Naufragio al largo della Libia: 53 morti, ci sono anche due neonati

Oim: due donne nigeriane tratte in salvo. In una settimana 356 migranti giunti via mare in Italia, tutti partiti dalla Libia
February 9, 2026
Naufragio al largo della Libia: 53 morti, ci sono anche due neonati
Quello che resta di un gommone stracarico di migranti lungo la rotta del Mediterraneo centrale /Mediterranea Saving Humans
Ancora un naufragio. L'ennesimo lungo la rotta del Mediterraneo centrale: almeno 53 persone hanno perso la vita tre giorni fa. Fra loro ci sarebbero anche due neonati. Il barcone su cui viaggiavano, carico d migranti, si è capovolto. A confermare la tragedia, l'agenzia Onu per le migrazioni: l'Organizzazione internazionale per le migrazioni. Due donne nigeriane sono state tratte in salvo. «La barca si é capovolta a nord di Zuwara il 6 febbraio. Solo due donne nigeriane sono state salvate durante un'operazione di ricerca e soccorso condotta dalle autorità libiche. Una delle sopravvissute ha detto di aver perso il marito, mentre l'altra ha raccontato di aver perso i suoi due bambini nella tragedia», si legge in una nota dell'Oim. 
I dati dell'Oim mostrano che solo a gennaio almeno 375 migranti sono stati dichiarati morti o dispersi a seguito di molteplici naufragi "invisibili" nel Mediterraneo centrale, in condizioni meteorologiche estreme, con centinaia di altre morti che si ritiene non siano state registrate. Questi ripetuti incidenti sottolineano i rischi a cui sono esposti migranti e rifugiati che tentano la pericolosa traversata. Secondo il Missing Migrants Project dell'Oim, nel 2025 sono scomparsi più di 1.300 migranti nel Mediterraneo centrale. L'ultimo naufragio fa salire ad almeno 484 il numero di migranti deceduti o dispersi sulla rotta quest'anno. L'Oim avverte che i trafficanti continuano a sfruttare i migranti lungo la rotta del Mediterraneo centrale, traendo profitto da traversate pericolose su imbarcazioni inadatte alla navigazione ed esponendo le persone a gravi abusi e rischi di protezione. L'Oim chiede una cooperazione internazionale più forte e risposte incentrate sulla protezione per contrastare le reti di contrabbando, oltre a percorsi migratori sicuri e regolari per ridurre i rischi e salvare vite. 

Nell'ultima settimana arrivati in Italia 365 migranti (+200%)

Sono 356 i migranti giunti via mare in Italia nella settimana 2-8 febbraio. Tutti sono partiti dalla Libia: il 72% sbarcati a Lampedusa; +199% rispetto alla settimana precedente (con 119 persone). Ma per il Viminale da inizio anno c'è un calo del 56% rispetto a un anno fa. Dall'1 gennaio 2026 a oggi i migranti arrivati in Italia via mare sono stati 1.813, in calo del 56,38% rispetto ai 4.156 dello stesso periodo del 2025. La principale regione di sbarco resta la Sicilia con 1.444 persone arrivate (in calo rispetto ai 3.552 del 2025). La Libia resta la principale nazione di partenza delle imbarcazioni con 1.386 persone (rispetto ai 3.861 dell'anno scorso). Al primo posto tra le nazionalità dichiarate al momento dello sbarco c'è il Bangladesh (522), seguita da Algeria (174) e il Sudan (164).

Il naufragio? Risultato delle politiche europee

«Erano partite da al-Zawiya, dove si trova uno dei lager in cui le persone migranti subiscono violenze e abusi quotidiani - informa Mediterranea Saving Humans commentando la notizia dell'ennesimo naufragio -  Questa strage, denunciata da Refugees in Libya, si aggiunge alle centinaia di morti dei giorni scorsi nel Mediterraneo, superando il migliaio di vite spezzate nel silenzio ufficiale e nell’indifferenza istituzionale. Ma non è una tragedia inevitabile. È il risultato diretto delle politiche europee di chiusura delle frontiere, della collaborazione con le milizie, della criminalizzazione dei soccorsi in mare. Qui non mancano solo i nomi, ma anche la volontà politica di non lasciar morire le persone nel Mediterraneo. Quando vie sicure sono negate, rischiare la vita in mare resta l’unica opzione. Queste morti sono il prodotto di confini chiusi, di scelte politiche che oggi determinano chi può vivere e chi può morire. Continueremo a stare in mare e a denunciare queste responsabilità».
«C’è chi parla di incidenti, chi di “tragiche fatalità”. No. Questa è una strage politica. È il risultato diretto di accordi criminali, respingimenti mascherati, porti chiusi e propaganda disumana. È la conseguenza di governi che hanno trasformato il Mediterraneo in un cimitero e la vita umana in un fastidio da rimuovere» attacca Marco Grimaldi di Avs.

«La Tunisia non è un Paese sicuro» l'appello delle Ong alla Camera del Parlamento europeo alla vigilia della lista dei Paesi sicuri

 Una dichiarazione congiunta, rilanciata dal Forum Tunisino per i Diritti Economici e Sociali (Ftdes), invita i deputati del Parlamento europeo a respingere la proposta di una lista comune Ue dei cosiddetti "Paesi di origine sicuri", al voto in plenaria il 10 febbraio. Secondo il testo, l'inclusione della Tunisia "negherebbe protezione", consentendo procedure accelerate e rimpatri, in un quadro di peggioramento dei diritti e di repressione politica. La proposta discussa a Strasburgo mira a introdurre una prima lista comune Ue di Paesi di origine ritenuti "sicuri", che, in linea con la proposta della Commissione europea, includerebbe Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. La misura, secondo la comunicazione del Parlamento, consentirebbe un trattamento più rapido delle domande di asilo presentate da cittadini di questi Stati. Nel documento rilanciato da Ftdes, le organizzazioni firmatarie contestano l'assunto che l'etichetta di "Paese sicuro" possa riflettere automaticamente la realtà sul terreno. La dichiarazione richiama la "transizione antidemocratica" dopo il 2021 sotto la presidenza di Kaïs Saïed, citando repressione di oppositori, società civile, media e indipendenza della magistratura; e, sul versante migratorio, violazioni contro migranti e rifugiati, con la richiesta esplicita che la Tunisia non sia considerata "luogo sicuro" per le persone soccorse in mare o intercettate e riportate a terra. Tra i firmatari indicati nella dichiarazione compaiono, fra gli altri, I-WATCH, Médecins Sans Frontières, SOS MEDITERRANEE, Sea-Watch, Alarm Phone, PRO ASYL, ECCHR, EMERGENCY e Mediterranea Saving Humans, oltre a reti e collettivi impegnati su monitoraggio delle frontiere e soccorso. (ANSA). 

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