Cirio: «Con fermo preventivo e Daspo avremmo evitato le violenze al corteo per Askatasuna»
di Diego Motta
Il presidente della Regione Piemonte: le critiche alla gestione dell'ordine pubblico? Non mancavano né agenti, né controlli. Mancavano strumenti giuridici. Ora Torino riparta da legalità e regole, le nuove norme sono pensate proprio a tutela di chi vuole manifestare pacificamente

«Ho la scorta da cinque anni, da quando sono stati trovati dei volantini di Askatasuna che avevano la mia faccia al posto di quella di Aldo Moro. Sono favorevole alla Tav, per questo per loro sono un nemico». Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, spiega sempre che «un conto è leggere quel che dicono di noi gli antagonisti, un altro è viverlo». Però non ha cambiato idea su ciò che serve alla città: cita spesso il bisogno di legalità, più che la repressione, ed è convinto che la cornice costituzionale possa attutire eventuali contraccolpi sui diritti.
Presidente Cirio, da dove ripartono Torino e il Piemonte, dopo le polemiche degli ultimi giorni?
Si riparte dalla legalità, che è il presupposto da cui nasce qualsiasi cosa. Mi siedo volentieri al tavolo con tutti, senza chiedere da che partito provengano. Però devono esserci dei paletti ben chiari da rispettare. Ritengo che le nuove norme allo studio siano pensate proprio a tutela di chi in futuro vorrà partecipare ai cortei liberamente.
La diocesi di Torino ha chiesto di non confondere le frange violente con le migliaia di persone che hanno manifestato pacificamente.
Mi batto innanzitutto per questi ultimi. C’erano tre livelli di partecipazione al corteo: su 20mila persone presenti, i violenti erano circa 1.500, la maggioranza è andata in piazza legittimamente e pacificamente, alcuni hanno assunto un ruolo di complicità con i facinorosi, attraverso l’oscuramento visivo della parte violenta del corteo, il che ha complicato ulteriormente il lavoro delle forze dell’ordine. Lo dice la relazione di polizia.
Lei ha detto che con il decreto sicurezza approvato, le violenze contro gli agenti non sarebbero accadute. Al netto delle incognite di costituzionalità del provvedimento, non crede serva anche altro? Cosa è mancato sabato nella gestione dell'ordine pubblico? Cosa chiede come governatore del Piemonte al governo, viste le tensioni recenti, da Torino alla Val Susa?
Ho detto e ribadisco che, con quel decreto in vigore, quanto accaduto a Torino sarebbe stato largamente evitato. Perché non sono mancati i controlli, non è mancata la presenza delle forze dell’ordine, ma sono mancati gli strumenti giuridici per mettere nelle condizioni gli agenti di impedire l’accesso alla manifestazione a chi era venuto a Torino con l’unico ed evidente scopo di mettere a ferro e fuoco la città. Mi riferisco alla proposta del fermo di polizia preventivo che, sia chiaro, non va a colpire in modo indiscriminato chi vuole manifestare, ma va a “fermare” per almeno 12 ore, impedendo di fatto la partecipazione, chi ha precedenti specifici per aggressione, violenza e porto d’armi. Questo strumento - unito al Daspo per tutte le persone già condannate per reati relativi all’ordine pubblico - avrebbe di fatto bloccato l’accesso a Torino a buona parte dei quei 1.500 violenti che hanno devastato la città e assaltato le forze dell’ordine. Il Daspo, per altro, già è applicato negli stadi contro la violenza degli ultras: mi chiedo perché non possa esistere anche per queste situazioni.
La gestione della chiusura di Askatasuna poteva essere diversa? Cosa pensa della posizione del Comune, che aveva chiesto di distinguere tra chi dissente e chi delinque?
Ho già avuto modo di dire più volte che il governo regionale del Piemonte non condivideva quel tipo di approccio ritenendolo sbagliato, inutile e anche dannoso per quel senso di impunità che poteva ingenerare nei confronti di chi da 30 anni vive nella violenza e nell’illegalità. E mi creda, l’occupazione abusiva è solo una piccola parte dell’illegalità che ha caratterizzato la presenza di Askatasuna da oltre 30 anni, cavalcando qualunque motivazione - la Tav, la Palestina o l’imam - dia loro un alibi per scendere in piazza e distruggere i beni pubblici e privati ed attaccare gli uomini e le donne delle forze dell’ordine. Legalizzare l’illegalità è sbagliato, oltreché impossibile.
L'ex capo della Polizia Gabrielli oggi sostiene che gestire l'ordine pubblico è cosa complessa e che non vanno creati stati di eccezione permanente. Che ne pensa?
È vero che le leggi non andrebbero mai fatte sotto la spinta delle emozioni del momento, ma è altrettanto vero che un governo non può non adeguare la propria risposta ad un mondo che è in continua evoluzione e, soprattutto grazie alle nuove tecnologie, è in rapidissimo cambiamento. D’altra parte Gabrielli sa bene che, nella vita reale, bisogna saper dare risposte immediate a eventi improvvisi. Ricordiamo tutti come, proprio dopo i fatti di piazza San Carlo a Torino, sia stato lui a emanare una circolare che ha giustamente modificato, irrigidendole, le modalità di organizzazione degli eventi pubblici. Va anche detto però che su Askatasuna paghiamo decenni di mancato intervento, di accettazione e, da parte di qualcuno, quasi di comprensione. E per questo sono grato al ministro Piantedosi di aver posto la parola fine con uno sgombero che, finalmente, con questo governo, è arrivato. Sono convinto che nessuno nel governo utilizzerà questo momento per limitare le libertà personali, previste dalla nostra Costituzione, la cui difesa invece passa anche attraverso norme di questo tipo, che garantiscano a chi vuole manifestare nel rispetto della legge di poterlo fare in assoluta libertà e sicurezza. Ed è l’esatto contrario di quanto va dicendo oggi la sinistra. E lo dice uno che ama la nostra Costituzione repubblicana e antifascista e la difende nel suo ruolo istituzionale, ogni giorno ed in ogni contesto.
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