La vita dentro una valigia: così gli abitanti di Niscemi raccolgono le ultime cose
di Andrea Cassisi, Niscemi (Caltanissetta)
La popolazione della zona rossa entra nelle case sotto il monitoraggio dei Vigili del Fuoco. Il timore ora è di essere lasciati soli

«O tutto, o nulla». Quando a Rosanna Muscia, 68 anni le si chiede cosa porterà via dalla sua casa risponde così. La sua abitazione, tra via Caracciolo e via Crescimone, a Niscemi, rientra tra quelle entro il limite dei 50 metri della zona rossa, dopo la frana del 25 gennaio scorso. «Da una casa non puoi portare via solamente qualcosa, perché tra quelle mura hanno vissuto vite, sacrifici, sogni, speranze», incalza con lo sguardo fiero di chi in quel quartiere che non esisterà più ha vissuto «rapporti parentali con il vicinato, tra case storiche e pregiate, perché lì non c’erano case abusive. Accanto al mio portone d’ingresso c’erano una palestra inaugurata da poco, un ufficio postale, una bottega per alimenti». Rosanna, che si è trasferita nella sua villetta di campagna con il marito, è una delle 1.540 sfollate censite dall’amministrazione comunale. Ha vissuto la frana due volte. «Nel 1997 ho visto tremare la terra e ho assistito alla demolizione della chiesa delle Sante Croci rimasta miracolosamente in piedi. Ventinove anni dopo, alla stessa ora e allo stesso giorno, è accaduto di nuovo. Quella croce installata al posto della parrocchia è rimasta in piedi e ci protegge. Non ci sono state vittime, già questo è un miracolo. Ora dobbiamo solo sperare – riflette convinta – sperare che lo Stato non ci prenda in giro». Purtroppo però a tarda sera anche la croce che stava al ciglio della frana è precipitata nel burrone.
Dall’assessorato delle Infrastrutture della Regione Siciliana la conferma di 13 milioni di euro (8 per il 2026 e 5 per il 2027) che potrebbero essere utilizzati per un avviso pubblico che finanzi, con contributi a fondo perduto, i cittadini sfollati per l’acquisto di una nuova casa. Nei giorni scorsi è anche partita una verifica degli alloggi Iacp e l’analisi del territorio per identificare eventuali aree in cui costruire nuove abitazioni nell’ambito di un piano di rigenerazione urbana che sposi la sostenibilità ambientale. Da oggi, per la prima volta, è stato possibile rientrare nelle abitazioni abbandonate e situate nella fascia compresa tra i 30 e i 50 metri dal fronte di frana. Resta off-limits la fascia da zero a trenta metri, ormai denominata zona nera.
Gli interventi sono possibili grazie all’arrivo del modulo logistico di Urban Search and Rescue dei Vigili del Fuoco, squadre di uomini specializzati in attività di soccorso in luoghi colpiti da eventi sismici o esplosioni. Un campo base è stato allestito nel parcheggio antistante il cimitero per ospitare 40 unità specializzate per le zone a rischio. Il personale proviene da tutta la Sicilia e rafforza di fatto il presidio di soccorso. «Lavoriamo con strumenti di monitoraggio – spiega Carmelo Siracusa, ispettore del Comando dei Vigili del Fuoco di Messina –. Sono due laser a distanza di vibrazioni e inclinazioni che rilevano sia la variazione spaziale che gli eventuali movimenti del terreno. Si tratta di apparecchiature sofisticate impiegate in caso di sisma che interpretano i tutti i movimenti, anche i più leggeri che consentono così all’operatore che monitora di inviare il segnale per evacuare le persone e abbandonare immediatamente il luogo se necessario. Gli strumenti sono in grado di documentare anche una differenziazione di pressione o una oscillazione, raffiche di vento comprese». «Ci serviamo anche di un drone», aggiunge Francesco Turco, funzionario presso il Distaccamento di Caltanissetta. «Il terreno sottostante potrebbe erodersi per effetto delle condizioni avverse di queste ultime ore. Questa terza “sentinella” ci permette di mantenere l’effettiva distanza di sicurezza dal fronte della frana e verificare l’accessibilità della zona. Le immagini sono registrate, scaricate e successivamente studiate dagli strutturisti che dopo avere definito correttamente le informazioni, forniscono l’idoneità a procedere».
Oltre mille gli interventi di assistenza alla popolazione finora effettuati. Si prosegue a ritmo di circa 60 al giorno con decine di uomini impegnati perché si lavori in sicurezza «sempre nella fascia di rispetto». I dati sono quotidianamente censiti dal Centro coordinamento soccorsi istituito nella Prefettura di Caltanissetta. Intanto in città si lavora senza sosta perché il centro abitato possa uscire dall’isolamento in cui la frana l’ha costretta. Riaprono le provinciali 10 e 12. L’esercito del 4° reggimento guastatori ha comunicato infatti che i lavori sul cosiddetto by-pass sono terminati. Completati anche i sopralluoghi con i tecnici del comune per individuare gli elementi necessari a regolare la viabilità sul nuovo tratto viario. Per la regia trazzera Niscemi - San Michele di Ganzaria, destinata soprattutto ai produttori agricoli, è invece prevista la bitumazione ad inizio prossima settimana, quando si sarà asciugato completamente il fondo. Niscemi continua a chiedere presenza.
Gli abitanti non chiedono né miracoli, né promesse solenni ma solamente di non essere lasciati soli. Nei prossimi giorni, stando a quanto confermato dal Ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ospite in Rai, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni tornerà a Niscemi. L’ultima carezza per il popolo è di domenica scorsa. Papa Leone nel corso dell’Angelus in piazza San Pietro ha pronunciato parole di speranza: «Incoraggio le comunità a rimanere unite e solidali con la materna protezione della vergine Maria».
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