Gli anziani, le vittime dimenticate della guerra in Ucraina
A Kiev il gelo e i bombardamenti colpiscono soprattutto le persone avanti con l'età. Soli, senza luce né cure, sono le vittime invisibili del conflitto

Gli anziani in Ucraina sono vittime invisibili, o meno visibili, della guerra in corso. Forse sono mediaticamente meno interessanti. Rappresentano tuttavia la fascia di popolazione civile tra le più colpite dalle conseguenze del conflitto e la loro condizione di vita risulta evidente a chi ha modo di entrare nella vita quotidiana di Kiev, in queste settimane in cui all’angoscia per i bombardamenti si è aggiunto il gelo, iniziato alla fine di dicembre e proseguito senza sosta fino a oggi, con temperature il più delle volte inferiori a meno 10. Un freddo da cui è difficile difendersi per i massicci e ripetuti bombardamenti delle infrastrutture energetiche della capitale, che provocano blackout prolungati, l’arresto della fornitura di riscaldamento alle abitazioni, l’interruzione dell’erogazione dell’energia elettrica, la mancanza di acqua. Non è facile vivere in queste condizioni per tutti. Lo è ancora di meno per gli anziani, che, se abitano in alto, sono impossibilitati a lasciare il loro appartamento al decimo o al quindicesimo piano con gli ascensori fermi per mancanza di elettricità, o comunque non escono di casa per evitare di cadere in strade gelate e scivolose.
Troeshina è uno dei più grandi quartieri della periferia di Kiev, iniziato a costruire in tempo sovietico, negli anni Settanta. Circa 300.000 abitanti. Sulla riva sinistra del fiume è tra i più colpiti dalle distruzioni delle centrali termiche e degli impianti elettrici. Grandi palazzi di più di dieci piani, senza luce e riscaldamento. Non sono pochi gli anziani che vivono da soli in questi appartamenti freddi, con temperature interne che scendono sotto i dieci gradi. Alle distribuzioni di cibo caldo per strada, realizzate da Sant’Egidio, l’80 per cento di chi arriva, se non di più, è anziano. Una notizia, rilanciata da “Novaja Gazeta Evropa”, il giornale russo indipendente, con sede oggi in Lettonia, ha riferito di una donna, Zhenia, di 88 anni, sopravvissuta alla Shoah, trovata morta nel suo appartamento a Podil, il quartiere storico di Kiev sulle rive del grande fiume, il Dnipro. Le autorità cittadine hanno precisato che la morte è dovuta a ischemia cardiaca. Se è difficile immaginare che una persona a 88 anni non soffra di ischemia cardiaca, non è difficile pensare che Zhenia sia morta per il freddo e la solitudine. La solitudine è una condizione di vulnerabilità particolarmente acuta per gli anziani, resa ancora più drammatica dalla guerra.
Gli ultimi dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (gennaio 2026) riportano che, su una stima di 3,7 milioni di sfollati interni in Ucraina, il 28% sono anziani, circa un milione. Il 70 per cento di loro dichiara di sentirsi solo, secondo una recente indagine. Kiev è la città con il maggior numero di sfollati, 340.000 censiti. Di questi circa 100.000 dovrebbero essere anziani. Precarietà abitativa, assenza di reti di socialità consolidate, difficoltà di accesso alle cure sanitarie, carenza di beni di prima necessità, difficoltà ad orientarsi in una città estranea, rendono la condizione degli anziani sfollati interni ancora più fragile. Sempre a Troeshina, nella sala di attesa di un centro umanitario, una quindicina di anziani sfollati manifestavano tutta la loro rassegnazione e a volta anche rabbia: «Siamo dimenticati da tutti… la verità è che noi non serviamo a nessuno», sono state le parole amare di una di loro, arrivata nel 2022 a Kiev da Severodonetsk, in Donbas: la sua città è quasi completamente distrutta, con nessuna prospettiva di ritorno e ugualmente di futuro. Ma perché soffermarsi sugli anziani? Non dovrebbero essere altre le priorità di una guerra che sta raggiungendo il suo quinto anno? Si potrebbe dire che ci sono questioni politiche e militari ben più pressanti. Qualcuno potrebbe pensare che in guerra occorra occuparsi primariamente di chi è valido, dei giovani, degli adulti, o di difendere i bambini, il futuro del paese. C’è un dato, che ancora poco è fatto oggetto di riflessione. Questa guerra è il primo conflitto combattuto da paesi caratterizzati da un avanzato processo di invecchiamento della popolazione. È una realtà che si riflette nella stessa struttura demografica dei combattenti, tra i quali non sono pochi gli ultracinquantenni arruolati. Senza pensare al fatto che i tanti giovani e adulti morti al fronte e i quasi 6 milioni di profughi ucraini all’estero (tra cui solo il 6% è in età avanzata) contribuirà ad un aumentare, anche dopo la guerra, il peso della popolazione anziana nel paese. Pensare agli anziani è pensare al futuro dell’Ucraina.
Guardare oggi a Kiev e volgere lo sguardo agli anziani - senza dimenticare le altre città e categorie sofferenti, tra le quali non mancano diverse situazioni di vulnerabilità - permette quindi di entrare nelle fibre del vissuto drammatico della popolazione civile in Ucraina. Aiuta a comprendere la realtà della guerra, che – non ci si deve stancare di ripetere – si capisce guardando negli occhi le vittime, ascoltando i loro racconti, cogliendo i loro silenzi e le loro espressioni gravide di dolore. Di fronte alle difficoltà politico-diplomatiche di trovare una via di uscita dal conflitto, all’incedere delle azioni belliche con la loro potenza distruttiva, che appare inesorabile, si insinua un senso di abitudine alla guerra, che si fa indifferenza e impotenza. Volgere lo sguardo agli inermi e al loro dolore suscita al contrario una ribellione. Non siamo impotenti. Essere vicino a chi soffre le conseguenze del conflitto con una solidarietà concreta è resistere alla violenza della guerra, è iniziare a costruire la pace. Occorre sostenere il percorso delle trattative, per quanto lento e travagliato – ma potrebbe essere diversamente? –, perché solo attraverso il processo negoziale sarà possibile uscire da questa guerra, ma non bisogna allo stesso tempo dimettere una mobilitazione delle coscienze, delle politiche, delle risorse per sostenere un impegno umanitario, che costituisce un investimento decisivo per costruire la pace e preparare il futuro dell’Ucraina.
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