L’arrivo dei bambini-rifugiati. A Fiumicino accolte 33 famiglie

Sono in tutto 124 le persone giunte ieri in Italia grazie al programma di reinsediamento di Unhcr: si tratta di persone fragili provenienti da Eritrea, Etiopia e Sudan
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May 20, 2026
L’arrivo dei bambini-rifugiati. A Fiumicino accolte 33 famiglie
La più piccola ha solo tre mesi (è nata in Libia), la più grande ne ha 15. Sono i bambini del corridoio umanitario che è arrivato ieri a Fiumicino, nell’ambito del programma di reinsediamento, una delle principali soluzioni durature promosse da Unhcr, l’Agenzia per i Rifugiati, per offrire protezione a persone particolarmente vulnerabili. In tutto sono 124 persone (la maggior parte, appunto bambini) e 33 famiglie, perlopiù con un solo genitore, la mamma.
La maggior parte delle persone in arrivo - spiega Unhcr - è stata selezionata per il reinsediamento sulla base di particolari condizioni di vulnerabilità, tra cui donne e minori a rischio e persone sopravvissute a violenza e tortura. L’arrivo riguarda persone provenienti da Eritrea, Etiopia e Sudan.
Come Naila, 31 anni, eritrea, è cresciuta in un campo al Sud del Sudan e poi si è trasferita a Khartoum e da qui è andata in Libia con la figlia maggiore quando aveva sette anni. Ha un secondo figlio, più piccolo, che è nato in Libia. Naila è una mamma single. «La sua preoccupazione, arrivata in Italia, era per le scuole dei suoi figli - racconta una mediatrice dell’agenzia Onu per i rifugiati - Andrà in un centro di accoglienza in Calabria, ma per le scuole dei figli dovrà aspettare fino a settembre. Entrambi non sono mai andati a scuola, anche lei vorrebbe studiare e diventare infermiera».
Molte delle persone rifugiate in arrivo erano state registrate da Unhcr in Libia almeno quattro anni fa, mentre alcuni vivevano nel Paese da oltre dodici anni in condizioni di forte precarietà e con accesso estremamente limitato a servizi essenziali e di protezione.
«Un’altra donna con due figlie bellissime e il marito ci ha accolto all’aeroporto di Fiumicino con qualche parola di italiano - prosegue il racconto degli arrivi l’operatrice - perché quando ha saputo che sarebbe stata trasferita in Italia ha cominciato ad imparare l’italiano su you tube». A differenza di altri corridoi umanitari come quelli in particolare di Sant’Egidio e Caritas-Cei, dove ad occuparsui dei rifugiati sono principalmente enti del Terzo settore, per questo programma di reinsediamento di Unhcr è il governo italiano a mettere a disposizione dei posti nel sistema di accoglienza. Le persone vengono individuate sulla base della vulnerabilità: moltissime famiglie sono con un solo genitore, si tratta di persone che hanno subito violenza o sono state sottoposte a detenzione o hanno problemi di salute. Ci sono persone che hanno aspettato il trasferimento dalla Libia per anni. Alcuni sono stati registrati 12 anni fa.
«Questo arrivo dimostra ancora una volta l’impatto concreto che le autorità italiane riescono ad avere a favore delle persone più vulnerabili, cambiandone la vita. Sottolinea inoltre l’importanza di ampliare una gamma diversificata di percorsi sicuri e regolari, rivolti sia ai rifugiati più vulnerabili sia a coloro che possiedono competenze e talenti accademici», ha dichiarato Anna Leer, rappresentante Unhcr per l’Italia, la Santa Sede, Malta e San Marino. «Per molte di queste donne, bambini e uomini vulnerabili, il reinsediamento rappresenta la prima concreta opportunità di passare dalla mera sopravvivenza quotidiana a una vera vita, dopo anni di incertezza, esposizione alla violenza e mancanza di prospettive».
Intanto sul fronte degli arrivi, il ministro dell’Interno ha snocciolato i numeri degli ingressi irregolari.
«Quest’anno stiamo registrando a livello nazionale un -53% di arrivi irregolari, che si aggiunge al complessivo -60% rispetto all’anno in cui siamo entrati in carica come Governo» ha dichiarato Matteo Piantedosi. «Lo dico non per fare contrapposizione a chi c’era prima - ha precisato il ministro - ma per sottolineare l’impegno del Governo nel trasformare un’immigrazione irregolare in un’immigrazione regolare».

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