Le matricole universitarie sono ogni anno meno preparate: lo dicono i test
Il consorzio Cisia ha pubblicato i risultati dei test d'ingresso del 2025. Il risultato è che gli studenti faticano a comprendere testi e hanno sempre meno competenze matematiche

Gli studenti italiani fanno sempre più fatica a leggere un testo qualsiasi. E hanno competenze matematiche in continuo calo. Il dato, pur sconfortante, non è nuovo agli addetti al settore. Secondo le rilevazioni Invalsi, esiste un prima e un dopo pandemia per quanto riguarda le capacità degli alunni italiani, che ancora non hanno recuperato le competenze perse. La novità è che a confermare la tendenza, facendo suonare qualche altro campanello d’allarme, ora sono anche i risultati dei test d’ingresso alle università: in quelli di area umanistica, nel triennio 2023-25, le competenze di comprensione del testo fanno registrare un -2,2%. Nei corsi di Economia e Statistica, invece, negli stessi anni le abilità in matematica sono calate del 3%. A fornire i dati è il Cisia (Consorzio interuniversitario sistemi integrati per l’accesso), che da quindici anni cura i test di accesso ai corsi di laurea di 63 Università statali, e che ieri ha presentato “I risultati delle prove Tolc 2025”.
Il Tolc, in realtà, non è un test di selezione, ma un esame per valutare quali delle conoscenze e abilità necessarie ad affrontare il corso di laurea sono già in possesso – o mancano del tutto – alle matricole neo-iscritte. Il risultato emerso dai test di quest’anno è netto: «Rispetto al 2024 quasi tutti i Tolc evidenziano un calo del punteggio medio», spiegano gli autori dello studio. I punteggi, però, variano a seconda della scuola di provenienza. I diplomati al liceo scientifico ottengono il punteggio medio più alto in tutti i test di ingresso, eccezion fatta per gli studi umanistici. Gli ex-alunni del liceo classico, invece, occupano quasi sempre il secondo posto (tranne che per gli studi umanistici, dove primeggiano, e i test di Scienze biologiche, in cui fanno meglio di loro gli ex-studenti degli istituti tecnologici). Non solo: grandi differenze si registrano anche su base regionale. Chi frequenta una scuola del Nord-Est o Nord-Ovest ottiene punteggi più alti rispetto a chi ha studiato nel resto d’Italia.
La conseguenza è che un numero maggiore di studenti inizia il percorso universitario senza le conoscenze che, a partire dal primo giorno, i professori danno per scontato. Un inizio in salita che si traduce in un alto tasso di abbandono degli studi a un anno dall’esame di maturità: il 6,8% delle matricole interrompe la propria carriera entro dodici mesi e il 9,3% cambia ateneo (dati AlmaDiploma). Il risultato è che l’Italia resta uno dei Paesi con meno laureati in Europa: meno del 25%, contro il 33,5% dell’Ue. E solo il 31,6% dei giovani tra i 25 e i 34 anni, contro il 44,2% europeo.
Anche per questo, Cisia ha analizzato le intenzioni degli studenti che decidono di iscriversi all’università. «Ci aspetta un futuro in cui dobbiamo consolidare il ruolo dell’orientamento, ritenuto sempre più strategico – considera il professor Giovanni Betta, presidente del consorzio –. Per farlo, sarà necessario sviluppare in modo ancor più organico gli studi che raccordano esito dei test di ingresso e carriera universitaria». Secondo i sondaggi Cisia, il 71% degli studenti decide a quale corso di laurea iscriversi solo all’ultimo anno di scuola e quasi la metà lo fa dopo la Maturità. Al primo posto tra i motivi della scelta resta la volontà di «fare il lavoro dei sogni». Ma il podio delle influenze lo completano la famiglia e le amicizie. «Il peso dei docenti di scuola è meno rilevante – concludono gli autori dello studio –. Chi non si iscrive, invece, afferma di decidere in autonomia».
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