Prezzi alti e pochi posti letto: a che punto sono i lavori del Pnrr sugli studentati
La promessa è di costruire 60mila alloggi entro il 2026, ma sono stati stanziati metà dei fondi a disposizione e i costi sono quasi ovunque inaccessibili

In Italia mancano posti letto e alloggi a prezzi accessibili per gli studenti universitari. A sollevare per prima la questione fu, nel maggio del 2023, la matricola Ilaria Lamera che diede il via, dai giardini di fronte al Politecnico di Milano, alla protesta nazionale degli studenti che dormivano in tenda. Da allora, in realtà, qualcosa è stato fatto per venire incontro alle esigenze dei “fuori sede”: attingendo ai fondi del Pnrr il Governo ha stanziato 1,2 miliardi di euro per «triplicare i posti per gli studenti», da 40mila a oltre 100mila entro il 2026. Ma, a pochi mesi dal termine, il traguardo (spostato ora a maggio 2027) pare lontano dall’essere raggiunto: al 14 ottobre 2025 (ultima rilevazione pubblicata da “Italia Domani”, il portale che monitora lo stato di avanzamento dei lavori del Pnrr) erano stati stanziati circa 593 milioni di euro, il 49% del totale. E i prezzi dei nuovi posti letto sembrano ancora inaccessibili: i costi di una camera singola, nelle maggiori città d’Italia, variano da poco meno di 600 fino a oltre mille euro al mese.
La maggior parte dei nuovi alloggi resi disponibili negli ultimi due anni sono stati realizzati da investitori privati. Il motivo ha a che fare con le scadenze dettate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza: gli enti pubblici, da soli, non sarebbero stati in grado di costruire 60mila posti letto entro dicembre 2026. I privati, invece, hanno a disposizione 19.966 euro per la gestione – e non direttamente per la costruzione – di ogni singolo posto letto. Così, in tutte le grandi città universitarie si assiste al sorgere di nuove strutture private per l’accoglienza degli studenti fuori sede. A Milano il villaggio olimpico, fresco di inaugurazione, al termine dei Giochi invernali sarà convertito in una struttura per ospitare 1.700 posti letto, in quello che potrebbe diventare uno dei più grandi studentati d’Italia. A Firenze, dove sono già aperte da anni le strutture di The Social Hub (società dei Paesi Bassi che gestisce una catena alberghiera che ospita studenti in tutta Europa), è stata posta a gennaio la prima pietra per un nuovo studentato da 480 posti letto promosso da un fondo gestito da Investire Sgr. A Roma, nel quartiere Ostiense, la società immobiliare Hines dovrà mettere a disposizione oltre 2mila posti letto. In generale, si contano in tutta Italia circa un centinaio di studentati, a cui se ne aggiungeranno 35 nei prossimi anni. Tutti, almeno tra quelli che hanno attinto ai fondi del Pnrr, hanno in comune una caratteristica: gli affitti a prezzi calmierati. Calmierati, però, non è sinonimo di accessibili.
A Milano, secondo le rilevazioni del dipartimento Research & data intelligence del gruppo Gabetti, ogni studente deve sostenere un costo mensile per vitto e alloggio, ipotizzando la locazione di una stanza singola e l’iscrizione a un’università pubblica con Isee superiore a 30mila euro, anche superiore ai 1.600 euro. Ma quel che è più grave è che «il canone medio delle camere singole in studentati privati – si legge nel report di Gabetti – risulta strutturalmente superiore rispetto a quello delle camere singole in appartamento». Le cose non vanno molto meglio di fronte ai prezzi calmierati imposti dal Pnrr, che obbliga i gestori a garantire tariffe di almeno il 15% inferiori ai valori medi di mercato. «Il punto è capire cosa si intenda per valori medi di mercato – spiega ad Avvenire Alice Ranzini, ricercatrice del Politecnico di Milano, che ha curato un recente studio sull’offerta di casa accessibile a Milano –. La questione è ambigua sia per quanto riguarda il numero di posti letto a prezzi calmierati sia per quanto riguarda la tariffa di mercato presa a riferimento». A guardare i prezzi, in ogni caso, si tratta di tariffe ancora molto lontane da soluzioni realmente accessibili.
Resta, poi, il problema del numero di posti letto. Circa un anno fa, ne erano stati registrati poco più di 11mila finanziati dal Pnrr, a fronte dei 60mila promessi. Quasi tutti, però, sono concentrati in poche città del nord Italia: a Milano sono in cantiere 5.613 posti letto in studentati privati, a Padova 2.532 e a Bologna 2.018. Il Sud, al contrario, è ancora fermo al palo: secondo le rilevazioni del gruppo Gabetti, a Napoli sono in cantiere 840 posti letto, mentre a Bari e Palermo non è previsto al momento neanche un nuovo alloggio. A quasi tre anni dall’inizio delle proteste in tenda dei fuori sede, perciò, il Pnrr non è riuscito a colmare la lacuna di posti letto per gli studenti universitari che, nel 2023, l’istituto di ricerca Scenari immobiliari fissava a quota 130mila. Non solo: alcuni degli studentati già aperti – e cofinanziati dal Pnrr – nei prossimi anni potrebbero essere convertiti ad altre destinazioni d’uso. «Le convenzioni hanno una scadenza – continua Ranzini –. E, al momento, non sappiamo esattamente cosa succederà dopo quella data». In certi casi, invece, gli studentati sono già impiegati come strutture ricettive per turisti: «Succede ad esempio con molti posti letto a Venezia, in strutture che hanno un profilo fortemente alberghiero – spiega la ricercatrice del Politecnico –. Capita che gli studenti abbiano un contratto per dieci o undici mensilità all’anno e che, al termine delle lezioni, lascino la stanza ai brevi soggiorni dei turisti».
Anche per questo, in molte città si sono sollevate proteste contro quelli che vengono definiti “studentati di lusso”, per chiedere un incremento dell’offerta pubblica. In pratica, un ritorno al passato. «Negli ultimi anni, questo segmento è diventato molto remunerativo per i privati – conclude Ranzini –. Ma l’Italia tradizionalmente ha sempre avuto un’offerta per fuori sede quasi esclusivamente pubblica. I privati erano pochi, perlopiù di matrice cattolica e non avevano un mandato prevalentemente remunerativo. Come, invece, hanno le aziende».
Posti letto negli immobili inutilizzati della Chiesa: fa passi avanti l'accordo tra la Cdp e la Cei
Convertire edifici religiosi inutilizzati in residenze universitarie per studenti. È l’intento del protocollo d’intesa sottoscritto a ottobre dalla Cei e dal Gruppo Cassa depositi e prestiti (Cdp). Il progetto, che prevede la realizzazione di mille posti letto a prezzi calmierati, non si è fermato alla firma degli scorsi mesi. Ma sta cominciando a prendere vita. A confermarlo, è la pubblicazione ufficiale dell’Avviso per la raccolta delle manifestazioni di interesse. La procedura è rivolta a tutte le diocesi italiane, agli istituti diocesani di sostentamento del clero, alle fondazioni, alle congregazioni e ad altri enti religiosi. Che adesso potranno ufficialmente aderire all’iniziativa segnalando i propri immobili “non strumentali”, cioè non utilizzati per attività di culto o carità. Così da metterli a disposizione per l’iniziativa. Gli immobili selezionati saranno conferiti in un fondo immobiliare gestito da Cdp Ra Sgr, con l’obiettivo di realizzare gli alloggi.
«La pubblicazione dell’Avviso - sottolinea don Claudio Francesconi, economo della Cei – rappresenta il primo passo operativo di questo progetto strategico. Si tratta di una prima fase preliminare che quindi non costituisce alcun impegno o vincolo oggi a aderire. Viene gestita – spiega il sacerdote - in modo riservato e in seguito l’ente avrà modo di fare le sue valutazioni e seguire l’iter autorizzativo canonico». Un’iniziativa «innovativa che punta a valorizzare economicamente e socialmente il patrimonio immobiliare degli enti religiosi unendo risorse e competenze di una forte realtà istituzionale come Cdp». Un progetto pilota «che potrà aprire spazi per ulteriori sviluppi». La procedura si articola in diverse fasi, pensate per garantire trasparenza e imparzialità nella selezione. In primo luogo, i soggetti interessati dovranno presentare la propria manifestazione di interesse attraverso la piattaforma dedicata, compilando la documentazione richiesta e allegando le informazioni disponibili per gli immobili candidati. Per agevolare gli utenti, è stata creata una pagina web dedicata sul sito istituzionale di Cdp Real asset Sgr. In questa sezione sono disponibili tutte le informazioni necessarie relative al processo di accreditamento, alle tempistiche di raccolta dati e agli allegati utili per la candidatura degli immobili. La pagina sarà costantemente aggiornata per fornire supporto operativo e risposte alle domande più frequenti, facilitando così ogni fase della procedura.
Per quanto riguarda la prima fase della raccolta delle candidature, i termini di trasmissione e caricamento delle informazioni dovranno pervenire entro le ore 20 del 27 febbraio 2026. Mentre per quanto riguarda la seconda, entro le ore 20 del prossimo 30 aprile. Inoltre, entro il 3 febbraio, ci si può registrare al webinar informativo che si terrà il 5 febbraio alle ore 16. Una volta raccolte le richieste, Cdp Ra Sgr effettuerà una valutazione dei progetti in base a criteri di idoneità, ubicazione e potenzialità di trasformazione in residenze universitarie. Tra i criteri, la coerenza funzionale e strutturale con il modello di student housing; lo stato manutentivo e la possibilità di rapida riqualificazione; la localizzazione in prossimità di poli universitari. E l’assenza di vincoli ostativi e la disponibilità della documentazione richiesta. Tutti requisiti che potranno essere accertati anche da eventuali sopralluoghi. Gli edifici scelti saranno successivamente inseriti nel fondo, dando così avvio ai progetti di riqualificazione e destinazione degli spazi a studenti fuori sede. È «un passo concreto nell’impegno condiviso con la Cei di contribuire ad una risposta all’emergenza abitativa nazionale», sottolinea Filippo Catena, responsabile Fondi abitare sociale di Cdp Real asset Sgr. L’iniziativa, aggiunge, «si inserisce in un più ampio insieme di azioni promosse dal gruppo Cdp per incrementare l’offerta di posti letto a canone calmierato destinati agli studenti fuori sede, nella consapevolezza del ruolo strategico dell’abitare sociale — e in particolare dello student housing — quale leva per la mobilità sociale, la promozione delle pari opportunità e la valorizzazione di immobili oggi inutilizzati, contribuendo così allo sviluppo sostenibile del Paese e alla rigenerazione dei territori». La palla, adesso, è tutta in mano alle diocesi. Il progetto sta per entrare nel vivo.
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