Leone XIV a Napoli: «Contro la malavita organizzata lo Stato sia presente»
di Agnese Palmucci, Napoli
Dopo la visita a Pompei, nella città partenopea il Papa ha vissuto un momento di preghiera con la comunità ecclesiale in Duomo e poi la festa con 50mila persone in piazza del Plebiscito. In una città segnata da «una vera e propria geografia della disuguaglianza», ha detto, sono tantissimi i napoletani «eroi del sociale», impegnati per costruire un società giusta. E in questo, ha aggiunto, la Chiesa è in prima fila come «collante» delle diverse realtà cittadine.

Tra le strade di Napoli per ridare agli uomini e alle donne il coraggio di «accendere una luce» anche «nelle fitte trame del buio». Dopo la mattinata a Pompei, Leone XIV ha fatto tappa nella città di san Gennaro, per abbracciare una comunità ferita dalle disuguaglianze sociali e dalla criminalità, ma ricca di potenzialità. «Sono venuto per trovare il calore che solo Napoli può offrire», ha detto sorridendo, appena arrivato sul sagrato del Duomo di Santa Maria Assunta. Ad accoglierlo il cardinale arcivescovo Domenico Battaglia, i vescovi ausiliari della diocesi e un gruppo di bambini, con i cappellini bianchi e gialli. Lungo la via che arriva all’ingresso della Cattedrale, migliaia di giovani, famiglie, anziani. Sui muri le locandine con il volto del Pontefice, e il logo della visita pastorale, che ha come titolo il versetto dal Vangelo dei discepoli di Emmaus, «Camminava con loro».
Il primo saluto, Leone XIV ha voluto darlo ai sacerdoti, ai seminaristi, alle religiose, e agli operatori pastorali della Chiesa di Napoli, in festa per lui nella Cattedrale. Una città «situata nel cuore del Mediterraneo e abitata da un popolo inconfondibile e gioioso, nonostante il peso di tante fatiche», dice il Papa iniziando il suo intervento. A pochi passi, il busto trecentesco di san Gennaro e il reliquiario con il sangue del santo, scioltosi sabato scorso. Poco prima aveva sostato in adorazione nella Reale cappella del Tesoro. Dopo il ringraziamento al cardinale Battaglia, e il ricordo della visita di papa Francesco nel 2015, Prevost si è rivolto ai consacrati e alla comunità ecclesiale, esortandoli a riflettere sulla parola “cura”. «Il contrario della cura è la trascuratezza - spiega -. E subito vengono in mente alcuni esempi: la trascuratezza delle strade e degli angoli della città, quella delle aree comuni, quella delle periferie e, ancor più, tutte quelle situazioni in cui è la vita stessa a essere trascurata, quando si fa fatica a custodirne la bellezza e la dignità». E in un territorio in cui la «religiosità popolare spontanea ed effervescente si intreccia con numerose fragilità sociali e con i molteplici volti della povertà», e anche con la violenza, aggiunge Leone XIV, l’azione pastorale è chiamata «a una continua incarnazione del messaggio evangelico, perché la fede cristiana professata e celebrata non si limiti a qualche evento emotivo ma penetri profondamente nel tessuto della vita».
Nella fatica di tutto questo, per evitare il rischio dello smarrimento, dice soprattutto ai sacerdoti, «abbiamo bisogno anzitutto la cura della vita interiore e spirituale» e poi della «fraternità» e della «comunione», che possono essere coltivate anche «con nuove forme possibili di vita comune». L’appello alla Chiesa di Napoli, dunque, è a creare «una sinfonia di carismi e ministeri», per «passare da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria». Al termine del momento di preghiera Leone XIV, tra gli altri, ha incontrato anche Patrizia Mercolino, mamma del piccolo Domenico Caliendo, morto a febbraio dopo il trapianto di cuore. «Si è messo una mano sul cuore, e mi ha detto che ricorderà mio figlio nelle sue preghiere», ha raccontato la donna.
Dal Duomo alla festa con 50mila persone in piazza del Plebiscito, dopo il saluto ai tanti che lo attendevano lungo le vie del centro storico. Ai bordi delle strade dorme qualche persona senza fissa dimora. Qui Leone XIV è stato chiaro e diretto, richiamando alla responsabilità civile. Ha rilanciato l’appello a dare voce «a una cultura della pace, contrastando la logica dello scontro e della forza delle armi come presunta soluzione dei conflitti». Sorride il Pontefice, tra i canti dei giovani, che dal palco per lui mescolano la tradizione napoletana a famose canzoni americane. Ma si fa serio e applaude, quando il cardinale Battaglia chiede «pace e giustizia contro la camorra, che non è solo criminalità, ma menzogna educativa, falsa promessa». Al cardinale fa eco lui stesso poco dopo, sottolineando il «drammatico paradosso» di una città piena di turisti ma «segnata dal divario sociale» e da «una vera e propria geografia della disuguaglianza e della povertà». Ha elencato i «problemi irrisolti da tempo», dalla disoccupazione, alla carenza dei servizi, dall’«azione pervasiva della criminalità» alla dispersione scolastica. «Dinanzi a queste realtà, che talvolta assumono dimensioni preoccupanti, - ribadisce - la presenza e l’azione dello Stato è più che mai necessaria, per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata».
In questo contesto però, sottolinea, sono tanti i napoletani «eroi del sociale», che «coltivano il desiderio di una città riscattata dal male e guarita dalle sue ferite», e si impegnano ogni giorno per la giustizia, promuovendo l’educazione e una cultura alternativa alla violenza. Poi ha ricordato, alla presenza del sindaco Gaetano Manfredi, la vocazione della città ad «essere ponte naturale tra le sponde del Mediterraneo» e l’impegno congiunto nel promuovere il dialogo interculturale e interreligioso. Non da ultimo, Prevost ha sottolineato come l’accoglienza di migranti e rifugiati, sia «vissuta non come emergenza ma come opportunità di incontro e di arricchimento reciproco».
Prima di lasciare la piazza Leone XIV ha guidato la preghiera di affidamento della città alla Madonna. «Evviva Napoli!», ha detto sorridendo, come le persone che via via hanno iniziato ad andare. Oggi forse più consapevoli che il bene è più forte.
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