Guardate i giovani che non hanno il martello in mano
Ragazze e ragazzi splendidi, che non solo in campi come lo sport eccellono, ma che hanno talento e voglia, e che si sentono mortificati da tante difficoltà e da adulti cinici e avviliti

I fatti di Torino, con la penosa scena di violenza su un poliziotto, ha fatto divampare un dibattito su quei giovani dal volto coperto, sui mandanti e contiguità varie, sulla strumentalizzazione che se ne può fare in un senso o in un altro. Ma io dico, con la supplica violenta dei poeti, guardate anche i giovani senza passamontagna. Io dico a chi governa oggi, a chi vorrebbe governare domani: guardate i giovani che senza coprirsi il volto cercano tutti i giorni di essere una giovane Italia. Ragazzi splendidi, che non solo in campi come lo sport eccellono, ma che hanno talento e voglia, e che si sentono mortificati da tante difficoltà, da anni di notizie allarmistiche, e da tanti adulti cinici e avviliti. Guardate i giovani che non hanno il martello in mano – quelli vanno arrestati – e che hanno in mano invece la speranza del futuro per loro, per il loro amore, per il loro lavoro. Ecco, quelli non arrestateli, non fermateli, non avviliteli con un mondo di pastoie burocratiche, di stipendi avvilenti, di ordini professionali che difendono caste e privilegi. Si dice “giovani manifestanti”, “giovani antagonisti” come fossero chissà quanti. E invece la maggioranza dei giovani non grida, non si sente antagonista a nessuno, anzi vorrebbe meno scontro, meno violenza, meno veleno. Vorrebbe che la vita non tradisse la giovinezza. State attenti a questi, voi che volete o vorrete governare. La violenza fa più notizia dell’impegno. Ed è ovvio, in quanto ciò che è violento interrompe il flusso della normalità che violenta non è, ed è abitata da giovani che si danno fare, che rispettano gli altri e che però, appunto fanno meno notizia. La violenza lacera il tessuto del fluire buono e sano degli eventi, del tessuto fatto di gente e azioni che non vuole essere contro, ma vuole essere “per”.
La calda vita diceva uno scrittore. Ovvero l’impegno quotidiano di ragazzi che studiano, che provano a lavorare, che fanno sport. Giovani che però spesso non sono importanti per gli adulti che pensano più a se stessi che a loro. E che spesso non sono disposti a mettere in discussione davvero come hanno realizzato la scuola, l’università, l’accesso al lavoro, il peso fiscale mal distribuito dovuto a uno statalismo soffocante e che rende bassi gli stipendi. Adulti che sembrano accorgersi dei giovani solo se questi alzano una coppa al cielo in uno sport o un martello e slogan violenti. La violenza anche per questo si presta a maggiori strumentalizzazioni politiche e ideologiche. Si presta alle conferme di quanto già si pensava prima. E invece l’amore per un Italia più giovane e amata dai giovani chiede pensieri nuovi e coraggio. E sacrificio da parte degli adulti. Insomma, da quell’orrido fatto di violenza occorre poi girare lo sguardo e prendersi cura davvero di chi violento non è, di chi non cerca e non sopporta le strumentalizzazioni. Di chi non urla. Di chi non fa notizia. La sfida dell’Italia è la attenzione ai giovani. Lo dico da tempo, e lo ha detto un signore ben più autorevole e ascoltato di un poeta, ovvero il Presidente della Banca d’Italia, Fabio Panetta. Ma tale attenzione “costa” come sa chiunque si dedica – e non solo per mestiere – a fare attenzione ai ragazzi. Costa perché non sono come immagini, perché chiedono pazienza e presenza. E non vogliono paternalismi e mammismi. Ma adulti che si impegnino al loro fianco e tirino la volata senza far dispetti e sgambetti. Di certo, un adulto seduto sul divano o nel recinto comodo della sua professione o del suo inamovibile scranno è difficile che accompagni e tiri volate. Al massimo dà inutili sentenze.
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