Il fondo Flacks visita l'ex Ilva di Taranto: passi avanti verso la vendita
di Cinzia Arena
Attesa una delegazione di tecnici. Il piano di rilancio prevede una produzione di 4 milioni di tonnellate già nel 2026 e 6500 dipendenti. Critici i sindacati: il governo ci convochi

È uno degli ormai numerosi giorni cruciali accumulati in decenni di processi e vendite per l’acciaio italiano. Una delegazione del fondo americano Flacks Group in trasferta nell'ex Ilva di Taranto per un sopralluogo che durerà due giorni. Flacks è il fondo che sta trattando con le amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d'Italia l'acquisto dell'intera azienda con tutti i suoi stabilimenti dopo che l'offerta presentata nelle scorse settimane è stata reputata, sia dai commissari che dai comitati di sorveglianza, la migliore. Nei giorni scorsi il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha formalmente autorizzato gli stessi commissari a trattare in esclusiva con Flacks. A quanto si apprende, la visita di Flacks a Taranto - la seconda, essendoci stata la prima a fine novembre 2025 - era prevista più avanti. I rappresentanti americani, che giorni fa sono stati anche a Genova e Novi Ligure, hanno deciso di anticiparla e questo ha portato i vertici di Acciaierie d'Italia a rivedere i propri programmi per la giornata. All'arrivo degli emissari di Flacks saranno presenti uno dei tre commissari di AdI, Giancarlo Quaranta, e il direttore generale della società Maurizio Saitta. La delegazione di Flacks comprenderà solo tecnici e non lo stesso investitore Michael Flacks, la cui base è Miami, che di recente è stato in Italia, a Milano dove ha incontrato i commissari, e che viene probabilmente dato di ritorno in Italia nel giro di due settimane se le trattative in corso per l'ex Ilva dovessero evolvere.
Questi sono anche i giorni in cui si sta provando a definire un assetto industriale per l'Ilva che verrà, cercando di affiancare a Flacks altri soggetti come Metinvest, gruppo ucraino, e gli italiani Marcegaglia e Danieli. Il ruolo di Marcegaglia si esprimerebbe attraverso la conferma e il loro possibile incremento dei volumi di acciaio acquistati dall'ex Ilva dal gruppo di Mantova, che della fabbrica siderurgica è già un cliente storico.
"Flacks Group - ha affermato nei giorni scorsi Michael Flacks in un’intervista al Nuovo Quotidiano di Puglia - ha monitorato la situazione dell'ex Ilva sin dalla sua iniziale richiesta di insolvenza. Abbiamo seguito con grande attenzione l'evolversi della situazione e le varie fasi che si sono susseguite. Dopo che Baku Steel si è ritirata, oramai diversi mesi fa, abbiamo espresso il nostro interesse. Flacks Group segue solo situazioni che sono “rotte e stanche”. Una volta avviato il nostro piano per la fabbrica - ha poi aggiunto l'investitore americano che promette un piano da alcuni miliardi - l'obiettivo sarà quello di accelerare e di raggiungere una produzione di 4 milioni di tonnellate di acciaio nel primo anno di attività. Entro 18 mesi, poi, prevediamo che la produzione salga a 6 milioni di tonnellate. Il nostro programma di intervento prevede di mantenere 6.500 posti di lavoro, inclusa la formazione di nuova forza lavoro più giovane. Con i forni elettrici, nel tempo, si potrebbe arrivare fino a 9-10 mila posti in tutte le sedi. Uno degli obiettivi è quello di incrementare la forza lavoro". Sul fronte societario Flacks è stato netto: "Zero, non ci sono altri soci. Non ho altri soci fuori dalla mia famiglia. Il mio socio più importante è mia moglie". "Sulla presenza dello Stato nel capitale sto lavorando con i governi locali e nazionali", ha aggiunto quantificando infine gli investimenti totale di 5 miliardi di euro, con oltre 3 miliardi destinati all'elettrificazione e il resto al piano ambientale.
Qualche giorno fa proprio a Taranto i sindacati, attraverso Rocco Palombella della Uilm e Lori Scarpa della Fiom Cgil, hanno ribadito le loro critiche severe a Flacks (per Palombella "le sue dichiarazioni rischiano di farci passare dalla drammaticità all'essere ridicoli" e per Scarpa "di Flacks non ci interessa neanche discuterne") e rinnovato la richiesta di incontro immediato con il Governo. Richiesta che potrebbe essere di nuovo formalizzata in questa settimana a Palazzo Chigi.
Intanto a livello giudiziario è ripartito il processo “Ambiente svenduto”. Il gup di Potenza Francesco Valente ha rinviato a giudizio 21 imputati, coinvolti nel processo sul presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall'ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva. La prima udienza è stata fissata per il 21 aprile prossimo. Il processo è ricominciato nel marzo del 2025, in seguito all'annullamento, per la presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili, pronunciato dalla Corte d'Assise d'Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) della sentenza di primo grado con le 26 condanne, per 270 anni di carcere, inflitte il 31 maggio 2021. Ci sono anche Nicola e Fabio Riva, ex proprietari dell'Ilva, l'ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso e l’ex governatore pugliese Nichi Vendola tra i 21 rinviati a giudizio (18 persone fisiche e tre società) dal gup. Non sono state modificare le imputazioni originarie. La più pesante è quella di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all'avvelenamento di sostanze alimentari e all'omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Alcuni capi area e capi reparto rispondono di cooperazione in omicidio colposo in relazione agli incidenti sul lavoro che costarono la vita agli operai Claudio Marsella e Francesco Zaccaria.
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