Rimborsi garantiti e supplementi vietati per il jet fuel: così la Ue prova ad arginare il caro-voli
di Gabriele Rosana, Bruxelles
Nessuna deroga alle norme vigenti in caso di cancellazioni. Via libera, con precisazioni tecniche, al carburante importato dagli Usa

Le compagnie aeree non potranno chiedere ai viaggiatori che hanno già acquistato un biglietto di pagare un supplemento per coprire i rincari di carburante. Ma se dovessero rimanere effettivamente a corto di combustibile, potranno limitarsi a rimborsare i passeggeri, senza riconoscere loro ulteriori indennizzi. Lo indicano le linee guida per il settore dell’aviazione civile emanate dalla Commissione europea dopo settimane di grande incertezza per via dell’impatto del blocco di fatto dello Stretto di Hormuz, snodo globale per il transito del cherosene, sulla disponibilità globale di jet fuel. Una situazione che ha portato diversi vettori a tagliare circa 13 mila voli e due milioni di posti nel mese di maggio.
L’obiettivo dichiarato di Bruxelles è precisare in maniera trasparente diritti (dei passeggeri) e doveri (delle compagnie) nel tentativo di “salvare” le prenotazioni e la stagione turistica estiva alle porte. Non si tratta di regole nuove, ma di un’interpretazione di quelle vigenti. «I passeggeri interessati dalle cancellazioni continuano a beneficiare dei diritti» previsti dalla normativa Ue, mette le mani avanti il documento. In caso di annullamento dell’ultimo minuto, cioè, si ha diritto al rimborso del prezzo pagato in origine, alla riorganizzazione del viaggio o alla riprotezione su un volo alternativo, all’assistenza in aeroporto e a un indennizzo compreso tra i 250 e i 600 euro a passeggero, in base al raggio della tratta.
«Il rincaro del jet fuel è la ragione per cui stiamo vedendo tutte queste cancellazioni. Ma un aumento dei prezzi non equivale a una circostanza eccezionale, per cui le compagnie aeree dovranno risarcire i passeggeri», ha detto il commissario europeo ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas parlando con il Financial Times, e ribadendo il messaggio a proposito delle rotte diventate non più redditizie che aveva già espresso a metà aprile dopo una riunione straordinaria dei ministri al ramo.
Al contrario, i vettori «possono essere esentati dal pagamento del risarcimento solo se riescono a dimostrare che la cancellazione è stata causata da circostanze straordinarie, come una carenza locale di carburante», si legge nelle linee guida. Il diritto al rimborso è sempre fatto salvo. Di fronte ai rincari, la Commissione pianta poi nuovi paletti. «Per garantire la trasparenza delle tariffe», le regole Ue «impongono ai vettori di indicare in anticipo il prezzo finale del biglietto, così da evitare costi imprevisti». Per tale motivo, «non è consentito applicare retroattivamente supplementi carburante». Discorso parzialmente diverso per i “pacchetti vacanza” tutto incluso: in questi casi i tour operator potranno ritoccare al rialzo il costo, «purché ciò sia specificato nel contratto e solo in circostanze specifiche».
Non solo diritti dei passeggeri. Dall’Ue arriva anche la flessibilità attesa (e a più riprese invocata) dal comparto aereo. «Per contribuire a evitare la chiusura di determinate rotte, le compagnie possono essere esentate dagli obblighi» pensati per contrastare la pratica del tankering, cioè di imbarcare carburante in eccesso prima del decollo. Se, poi, i vettori non dovessero usare certi slot aeroportuali loro assegnati a causa di intoppi nel rifornimento, ciò non comporterà alcuna penalizzazione nell’attribuzione futura.
Nel frattempo, l’Ue si guarda attorno alla ricerca di jet fuel alternativo a quello bloccato nel Golfo. In parallelo, infatti, l’Agenzia dell’Ue per la sicurezza aerea (Easa), organismo con sede a Colonia, in Germania, ha pubblicato un bollettino tecnico sull’uso sicuro del combustibile “Jet A” acquistabile dagli Stati Uniti. Lo standard internazionale è il “Jet A-1”, una tipologia spesso importata dal Medio Oriente e diffusamente impiegata in Europa, Africa e Asia. Sebbene entrambe le varianti siano approvate per molti tipi di aeromobili, hanno un diverso punto di congelamento (-40° la prima, -47° la seconda): un’introduzione del “Jet A” americano in Europa, avverte l’Easa, richiede che «gli operatori siano consapevoli delle differenze» e che «tutti i profili di rischio siano gestiti correttamente».
© riproduzione riservata
© RIPRODUZIONE RISERVATA






