Oggi il vertice tra Meloni e Rubio, che punta alla “normalizzazione”

di Matteo Marcelli, Roma
L'incontro per Palazzo Chigi ha come obiettivo quello di anestetizzare le tensioni recenti tra Italia e Stati Uniti. Il focus sarà sui contenuti legati in particolare allo scenario geopolitico, dallo stretto di Hormuz alla missione Unifil in Libano
May 8, 2026
Oggi il vertice tra Meloni e Rubio, che punta alla “normalizzazione”
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni / Reuters
La linea dettata da Giorgia Meloni in vista dell’incontro di oggi con Marco Rubio è piuttosto chiara e punta ad anestetizzare le scaramucce degli ultimi giorni con Donald Trump. L’idea è quella di evitare qualsiasi riferimento alle offese del presidente americano alla premier: ciò che conta sono le relazioni tra Roma e Washington, non le intemperanze di chi occupa temporaneamente la Casa Bianca. Un mantra ripetuto all’inverosimile anche da Antonio Tajani, unico membro del Governo assieme a Guido Crosetto che vedrà il segretario di Stato, oltre a Meloni. L’imperativo è badare al sodo, capire cosa ne sarà del traffico marittimo nello stretto di Hormuz, quale ruolo potrebbe avere l’Italia e quali margini ci sono per l’agognato allargamento della missione Unifil in Libano.
Ieri, mentre Rubio era in Vaticano, Tajani si è incaricato di frenare le aspettative di chi spera in una visita foriera di nuovi attriti e colpi di teatro: non ci sarà spazio per parlare di «battute», ha detto, perché quello che ha a cuore l’Italia «è la relazione transatlantica» e Roma è «assolutamente sicura che l'Europa abbia bisogno degli Stati Uniti» e viceversa. Detto ciò, ha continuato il titolare degli Esteri, «se ci sono cose con le quali non siamo d'accordo lo diremo, perché essere alleati è questo, sempre a testa alta, convinti della nostra posizione».
La posta in gioco è altissima, il ponte sull’Atlantico immaginato da Meloni rischia di crollare sotto i colpi maldestri di Trump, ma il recente riposizionamento di Roma verso i partner europei dimostra la debolezza della posizione iniziale e potrebbe relegare l’Italia a un ruolo da comprimario. L’obiettivo, quindi, è provare a riprendere in mano il doppio filo Washington-Bruxelles, recuperando il rapporto privilegiato con gli Usa e scalando posizioni nel club dei volenterosi.
Certo, il fatto che il colloquio di ieri con Leone XIV sia stato «cordiale» (come lo ha definito la nota della Santa Sede) prepara quantomeno un terreno meno insidioso su cui confrontarsi. Se il Papa non ha lasciato che gli insulti di Trump incrinassero i rapporti diplomatici, la premier può fare altrettanto. Magari anche di più, strappando a Rubio segnali di distensione nel punto stampa che seguirà il colloquio. Sempre se ci sarà.
Ieri, per esempio, dopo la tripletta di incontri a Palazzo Chigi, la premier ha scelto di fare dichiarazioni alla stampa solo dopo il bilaterale con il primo ministro polacco Donald Tusk, senza possibilità di domande. E ha invece delegato a due note, corredate ciascuna da un breve video, il resoconto dei faccia a faccia precedenti, entrambi comunque fruttosi. Dal primo, con il premier neoeletto ungherese, Peter Magyar, Meloni ha incassato il pieno appoggio sulle politiche migratorie e sul processo di allargamento ai Balcani. E sui flussi ha ottenuto il sostegno anche dal primo ministro del governo di unità nazionale della Libia, Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh.
Dopo Tusk però era necessario farsi vedere. Meloni è apparsa entusiasta dell’incontro. Ha aperto il punto stampa nel ricordo di Giovanni Paolo II e ha rappresentato con grande soddisfazione gli esiti del colloquio. Molti gli obiettivi comuni, non solo sull’immigrazione. Con Tusk Meloni punta al bersaglio grosso: ha parlato di combattere assieme «i dazi interni che l'Ue si autoimpone», ha attaccato il sistema Ets e «tutti quei meccanismi che contribuiscono a gonfiare artificialmente i prezzi dell'energia tra i diversi Stati membri». E poi c’è l’Ucraina. La presidente del Consiglio ha ringraziato l’impegno di Varsavia per la «grande solidarietà» dimostrata con l’accoglienza di oltre un milione di profughi e ha rilanciato l’appoggio alla prossima conferenza per la ricostruzione a Danzica. Un’idea che lo stesso premier polacco dice di aver preso da Roma.
Da parte sua Tusk ha condiviso la condanna contro gli attacchi agli Emirati arabi arrivati da Teheran e l’impegno per la de-escalation. Poi ha detto di comprendere i problemi italiani sull’immigrazione riconoscendo l’autorevolezza guadagnata da Meloni sul piano internazionale ed europeo: «Per me la posizione della premier Meloni sull'Ucraina è stata un esempio. Forse non tutti hanno la percezione di quanto sia stata riconosciuta dall’Europa. Grazie a Meloni la politica dell’Unione è molto migliore e voglio ringraziarla».

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