Il presidente dei vescovi Usa: la Chiesa non fa politica,
da Leone XIV richiamo al bene comune

Immigrazione, appelli contro la guerra, rinnovamento spirituale: l’arcivescovo Paul S. Coakley riflette sul rapporto del primo Papa statunitense con il suo Paese di origine e sullo stile del pontificato
May 8, 2026
Il presidente dei vescovi Usa: la Chiesa non fa politica,
da Leone XIV richiamo al bene comune
L’arcivescovo di Oklahoma City Paul S. Coakley, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti / courtesy Archdiocese of Oklahoma City
«Papa Leone è uno di noi: un uomo attento ai poveri, consapevole delle sfide globali, ancorato alla fede». A un anno dall’elezione del primo Papa americano, l’arcivescovo di Oklahoma City Paul S. Coakley, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (Usccb), traccia un bilancio del pontificato di Leone XIV.
Eccellenza, quale parola o gesto del Papa ha parlato più direttamente alla Chiesa negli Stati Uniti in questo primo anno di pontificato?
«Le prime parole rivolte al mondo da Leone XIV, quando lo scorso maggio si è affacciato alla loggia della Basilica di San Pietro come Successore di Pietro, sono state un augurio di pace. Il Papa si è imposto come una voce forte e costante a favore della pace, sulla scia dei suoi predecessori dell’ultimo secolo. Di fronte ai conflitti internazionali in corso, ha invocato unità, dialogo e rispetto. Il suo messaggio è rivolto a tutti noi: non soltanto a chi vive in nazioni lontane, ma anche ai nostri leader, a quelli dei nostri alleati e a quelli dei nostri nemici».
Leone XIV ha fatto della pace uno dei temi qualificanti del pontificato. In un Paese segnato da forti tensioni, come questo magistero può aiutare i cattolici americani oltre la logica partitica?
«Quando la Chiesa cattolica interviene sulle questioni internazionali o di politica pubblica, non sta facendo “politica”. È guidata dal Vangelo, che ci chiama a difendere la dignità umana e a lavorare per il bene comune. Come vescovi siamo pastori, non politici. Gli insegnamenti della Chiesa non cambiano con le elezioni, né in base a chi ricopre una carica elettiva o al partito politico che detiene la maggioranza. Incoraggio i cattolici americani a pregare per i nostri leader e, come cittadini responsabili, a trattarsi reciprocamente con dignità e rispetto, lasciando che la fede li guidi nel sostenere il bene comune».
Il nome Leone richiama la dottrina sociale della Chiesa. Quali “cose nuove” del nostro tempo chiedono oggi maggiore attenzione del magistero?
«Papa Leone XIV ha parlato spesso dell’intelligenza artificiale. Come il suo predecessore del XIX secolo, Leone XIII, che guidò la Chiesa attraverso la Rivoluzione industriale, anche questo Papa riconosce la sfida e il potenziale dell’IA come nuovo sviluppo culturale e tecnologico. Si pone nel solco di quanto papa Francesco ha sottolineato in Antiqua et nova. Incoraggia un confronto ponderato con la tecnologia, ma è chiaro nell’affermare che l’IA può assistere, ma non può sostituire l’atto umano della fede. È un tema che continuerà ad affrontare, mentre questa tecnologia rimodella la società e l’economia globale».
Migrazione, povertà, sanità e tutela della vita segnano il dibattito pubblico americano. Come il magistero di Leone XIV aiuta a tenere insieme queste preoccupazioni?
«L’esortazione apostolica Dilexi te mostra continuità con il suo immediato predecessore, papa Francesco. La dottrina sociale resta al cuore della vita pastorale di Leone XIV, che ha chiamato la Chiesa a “essere sempre attenta ai poveri”. L’insegnamento fondamentale ci chiama a difendere la sacralità della vita umana e la dignità della persona, donata da Dio. Per questo i vescovi sono intervenuti sulle politiche che riguardano i nascituri, ma abbiamo preso la parola anche per altre popolazioni vulnerabili».
Sul tema migratorio l’episcopato statunitense ha preso posizioni molto nette...
«L’intensificarsi delle azioni di controllo dell’immigrazione da parte del governo degli Stati Uniti ha suscitato paura e ansia nelle nostre comunità. I miei fratelli vescovi e io ci siamo opposti alla deportazione di massa indiscriminata e abbiamo espresso preoccupazione per le condizioni nei centri di detenzione, compresa la mancanza di accesso all’assistenza pastorale, e per gli effetti dannosi sui bambini dell’ampliamento della detenzione familiare. Anche il Santo Padre è intervenuto più volte su questo tema nel contesto dell’ambiente politico americano. Noi vescovi dobbiamo continuare a chiedere una riforma significativa delle leggi sull’immigrazione e ricordare ai nostri leader eletti che dignità umana e sicurezza nazionale non sono in conflitto: entrambe sono possibili se le persone di buona volontà lavorano insieme».
Dove vede la più grande opportunità che il pontificato di Leone XIV offre alla Chiesa negli Stati Uniti?
«Entusiasmo e attesa accompagnano sempre un nuovo Papa, ma che sorpresa, lo scorso maggio, scoprire che avevamo un Pontefice americano! Da diverse parti del mondo è arrivata notizia di un aumento, a Pasqua, delle persone accolte nella Chiesa cattolica. Nella mia arcidiocesi di Oklahoma City abbiamo accolto 1.016 persone: il 63% in più rispetto allo scorso anno. C’è un’innegabile fame di verità e di autenticità, e le persone la stanno trovando nella Chiesa cattolica. Leone XIV è un catalizzatore particolarmente potente per la Chiesa americana, e abbiamo una grande opportunità di rinnovamento spirituale, con l’energia che deriva dal sapere di avere un Papa nato in America».
Avverte nella Chiesa americana il desiderio di accogliere un giorno il Papa? E quale significato potrebbe avere una sua visita?
«Leone XIV si è dimostrato una luce rassicurante per la Chiesa, un’ispirazione per molti giovani e un fedele custode del patrimonio magisteriale e liturgico affidatogli. Al di là dell’essere il primo Papa a portare una maglia dei White Sox nella casa pontificia, si è rivelato un rappresentante convincente della nostra nazione. È uno di noi: un uomo attento ai poveri, consapevole delle sfide globali e saldamente ancorato alla fede e alla vita liturgica della Chiesa. Continua a guidare la barca di Pietro attraverso le tempeste del nostro tempo. Spero che avremo l’opportunità di accoglierlo in un futuro non troppo lontano: sarà davvero un momento emozionante».
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