L'Italia non c'è, ma sarà un Mondiale infuocato

La competizione calcistica in Messico, Usa e Canada si annuncia ad alto rischio per gli atleti: un quarto delle partite saranno disputate in mezzo a ondate di calore dannose per la salute dei calciatori nonché, in alcuni casi, del pubblico sugli spalti
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June 4, 2026
L'Italia non c'è, ma sarà un Mondiale infuocato
La statua vandalizzata di un calciatore lungo Avenida Reforma, a Città del Messico, dove si terranno alcune partite dei Mondiali di calcio FIFA 2026
Una competizione infuocata. I Mondiali che si apriranno fra esattamente una settimana a Città del Messico e Guadalajara – per andare avanti, fino al 19 luglio, in altre quattordici città del resto del Nordamerica – si profilano roventi. Non solo dal punto di vista calcistico. Un quarto delle partite – ventisei sulle 104 in programma tra Messico, Usa e Canada – saranno disputate in mezzo a ondate di calore dannose per la salute dei calciatori nonché, in alcuni casi, del pubblico sugli spalti. A lanciare l’allarme è lo studio del World weather attribution , guidato dagli scienziati dell’Imperial College di Londra, Frederick Otto e Theodore Keeping e basato sull’analisi delle temperature previste durante la Coppa, il cui calendario dettagliato è disponibile da tempo sul sito della Fifa. Nel 25 per cento dei casi, queste ultime oltrepasseranno i 26 gradi Celsius Wbgt, acronimo britannico di «Wet bulb temperature», unità di riferimento per la determinazione dello «stress termico» nel corpo umano in ambito sportivo. Considera non solo i gradi segnati dal termometro ma anche l’umidità, la radiazione solare e la velocità del vento. E indica la soglia-limite di esposizione quando si fanno attività pesanti. Come rappresentare il proprio Paese al campionato mondiale di calcio maschile. Rispetto al 1994, precedente Coppa in America del Nord, la probabilità di giocare in situazioni ad alto rischio è quasi duplicato a causa del riscaldamento globale. Le tre sedi più problematiche si profilano le statunitensi Dallas, Houston e Atlanta dove, però, almeno gli impianti hanno l’aria condizionata.
Uno dei molti escamotage con cui la Coppa cerca di adattarsi alla crisi climatica. Già la precedente edizione – Qatar 2022 – si è svolta a novembre e dicembre per evitare l’estate torrida del Golfo. Ora, per la prima volta, in tutte le partite sono state previste «pause di raffreddamento» per i calciatori: tre minuti di stop al 22esimo e 67esimo minuto, a metà, cioè, di ciascun tempo. Purtroppo, i tifosi non potranno usufruirne. «La loro situazione è ancora più preoccupante poiché non riceveranno un’assistenza specifica», ha sottolineato Frederick Otto. La misura ha suscitato non poche polemiche: gli stop gli generalizzati interromperebbero il ritmo della partita e sarebbero comunque insufficienti. Per questo, all’interno della Federazione, qualcuno aveva proposto di ovviare al problema fissando gli incontri in orario notturno in modo approfittare del fisiologico calo delle temperature. In tal modo, però, dato il fuso orario, la loro visione da parte del pubblico televisivo dall’altro lato dell’Atlantico sarebbe diventata troppo complicata. Con perdite ingenti per la Fifa a cui i diritti di trasmissione fruttano intorno ai 3.900 miliardi di dollari. Nessuno, dunque, ha voluto far saltare il «primetime». Al contrario: inaugurazione e finale cominceranno rispettivamente alle 13 e alle 15 locali, quando il sole è allo Zenit. Motivi commerciali potrebbero avere influito anche sulle «pause di refrigerazione» generalizzate. Si tratta di sei minuti aggiuntivi da vendere agli inserzionisti pubblicitari a prezzi che, nel caso dell’incontro conclusivo, raggiungeranno il mezzo miliardo di dollari ogni mezzo minuto. Il gran finale si svolgerà a New York con il 12 per cento di possibilità di oltrepassare la soglia critica dei 26 gradi. E una probabilità compresa tra uno e 37 che si oltrepassino i 28 gradi. Nell’edizione del 1994, il range era compreso tra uno e 56. Il fatto, secondo il sindacato degli sportivi, dovrebbe imporre un rinvio. Diritti televisivi e pubblicità permettendo.

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