la giustizia climatica».

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