I metal detector nelle scuole servono? Il caso americano dice di no

L'aggressione a una docente a Trescore Balneario ha riaperto il dibattito sulla sicurezza negli istituti scolastici. Ogni giorno da decenni a New York vengono scannerizzati 100mila studenti, ma le aggressioni non sono diminuite. Il criminologo Savona: «I metal detector costano troppo e aiutano poco»
March 26, 2026
I metal detector nelle scuole servono? Il caso americano dice di no
Un carabiniere scannerizza lo zaino di uno studente di fronte a un istituto scolastico a Caivano, Napoli / Ansa
L’aggressione ai danni della docente Chiara Mocchi, accoltellata ieri mattina da uno studente di 13 anni fuori dalla sua scuola di Trescore Balneario (Bergamo), non è la prima di quest’anno in ambito scolastico. Gli ultimi dati completi messi a disposizione dal ministero dell’Istruzione e del Merito (Mim) si riferiscono al 2023/24 e parlano di 68 episodi di violenza, le cui vittime sono docenti nel 76% dei casi. Per questo, il Governo ha deciso di correre ai ripari con una strategia chiara: autorizzare gli scanner all’ingresso delle aule. «Vogliamo un metal detector per proteggere la comunità scolastica. Chi parla di repressione non ha capito proprio nulla», commentava il ministro Giuseppe Valditara un mese fa visitando una scuola nel Salernitano che aveva appena installato gli scanner. Al ministro, ieri, ha fatto eco il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato, che ha alzato la posta in gioco: «Si rende sempre più evidente – ha dichiarato – la necessità di dotare tutti gli edifici scolastici di un metal detector». Ma scannerizzare tutti gli studenti all’ingresso delle scuole le rende davvero più sicure? Una risposta arriva dagli Stati Uniti, dove da almeno trent’anni i metal detector popolano migliaia di aule. E i risultati, in realtà, non sono incoraggianti. «I metal detector non sono la soluzione, né in Italia né in America – sintetizza Ernesto Ugo Savona, docente di Criminologia all’università Cattolica di Milano e direttore del centro di ricerca Transcrime – . Spostano solo il pericolo fuori dalle classi, ma il problema è educativo».
Ogni giorno, a New York, oltre 100mila studenti passano sotto uno scanner per entrare a scuola. Nei primi due mesi del 2016, su circa tre milioni di scansioni effettuate, erano state intercettate solo 126 possibili armi in mano agli alunni, tra cui 73 coltelli. È una fotografia parziale del modello americano, che ha dotato di metal detector circa una scuola su dieci, ma in nessun altro caso gli scanner hanno fatto registrare un aumento della sicurezza nelle aule statunitensi. Uno studio del 2010 pubblicato sulla rivista “Journal of school health” ha sintetizzato quindici anni di sperimentazione negli Stati Uniti. A livello nazionale, in scuole con medi problemi di sicurezza, il metal detector ha solo aumentato la percezione di insicurezza tra gli studenti, che «hanno associato la presenza di scanner a un calo del senso di protezione». Le stesse impressioni sono state registrate da parte di amministratori ed educatori che, nel 68% dei casi, non hanno ritenuto i metal detector efficaci per aumentare la sicurezza scolastica. Non solo: i dispositivi non hanno neppure ridotto la frequenza di risse in classe, violenze o trasporto d’armi al di fuori delle aule scolastiche. Si verifica, cioè, quello che il professor Savona definisce displacement: «Il blocco tramite metal detector fa sì che lo studente aggredisca il docente sotto casa o fuori da scuola. Insomma, in tutti i posti in cui si trova prima di entrare in aula».
A queste condizioni, la scelta dello scanner non è economica: «Non regge all’analisi costi-benefici – chiosa il direttore di Transcrime –. La spesa è alta e richiede un operatore, senza produrre i risultati attesi». Secondo uno studio del 2019 del “Justice and prevention research center”, un singolo scanner a uso scolastico può costare tra i 4mila e i 5mila dollari, a cui si aggiungono le spese di manutenzione e sostituzione. A fronte di un’efficienza più che limitata: sempre nella città di New York, il 57% delle armi confiscate in un anno viene ancora sequestrato senza l’uso dei metal detector, che trovano un oggetto pericoloso ogni 23.034 studenti scansionati. «Negli Stati Uniti, l’esperienza degli scanner è servita a ridurre il trasporto di armi da fuoco – commenta Savona – ma non va meglio con i coltelli. Non pensiamo di risolvere il problema in questo modo in Italia».
Per trovare una soluzione alla violenza giovanile, che Savona ritiene «in crescita», serve perciò molto più impegno di quello che chiede l’installazione di uno scanner: «Sono molti gli attori da coinvolgere – conclude il professore –. Il Ministero deve aiutare i docenti a ritrovare autorevolezza, anche alzando i salari. Gli insegnanti devono trattare la professione come un impegno non residuale. E i genitori devono legittimare la scuola agli occhi dei loro figli».

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