Il Papa a Pompei: nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo l’amore
di Giacomo Gambassi, inviato a Pompei
La visita di Leone XIV nel santuario mariano della Campania per il primo anniversario di pontificato. Il Papa affida alla Madonna la pace nel mondo: «Plachi gli odi fratricidi e illumini quanti hanno responsabilità di governo». In 20mila lo abbracciano. Le parole a braccio: «Qui io il primo benedetto. La Mamma è sempre con noi. Tutti chiamati a essere presenta di Cristo nella società»

«Buongiorno Pompei». Tradisce le sue radici statunitensi Leone XIV quando sale sul palco per salutare a braccio il “popolo” di Pompei che lo attende. Migliaia di persone di fronte alla basilica affacciata sulla piazza che porta il nome del fondatore del santuario mariano: Bartolo Longo. E altrettante che riempiono le vie della “città mariana” nella provincia di Napoli scelta dal Papa per celebrare il suo primo anno di pontificato. E scelta anche per «elevare con fede la nostra Supplica» per la pace, spiega nella Messa che presiede in piazza. “Pax” è scritto sull’imponente facciata. «Un monumento alla pace», ricorda il Pontefice citando Longo che proprio lui ha proclamato santo lo scorso ottobre. Alle sue spalle, sul palco allestito per la liturgia, ha l’immagine della Madonna portata fuori della chiesa, in cui è custodita, proprio nel giorno della festa della Supplica alla Vergine che Leone XIV recita a mezzogiorno fra il suono delle campane. «O Regina del santo Rosario di Pompei, intercedi per la pace nel mondo», scrive di suo pugno, con una grafia accurata, nel cartonino che fa distribuire a tutti i partecipanti. E nell’omelia dice: «Per sua intercessione – è l’invocazione del Papa – venga dal Dio della pace un’effusione sovrabbondante di misericordia, che tocchi i cuori, plachi i rancori e gli odi fratricidi, illumini quanti hanno speciali responsabilità di governo».

Il Pontefice porta fino a qui, ai piedi della Madre di Dio, i dolori e le ferite della famiglia umana piegata dalle «guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo» e che «chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso», afferma. Cita Giovanni Paolo II che ad Assisi, trent’anni fa, aveva «radunato i leader delle principali religioni, invitando tutti a pregare per la pace». Richiama papa Francesco e se stesso, con i suoi numerosi appelli, per ribadire che «abbiamo chiesto ai fedeli di tutto il mondo di pregare per questa intenzione». Quindi avverte: «Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono». Da qui il monito: «Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore che Gesù, il Signore, ci ha rivelato e donato». Perché «la pace nasce dentro il cuore». Invito alla mobilitazione “orante”. E invito alla responsabilità personale. «Niente potrà fermarci nel compiere il bene e la speranza in un futuro di pace, qui e ovunque, avrà il suo compimento», è la rassicurazione di fronte ai più fragili e bisognosi accolti dal santuario, grazie alle opere di carità germogliate alla scuola di Bartolo Longo, che il Pontefice incontra nella sala Luisa Trapani non appena arriva in città alle 9 del mattino.

Appuntamento iniziale delle sue sette ore a Pompei, prima di spostarsi a Napoli per l’altra tappa della sua visita pastorale. La città dove 150 anni fa veniva posta la prima pietra del santuario mariano abbraccia Leone XIV nel giorno in cui ricorda un anno da Papa. Bagno di folla caloroso. Il Pontefice viene fermato e anche strattonato con affetto sia mentre percorre con la “golf car” papale le strade, sia quando attraversa le navate del santuario. In 20mila lo accolgono. E lui racconta perché ha deciso di essere qui. «Quando mi è stato affidato il ministero di successore di Pietro, era proprio la giornata della Supplica alla Vergine del santo Rosario di Pompei. Dovevo dunque venire a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa. L’aver poi scelto il nome di Leone mi pone sulle orme di Leone XIII che ebbe, tra gli altri meriti, anche quello di aver sviluppato un ampio magistero sul santo Rosario. A tutto ciò si aggiunge la recente canonizzazione di san Bartolo Longo, apostolo del Rosario».

Di fronte ai malati e ai disabili che incontra all’interno del santuario, tutto riservato a loro, confida: «Mi sento il primo benedetto nell’essere qui». Parole ancora una volta a braccio. Come quelle in cui ricorda che «anche oggi Gesù cammina con noi» e che «tutti siamo chiamati a essere la presenza di Cristo nel mondo». O quelle “mariane” in piazza che vengono accompagnate da un lungo e caloroso applauso: «A Pompei sappiamo bene che la Mamma è sempre con noi».

Proprio il Rosario è al centro della riflessione di Leone XIV che più volte fa riferimento a papa Wojtyla. «L’Ave Maria che si ripete è un atto di amore – sottolinea nella Messa –. Non è forse proprio dell’amore ripetere senza stancarsi: “Ti voglio bene”? Un atto di amore che sui grani della corona, come ben si vede nel quadro mariano di questo santuario, ci fa risalire a Gesù e ci porta all’Eucaristia». Poi ricorda: «Generazioni di credenti sono state plasmate e custodite da questa preghiera, semplice e popolare, e al tempo stesso capace di altezze mistiche e scrigno della più essenziale teologia cristiana. Cosa c’è infatti di più essenziale dei misteri di Cristo, del suo santo nome, pronunciato con la tenerezza della Vergine Madre? Ripetendolo in ogni Ave Maria, facciamo in qualche modo l’esperienza della casa di Nazaret, quasi riascoltando la voce di Maria e di Giuseppe nei lunghi anni in cui Gesù visse con loro. Facciamo anche l’esperienza del Cenacolo dove gli Apostoli con Maria attesero l’effusione dello Spirito Santo».

Eppure, tiene a evidenziare il Papa, «se il Rosario è “pregato” e, oserei dire, “celebrato”, esso è anche, per naturale conseguenza, sorgente di carità. Carità verso Dio, carità verso il prossimo». Preghiera che deve farsi azione, è l’appello. Come Pompei testimonia. «Tempio della fede e tempio della carità, e roccaforte di pace dove il volto di Cristo, contemplato nella preghiera del Rosario con lo sguardo di Maria, traspare nei volti dei fratelli che vengono accolti», sottolinea l’arcivescovo prelato Tommaso Caputo. «La preghiera – afferma Leone XIV in mezzo a chi affronta situazioni di disagio – alimenta l’accoglienza, l’affetto, il servizio e l’impegno generoso. E l’amore compie miracoli che vanno ben oltre ogni sforzo e aspettativa: nelle membra di chi soffre e ancora di più nelle anime». Del resto, rimarca, «solo la carità assicura vittorie certe, grandi e definitive». Vale nella vita ecclesiale. Vale per chi ha in mano le sorti delle nazioni.
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