Carceri, l’appello di associazioni e garanti: «Senza diritti sistema a rischio»

Assemblea aperta all’Università Roma Tre sulla situazione dei detenuti. Mauro Palma (Garante detenuti): «Un sistema sociale non può fare a meno della clemenza»
February 9, 2026
Carceri, l’appello di associazioni e garanti: «Senza diritti sistema a rischio»
Diritti, clemenza e umanità. Tre parole spesso dimenticate, al di là della retorica, nelle carceri italiane. Tre parole al centro invece dell’assemblea aperta organizzata all’Università Roma Tre, in via Principe Amedeo e promossa da diverse sigle come Antigone, Acli, Arci, Nessuno tocchi Caino, Conferenza nazionale dei Garanti territoriali. In un’aula affollata si susseguono per oltre quattro ore interventi serrati, per un massimo di cinque minuti a testa, aperti dal Garante dei detenuti, Mauro Palma: “Un sistema sociale non può fare a meno della clemenza”, dichiara, aggiungendo come oggi però questa parola sia “vista come mancata tenuta del potere dello Stato e non come elemento costitutivo della sua forza, come invece dovrebbe”. Palma utilizza un’altra parola per definire la situazione attuale dei detenuti: “esuberi”. Oggi chi entra in carcere fa parte di una “porzione sociale che è di fatto prevalentemente esterna alla collettività stessa, marginalizzata”, continua il Garante dei detenuti.
Per rompere questo schema - ben lontano dal modello previsto dall’articolo 27 della Costituzione - “la reclusione deve essere data e pensata all’interno dell’inclusione”, spiega Mariangela Perito (Acli). “Le dinamiche di chiusura del carcere verso l’interno, tipiche del carcere di isolamento e di custodia - continua Perito - devono rompersi per permettere quelle dinamiche di “connessione con il sociale”, già delineate dalla legge di riforma carceraria”. La delegata delle Acli alla giustizia riparativa cita poi l’arcivescovo di Milano Mario Delpini, quando afferma che “il carcere è un luogo in cui spesso la Costituzione è tradita. Serve giustizia riparativa, clemenza, percorsi di responsabilità e umanità”.
Rompere il muro che isola il carcere dal resto della società d’altronde non è solo una questione umanitaria. “Quasi il 70% dei detenuti torna a delinquere - continua Perito - la percentuale si abbassa sensibilmente per quelli che abbiano svolto un’attività lavorativa durante la detenzione”. L’altra grande sfida è “fare rete, perché le associazioni che operano nelle carceri oggi troppo spesso lavorano da sole”, dichiara invece Andrea Catarci che, da responsabile dell’ufficio “Giubileo delle Persone e Partecipazione” di Roma Capitale, ha seguito varie iniziative sul tema durante l’Anno Santo.
L’unico politico nazionale presente è Riccardo Magi (+Europa). L’esponente radicale - nel giorno in cui il Governo annuncia 10mila posti detentivi in più entro il 2027 - ricorda come in questa legislatura sono state depositate “in Parlamento numerose misure deflattive, come il numero chiuso per le carceri e le case di reinserimento sociale”, strutture di piccole per una dozzina di persone, pensate per il reinserimento lavorativo.
“Su quest’ultima proposta c’è il consenso dell’opposizione, ma è difficile parlare con l’attuale Governo, così come con Forza Italia che pure fino a non molto tempo fa era invece su queste posizioni”, conclude Magi. L’assemblea arriva, per una triste casualità, nel giorno in cui viene reso noto il settimo suicidio in carcere di quest’anno: si tratta di un detenuto turco di 25 anni, trovato impiccato nella sua cella. Era stato arrestato durante i festeggiamenti di Santa Rosa lo scorso 3 settembre a Viterbo per detenzione di armi da guerra.
“A Viterbo 697 detenuti sono ammassati in 405 posti disponibili, gestiti da appena 275 agenti della Polizia penitenziaria, quando ne servirebbero almeno 471”, ha denunciato ieri la Uil-Pa polizia penitenziaria. Il caso di Viterbo non è l’eccezione ma la regola: nel 2025 il sovraffollamento carcerario ha raggiunto un tasso del 138,5% (fonte Antigone) e ormai il fenomeno non risparmia nemmeno gli istituti minorili. Mentre arriva il via libera dell’esecutivo al nuovo “pacchetto sicurezza”, il dato del sovraffollamento, spiega Samuele Ciambriello (Garante campano dei detenuti), “non è una fatalità ma è causato da una politica penale securitaria, da una domanda crescente di pena”. Anche da qui bisognerebbe partire per immaginare quale direzione intraprendere.

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