I contadini dell'Ecuador inventano la loro centrale idroelettrica sostenibile

Diciannove famiglie hanno costruito un sistema che permette di ottenere energia pulita senza danneggiare l'ambiente. La proprietà è per il 90% della comunità
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July 2, 2026
I contadini dell'Ecuador inventano la loro centrale idroelettrica sostenibile
La mini-centrale da 300 kilowatt sul Rio Aguagrún
«Un altro sviluppo possibile. Lo sentiamo ripetere da anni. Con HidroAguagrún abbiamo deciso di iniziare a trasformare queste parole in realtà». La voce di Paúl Gualotuña, segretario dell’associazione Rio Aguagrún, tradisce l’emozione mentre descrive la prima centrale «idroelettrica comunitaria» nata sulle rive del fiume omonimo, nella valle ecuadoriana di Intag. A costruirla diciannove famiglie contadine riunite nell’organizzazione, con il sostegno di Corporación Toisán e Fundación Futuro. Lo sfruttamento dei bacini fluviali consente di generare energia pulita e accelerare l’uscita dai combustibili fossili, più volte promessa dalla comunità internazionale ma ancora inattuata. Il tradizionale sistema di dighe ha, però, di solito, un forte impatto sul loro equilibrio. Grazie alla peculiare pendenza, corso e profondità dell’Aguagrún, il mini-impianto da 300 kilowatt, al contrario, riesce ad operare a filo d’acqua, senza necessità di sbarramenti. Risulta, così, perfettamente integrato nell’ecosistema dell’Intag che attraversa 500mila ettari di bosco al confine tra il Chocó e le Ande tropicali, uno dei territori con maggior biodiversità del pianeta. E anche uno dei punti maggiormente vulnerabili al riscaldamento globale, come confermano i lunghi periodi di siccità anomala registrati negli ultimi anni. Non si tratta solo di un’innovazione tecnica. Per anni, la valle è stata devastata dai cacciatori di risorse. «A lungo ci siamo interrogati su come poterci garantire una vita dignitosa senza distruggere la selva - aggiunge Paúl Gualotuña -. HidroAguagrún è la nostra risposta, piccola ma concreta». «Non è nata da un giorno all’altro», gli fa eco Jorge Guachamira, presidente dell’associazione. A lungo, le famiglie coinvolte hanno fatto prove ed esperimenti di creazione di energia in modo indipendente. «Abbiamo cominciato con l’illuminazione di un campetto da calcio – ribadisce Guachamira –. Tutti ci consideravano folli, l’idea che un gruppo di contadini potesse realizzare la propria idroelettrica sembrava semplicemente impossibile. Non ci siamo arresi, però. Abbiamo deciso di scommettere sul futuro. Troppo a lungo siamo stati spettatori dell’emergenza ecologica e ne abbiamo subito passivamente le conseguenze. Abbiamo scelto di diventare parte della soluzione. Condividere i rischi ci ha dato la forza di andare avanti».
La mini-centrale rappresenta una novità anche dal punto di vista finanziario. Ad avere la proprietà  con il 90 per cento delle azioni – è la comunità, la quale, in tal modo, ha un ruolo da protagonista sia nella parte operativa sia nella destinazione degli utili. Il 50 per cento dei guadagni, in particolare, va su un fondo destinato alla protezione dell’ambiente, attraverso il recupero dei boschi e il monitoraggio del bacino idrico. Il progetto trasforma, così, la conservazione in una risorsa economica, innescando un circolo virtuoso. Su scala ridotta, certo. HidroAguagrún non è, però, un caso isolato. Corporación Toisán ha individuato almeno altri cinque fiumi ecuadoriani in cui il modello può essere replicato immediatamente. Una parte degli utili verrà destinata proprio a sostenere le comunità che vogliano cimentarsi nell’impresa. «È la conferma che la transizione energetica giusta può essere conveniente - sottolinea Carolina Proaño Castro, direttrice esecutiva di Fundación Futuro –. La crescita a oltranza che divora l’ambiente non è l’unica strada. Quando comunità locali, esperti e settore privato lavorano insieme, le alternative si trovano».
I lavori per la costruzione della mini-centrale da 300 kilowatt sul Rio Aguagrún
I lavori per la costruzione della mini-centrale da 300 kilowatt sul Rio Aguagrún

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