L'aggressione alla prof in diretta, l'esplosivo in camera, la mimetica: i misteri dell'agguato

La docente accoltellata vicino a Bergamo è fuori pericolo. Il 13enne è stato portato in comunità. Ma il caso non è chiuso: i carabinieri cercano di capire chi erano gli spettatori virtuali del blitz. E se possono averlo istigato
March 26, 2026
L'aggressione alla prof in diretta, l'esplosivo in camera, la mimetica: i misteri dell'agguato
La scuola dell'aggressione e nel riquadro, Chiara Mocchi / ANSA
La professoressa Chiara Mocchi sta bene: è uscita dalla terapia intensiva in nottata ed è stata trasferita in reparto. La docente, accoltellata ieri da un suo allievo tredicenne nella scuola media di Trescore Balneario, vicino a Bergamo, resterà ricoverata per qualche giorno presso l'ospedale Papa Giovanni XXIII. Il ragazzino, invece, è in una comunità protetta, dove starà riflettendo sul folle gesto commesso. Nel video che ha girato con una videocamera go-pro, lanciato in diretta su Telegram (lo ha diffuso Repubblica), si vede la scena dell'aggressione: l'arrivo di corsa a scuola, le scale salite rapidamente, il passo deciso e veloce verso la docente. Lei quando se lo trova di fronte resta attonita, lo guarda senza dire nulla. Non fa nemmeno a tempo, del resto, perché il 13enne le si avventa contro e la colpisce senza esitazione. Poi tenta la fuga, mentre a scuola scoppia il panico.
Verrà fermato poco dopo da un'altra insegnante e due bidelli, mentre la professoressa Mocchi viene soccorsa e trasportata in eliambulanza in ospedale. Sembra un episodio di follia giovanile come quelli che purtroppo si ripetono in America, ma il video aggiunge elementi inquietanti. Perché mentre il 13enne compie il suo assalto, ci sono alcuni utenti social che stanno seguendo la scena dallo schermo del loro smartphone. Un gruppo ristretto, secondo quanto emerso, che sembra essersi dato appuntamento alle 8 del mattino per assistere in tempo reale al blitz. I carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo, guidati dal tenente colonnello Riccardo Ponzone, stanno cercando di individuarli. Soprattutto, vanno ricostruiti gli eventuali legami con il ragazzo. Sono amici, conoscenti diretti? Oppure soggetti conosciuti in Rete? Da stabilire anche se si tratta di coetanei, oppure di adulti. E va decifrato un altro mistero: possono avere in qualche modo istigato lo studente, oppure sono stati "solo" compiaciuti spettatori? In Europa si aggira lo spettro di una gang (nome in codice Foxtrot) che arruola minori online per appaltare missioni criminali - una deriva delle "challenge" che girano su Tik Tok - sfruttando le chat delle piattaforme di gaming. Non si sa se sia questo il caso - finora niente lo fa pensare - ma è innegabile che il fenomeno si stia diffondendo, tanto da preoccupare l'Europol, che ha istituito una task force dedicata.
Un mosaico complesso che in queste ore si sta cercando di ricomporre, tenendo conto anche delle tessere più inquietanti: il materiale chimico che il preadolescente teneva nella cameretta, acidi e gelatine tenuti in alcuni barattoli. Sostanze che potevano essere utilizzate per fabbricare ordigni esplosivi: lui stesso mostrava online come assemblare una bombetta. Per farne cosa? Dalle prime indagini è emerso che il ragazzino era piuttosto turbolento, e appassionato di armi. Durante l'aggressione indossava pantaloni mimetici, ma va annotato che altri compagni di scuola - come si è visto mercoledì a Trescore, al suono della campanella - girano con capi simili addosso. Una specie di moda militaresca forse inconsapevole, forse no. Da capire anche la provenienza della pistola scacciacani ritrovata nello zaino. Arma e sostanze chimiche fanno pensare a un piano più articolato, la cui finalità però al momento sfugge. 
Resta l'immagine di un preadolescente smarrito nei meandri dei social, alla ricerca di chissà cosa. Lontano dal mondo reale, lontano da se stesso. Immerso in un contesto di valori forse annebbiati dalla dipendenza virtuale. È bastato un brutto voto, pare, per far scattare un corto circuito che poteva avere conseguenze estreme. Nella scuola, ha riferito la mamma, si repsira da qualche tempo un'aria di aggressività. Tanto che il figlio ne ha fatto le spese, rimediando la frattura del braccio dopo una spinta in classe. Il mutismo della dirigenza scolastica non ha aiutato a comprendere: i cronisti sono stati trattati come invasori, venuti a gettar discredito sul tranquillo paesino di provincia: di fronte a taccuini e telecamere hanno prevalso le bocche cucite. Invece sarebbe stato il caso di vincere la diffidenza e provare a esprimere tutti i dubbi e le ansie (anche i sensi di colpa, perché no) seminati da una vicenda che segnerà inevitabilmente la comunità. 
La prof è stata salvata dai medici, le ferite erano profonde e potenzialmente letali. Essendo minore di 14 anni lo studente non è imputabile, perché altrimenti risponderebbe di tentato omicidio. Ora dovrà pensare a riconnettersi prima di tutto con se stesso, per immaginarsi una vita diversa. Prima che sia troppo tardi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA