A Rozzano c'è un ring in oratorio per combattere contro la violenza

A Rozzano ha appena festeggiato un anno di vita il progetto “Un gancio da Dio”, che unisce sport, educazione e comunità catturando ragazzi che altrimenti starebbero in strada. L’ex campione olimpico Stecca: mai immaginato che la boxe arrivasse qui
February 3, 2026
Un momento di un match
Un momento di un match
Completo nero, collarino bianco slacciato che pende dal colletto della camicia, microfono in mano. Il compito è chiaro: tenere alta l’emozione della serata, dare ritmo, accompagnare il pubblico dentro qualcosa che va oltre un semplice evento sportivo. Alle sue spalle, al centro della sala, un ring da boxe. Attorno, luci blu e sguardi curiosi. Sul tappeto due ragazzi si scaldano, saltellano, si muovono leggeri, seguiti passo dopo passo dai rispettivi coach. Sono pronti al round dopo il gong d’inizio. È così che la parrocchia di Sant’Angelo, a Rozzano, festeggia il primo anniversario di “Un gancio da Dio”, un progetto che ha scelto di unire sport, educazione e comunità. Davanti al ring, un pubblico composto da giovani, famiglie e bambini. A fare gli onori di casa è don Luigi Scarlino, leccese d’origine ma lombardo d’adozione, punto di riferimento per la parrocchia.
Da sempre l’oratorio rappresenta molto più di uno spazio ricreativo. È un ambiente educativo fondamentale per la crescita dei ragazzi, un luogo di incontro, confronto, oltreché condivisione e catechismo. Agli inizi del Novecento, i campetti di calcio iniziarono a diffondersi a macchia d’olio nelle parrocchie italiane. L’idea era di attrarre i giovani e offrire loro uno svago sportivo che, da un lato, li allontanasse dalla strada e, dall’altro, diventasse uno strumento di crescita personale, disciplina e rispetto delle regole. Oggi, a più di un secolo di distanza, la parrocchia di Sant’Angelo prova a inaugurare una nuova tradizione: la boxe in oratorio. Una scelta che può sorprendere, ma che nasce da una visione educativa ben precisa. Non violenza, ma autocontrollo. Non sopraffazione, ma rispetto dell’avversario e impegno. La boxe, quindi, come scuola di vita, capace di insegnare disciplina, concentrazione e gestione delle emozioni. Don Luigi è stato uno dei primi promotori dell’iniziativa. Ha creduto nel progetto fin dall’inizio. A un anno di distanza, i risultati iniziano a vedersi: sono stati aperti corsi gratuiti rivolti a ragazzi e ragazzini del quartiere, offrendo loro un’opportunità concreta di crescita e inclusione. «Questo è un grande compleanno per noi, è un sogno che diventa realtà», racconta il sacerdote. «La prima squadra è composta da cinquanta ragazzi, dai nove ai diciannove anni. La cosa bella è che questo è un gruppo interreligioso. Lo sport riesce a unire persone di credo diverse». E continua: «La boxe non è solo una metafora di vita e di riscatto, ma è anche una metafora biblica: il pugilato è l’unico sport presente nella Bibbia, citato da San Paolo e nell’Antico Testamento».
Sul ring, intanto, i due giovani pugili incrociano i guantoni in segno di saluto. Davanti ai due il pubblico applaude. Tra loro ci sono istituzioni locali, tra cui il sindaco della città, Mattia Ferretti, la sottosegretaria allo Sport della Regione, Federica Picchi. E due ospiti d’onore: Mario Ireneo Sturla, conosciuto come il dottore della boxe, vanta oltre cinquant’anni a bordo del ring; e il campione olimpionico di boxe nell’84, Maurizio Stecca. «Non avrei mai immaginato che in oratorio arrivasse il pugilato. È la prima volta che vedo un caso simile e mi ha stupito. Perciò sono venuto qua a Rozzano», ha commentato l’ex boxer, un tempo anche tecnico della nazionale. Da insegnante ha sottolineato l’importanza di avere uno sport come il pugilato per richiamare i ragazzi dalla strada e dare loro valori, obiettivi e disciplina.

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