Franco Marini, sindacalista e politico alla ricerca del confronto

Cinque anni fa la scomparsa a 87 anni del leader Cisl, poi segretario del Ppi, ministro e presidente del Senato. Ispirato dalla Dottrina sociale della Chiesa, vedeva il lavoro come valore aggiunto per la dignità delle persone
February 9, 2026
Franco Marini, sindacalista e politico alla ricerca del confronto
Franco Marini nel maggio 2016 / ANSA
«C’è un tratto, in particolare, nell’azione politica di Franco Marini di cui oggi si sente forte la mancanza: la sua capacità di dialogo e di confronto. Per lui nessuno aveva in tasca la verità tutta intera da imporre all’altro, ma considerava come ognuno fosse portatore di un “pezzo” di verità, di ragione, di necessità. E che solo ragionando insieme, confrontandosi apertamente fosse possibile mettere insieme tutti i tasselli e comporre un quadro inclusivo ed equo per tutti». Ugo Duci, già segretario generale della Cisl della Lombardia ricorda così il leader nazionale della confederazione prima, il politico poi e il presidente del Senato, infine, scomparso il 9 febbraio di cinque anni fa a 87 anni. Lo fa da presidente della “Fondazione Franco Marini” ricordando anche come «tutto l’impegno di Marini, tanto nel sindacato quanto in politica, sia stato ispirato alla Dottrina sociale della Chiesa, secondo valori che dobbiamo non solo preservare ma sviluppare anche nella società odierna». A partire dalla questione «prioritaria del lavoro che dà valore aggiunto alla dignità di ogni essere umano e che perciò deve necessariamente venire prima del profitto, pesare assai più delle questioni finanziarie».
Una combo di immagini di Franco Marini in diversi momenti e situazioni / Ansa
Una combo di immagini di Franco Marini in diversi momenti e situazioni / Ansa
Il “Lupo marsicano”, soprannome che gli veniva dalle sue origini abruzzesi sempre ricordate con orgoglio, è stato un sindacalista prestato alla politica, ma nel suo impegno le due dimensioni - sindacale e politica - erano in verità difficilmente distinguibili. La sua formazione, infatti, comincia con la frequentazione dell’Azione cattolica e poi delle Acli e già dal 1950 con l’iscrizione alla Dc. Alla Cisl arriva da allievo di Giulio Pastore. È prima vicesegretario del Pubblico impiego e poi numero due della confederazione al fianco di Pierre Carniti, al quale succederà come leader nel 1985. Un passaggio di testimone in un momento drammatico. Il 27 marzo di quell’anno, infatti, le Brigate rosse uccidono l’economista Ezio Tarantelli che aveva messo a fuoco come la spirale di aumento dei prezzi, incremento automatico della scala mobile e nuova conseguente inflazione finisse per danneggiare i lavoratori non tutelando effettivamente i salari e frenando la crescita. Nonostante minacce e contestazioni violente, Marini mantenne la posizione del no al referendum sulla cancellazione degli scatti di scala mobile, cercando di evitare però rotture drammatiche con la Cgil. Da segretario generale, con altri accordi, gettò anche le basi di quella che sarebbe poi stata la stagione della concertazione negli anni ’90. Nel 1991 diventò ministro del Lavoro, nel 1999 segretario del Ppi per poi assumere la presidenza del Senato nel 2008. Arrivò a sfiorare anche la presidenza della Repubblica, nel 2013, ma si fermò a 521 voti sui 672 necessari al primo scrutinio.
Ieri a ricordarlo è stata solo Italia Viva con Annamaria Furlan (assente il Pd, salvo un post di Bonaccini) e soprattutto la Cisl: «Cinque anni senza Franco Marini, formidabile leader sindacale, grande uomo delle istituzioni. Onorare la sua memoria vuol dire oggi continuare ad essere riformisti e antipopulisti, difendere l’autonomia sindacale e la forza della mediazione, del dialogo, della contrattazione». «Marini - sottolinea la segretaria generale Daniela Fumarola - ha indicato con coerenza la strada della centralità della persona: una lezione che nelle epocali transizioni in atto resta più attuale che mai. Bisogna agire per dare al cambiamento quella spinta sociale e solidale che solo il sindacato può imprimere».

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