La storia di Bussana, devastata come Niscemi e rinata grazie ai bohemién

Il sisma del 1887 fece 53 vittime e portò all’evacuazione del paesino contadino nei pressi di Sanremo. Artigiani e artisti ripopolarono le rovine dagli ani ‘50 e il Tar nel 2024 ha decretato che non sono abusivi
February 3, 2026
Un atelier d'artista a Bussana Vecchia
Un atelier d'artista a Bussana Vecchia
Dalle macerie di un terremoto a un sogno di libertà affidato all’arte. Bussana Vecchia è una storia italiana fuori dall’ordinario: un borgo medievale rinato dalle proprie rovine, sospeso tra mare e ulivi, a pochi chilometri da Sanremo, di cui è frazione.  «Bussana Vecchia è la seconda meta turistica più ambita all’interno del comune di Sanremo – spiega Vittorio Toesca, consigliere comunale della città dei fiori e residente nel borgo – È un paese molto particolare. È stato rimesso a posto nelle zone in cui si può girare in maniera spontanea, mentre una parte è chiusa per motivi di sicurezza. Vi sono numerosi studi e botteghe di artisti, la storica Osteria degli Artisti e qualche bistrot. I turisti sono attratti dal fascino medievale, dal valore storico e da un’atmosfera unica». Prima del disastro, Bussana era un piccolo centro agricolo, abitato da contadini e allevatori, con case raccolte attorno alla fortezza dei Conti di Ventimiglia. Tutto cambiò il 23 febbraio 1887, quando un violentissimo terremoto colpì la Liguria di Ponente. Bussana Vecchia fu devastata: crollarono tetti e muri, la chiesa barocca di Sant’Egidio fu gravemente lesionata. Era il Mercoledì delle Ceneri e molti abitanti erano in chiesa. Il bilancio fu tragico: 53 vittime. Il paese venne evacuato e i superstiti fondarono poco più a valle Bussana Nuova dove oggi vivono un migliaio di persone.
Per decenni Bussana Vecchia rimase un luogo abbandonato, usato persino come cava di materiali. Nel 1954, per impedire nuovi insediamenti, il Comune fece sfondare i tetti delle case ancora in buono stato, accelerandone il degrado. Sembrava la fine definitiva. Il risveglio arrivò nel 1959, quando il ceramista Mario Giani, detto Clizia, e il pittore Vanni Giuffré intuirono nelle rovine una possibilità. Con altri artisti diedero vita alla Comunità Internazionale Artisti di Bussana Vecchia. Negli anni Sessanta e Settanta il borgo si ripopolò: pittori, ceramisti e artigiani restaurarono le case con materiali di recupero, senza servizi essenziali, seguendo una filosofia di autogestione e creatività. Bussana divenne un’enclave bohémien, alternativa alla vita delle grandi città.
Le difficoltà non mancarono. Le case restavano di proprietà pubblica e gli abitanti venivano considerati abusivi. «Nel 2016 alcuni tecnici del Demanio e la Guardia di Finanza vennero a prendere le misurazioni delle case, dicendo che servivano per regolarizzare – racconta Toesca – ma pochi mesi dopo arrivarono multe elevatissime per occupazione indebita, all’interno di un piano di valorizzazione del Comune che non teneva conto della specificità di Bussana Vecchia». Da qui il ricorso di una sessantina di residenti, inizialmente respinto dal TAR e poi ribaltato nel 2024 dal Consiglio di Stato, che ha riconosciuto gli abitanti come tali, e non più come occupanti abusivi, e il loro contributo alla rinascita del paese, annullando il Programma di Valorizzazione del Comune di Sanremo nella parte più penalizzante. «Un luogo fuori dal tempo dove noi bambini vivevamo, e tuttora viviamo, secondo ritmi naturali, in una comunità ispirata dall’arte», aggiunge Toesca. «Oggi gli artisti sono di meno di un tempo, ma la comunità è forte, composta da 20 nazionalità diverse. Il sogno è valorizzare il paese restando fedeli ai suoi principi». Oggi il futuro resta aperto: il progetto comunale è fermo, mentre il Ministero della Cultura ha avviato il restauro dell’Oratorio di San Giovanni, primo intervento diretto dello Stato a Bussana Vecchia. Resta però il timore che il crescente successo turistico, con lo spuntare di bed and breakfast, possa innescare processi di gentrificazione capaci di snaturarne l’anima. Bussana Vecchia continua così a vivere una rinascita nata dal basso, ancora in cerca di un equilibrio tra legalità, valorizzazione artistica e patrimonio umano.

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