Zero sbarchi e mille dispersi: la tragedia dietro i numeri
I grafici del Viminale sugli arrivi di gennaio mostrano una fila di zero. Ma c’è un terribile non detto

Zero sbarchi e mille dispersi. Sono i terribili numeri delle rotte dei migranti nel Mediterraneo in questo inizio 2026. «I numeri non sono opinioni. Ma alcune opinioni provano a usare i numeri», avevamo scritto sette mesi fa. Ora aggiungiamo che i numeri parlano da soli ma per chi li vuole leggere con verità. «Quest’anno, anche se siamo appena a un mese, siamo alla metà degli arrivi rispetto all’anno scorso», aveva annunciato dieci giorni fa il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Aggiungendo che «i numeri, anche se sembrano aridi, parlano chiaro e creano un percorso di valutazione di quello che si fa». E in effetti i numeri sembrano dar ragione al ministro. Sul “Cruscotto sbarchi”, il monitoraggio giornaliero sul sito del Viminale, gli sbarchi a gennaio sono stati davvero la metà di quelli del 2025. Anzi ancora meno. Soprattutto negli ultimi giorni del mese.
Il grafico è una lunga fila di “zero”. Nove giorni senza nessuno sbarco, né autonomo né frutto del soccorso della Guardia costiera o delle Ong. Ma quegli “zero” sono numeri che hanno un terribile non detto. Lo sappiamo dopo la denuncia di Mediterranea Saving Humans. La Ong parla di oltre mille scomparsi dopo essere partiti dalla Tunisia proprio in questi giorni. Finiti in mezzo al ciclone Harry che oltre a devastare le coste di Calabria, Sicilia e Sardegna, si è scaricato sulle acque del Mediterraneo, con onde altissime e venti di burrasca. Da mesi, per gran parte del 2025, le partenze dalla Tunisia erano scomparse, bloccate dagli accordi tra il Paese nordafricano e la Ue, e in particolare il nostro governo che aveva più volte rivendicato questo risultato. Poi, improvvisamente, alla fine di gennaio partono a ripetizione decine di barchini, “le bare di latta”, mortali anche col mare calmo. Ma partono nel pieno del ciclone. Perché? Cosa ha spinto i trafficanti a svuotare i campi/prigione dei profughi e a mandarli a morire? Perché il governo di Tunisi li ha fatti passare?
Non è difficile immaginare una qualche strategia, forse per alzare la posta, per chiedere altro a Ue e Italia. Ma per ora nessuno parla, nessuno commenta. E allora ci vengono in mente delle parole molto forti di papa Leone. «Quelle barche che sperano di avvistare un porto sicuro non possono e non devono trovare la freddezza dell’indifferenza o lo stigma della discriminazione». Invece sono scomparse nel nulla, a decine.
Ma ci sono anche altri numeri che dovrebbero indignare. E questa volta a fornirli è l’Oim, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni dell’Onu. Numeri ufficiali, “certificati”. Sono stati 27.116 i migranti intercettati in mare e riportati in Libia nel 2025, circa il 26% in più rispetto al 2024 quando erano stati “appena” 21.762 e ancor più rispetto al 2023 quando erano stati 17.025. Per ogni 100 migranti sbarcati ce ne sono altri 41 che sono stati riportati indietro (gli sbarcati infatti sono stati 66.296, tanti quanti nel 2024), quasi tutti partiti dalla Libia proprio perché le partenze dalla Tunisia erano bloccate. Ma di questi numeri non si parla, nessuno li rivendica come “successi”. Forse perché è ben noto che a riportare i Libia i profughi bloccati in mare è la “cosiddetta guardia costiera” di Tripoli, legate a varie milizie e agli stessi trafficanti. Forse perché è ben noto che i profughi vengono poi risbattuti in campi/lager, come provato e denunciato anche dall’Onu. E allora per commentare questi numeri prendiamo ancora in prestito le chiare parole di papa Leone. «Si stanno adottando misure sempre più disumane – persino politicamente celebrate – per trattare questi “indesiderabili” come se fossero spazzatura e non esseri umani». Una “spazzatura” che può andare a fondo in un mare in tempesta. «Tante vittime – e fra loro quante madri, e quanti bambini! – dalle profondità del Mare nostrum gridano non solo al cielo, ma ai nostri cuori», è l’appello del Papa. Ora si aggiunge il grido di altre mille persone, non solo numeri ma volti e voci che non conosceremo mai ma che continueranno a gridare. Chi li ascolterà?
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