Il padre che ha picchiato la maestra davanti alla figlia a Piacenza

di Barbara Sartori, Piacenza
L'insegnante aveva chiesto all'uomo di compilare l’apposito modulo e l’autorizzazione per prelevare la bambina prima della fine dell’orario delle lezioni. Ora è in ospedale, mentre lui è stato denunciato
February 3, 2026
Il padre che ha picchiato la maestra davanti alla figlia a Piacenza
Avrebbe preso a pugni e spintonato l’insegnante della figlia nell’atrio della scuola. Il motivo? La richiesta, da parte della maestra, di compilare l’apposito modulo e l’autorizzazione per prelevare la bambina prima della fine dell’orario delle lezioni. È finito con la denuncia nei confronti dell’uomo – italiano, di giovane età – il brutto episodio di violenza avvenuto lunedì in una scuola Primaria di Piacenza. Sulla dinamica dei fatti sta indagando la Polizia locale.
Secondo una prima ricostruzione, tutto sarebbe partito dalla protesta del padre di fronte alla necessità di assolvere un passaggio burocratico previsto dal regolamento, a tutela della sicurezza degli stessi alunni. Dalle parole sarebbe passato ai fatti: avrebbe afferrato la docente, prendendola a pugni e strattonandola. Il personale scolastico è subito intervenuto per allontanarlo. La maestra, accompagnata dalla dirigente, si è rivolta al pronto soccorso per le cure del caso. Ma le ferite che bruciano di più non sono quelle fisiche, per fortuna non gravi. È lo choc per quanto vissuto, in maniera repentina ed imprevedibile. Anche perché c’è un’altra vittima in questa faccenda ed è la bambina che, suo malgrado, ha assistito alla scena. Di «danno profondo sul piano educativo ed emotivo» parla non a caso l’assessore comunale alla Scuola Mario Dadati, stigmatizzando un fatto gravissimo che «trasmette un messaggio opposto ai valori che la scuola deve incarnare». «Le insegnanti e gli insegnanti – aggiunge – non sono bersagli, ma presìdi civili, e la loro autorevolezza va riconosciuta e difesa. Come Comune ribadiamo che sicurezza e rispetto nella scuola non sono negoziabili e continueremo a lavorare, insieme a tutte le istituzioni competenti, per garantire un ambiente educativo sano e sicuro per bambini e operatori scolastici». «Valuteremo la costituzione di parte civile nel processo contro la persona che ha aggredito e preso a pugni la maestra di sua figlia», annuncia da parte sua in una nota Salvatore Pizzo, coordinatore del sindacato Gilda Insegnanti di Parma e Piacenza, il quale ricorda che «la violenza e la minaccia a un pubblico ufficiale (tali sono i docenti di Scuola Statale) è sanzionata con la reclusione fino a 5 anni, aumentata fino a 7 anni e 6 mesi, quando si tratta di aggressioni inferte ai docenti da parte dei genitori. Un’aggravante specifica introdotta recentemente nel codice penale».
Non si addentra nell’analisi del caso specifico, ma lo legge come l’ennesimo segnale di una emergenza educativa che riguarda il mondo adulto il prof. Claudio Ferrari, responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale scolastica. «Vediamo genitori in affanno, in tensione continua», osserva Ferrari, una lunga esperienza come docente di religione in un istituto superiore. Lo ha fatto riflettere quanto ha sentito pochi giorni fa nel corso di un incontro, a Reggio Emilia, a cui ha partecipato il cappellano del carcere minorile di Casal di Marmo. «Ha detto che la metà dei ragazzi che sono dentro sono senza famiglia e l’altra metà viene da famiglie iperprotettive. C’è una fatica ad accettare la sofferenza, il disagio, la frustrazione». In più, rileva una crescente incapacità dei genitori di svolgere il loro ruolo. «Prima che andassi in pensione, un anno e mezzo fa, due studenti mi hanno confidato di non sapere come impedire che la loro madre passasse le giornate su Tik Tok». La ricetta non esiste. C’è un mondo adulto di cui cominciare a prendersi cura sul serio, anche nella Chiesa, rilancia Ferrari. «E c’è una fiducia da ricostruire con la scuola, che passa anche per la formazione e la cura degli stessi insegnanti».

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