Rottigni (Abi): da calo nascite un freno al Pil, serve un approccio integrato
di Redazione romana
Il direttore generale in audizione alla commissione sulla demografia: «È una sfida strutturale. Rischio di pensioni inadeguate. Il settore bancario parte attiva nel sostegno a buone pratiche»

La demografia è un settore in cui l’Italia si trova di fronte a «una sfida strutturale» che richiede «un approccio integrato, che affianchi alle leve della forza lavoro e del capitale umano anche misure rivolte alle famiglie, agli anziani e al tessuto produttivo, dove il ricambio generazionale è sempre più importante». È l'analisi fatta dal direttore generale dell’Associazione bancaria italiana, Marco Elio Rottigni, durante una audizione alla Camera alla Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica in atto. Rispetto alla quale, ha affermato, «il settore bancario è parte attiva di questo percorso e contribuisce, nel proprio ambito, a sostenere l’adattamento dell’economia e della società italiana alla nuova realtà demografica, in linea con le buone pratiche già in essere».
Secondo Rottigni, «la transizione demografica rappresenta una sfida strutturale per il Paese, con potenziali effetti rilevanti sul sistema economico, sul welfare e sul tessuto produttivo. La dinamica demografica negativa prevista in Italia nei prossimi decenni può determinare un significativo rallentamento economico anche rispetto ai tassi di crescita attuali».
Tuttavia, per il vertice operativo dell'associazione bancaria, «l’Italia può attingere da almeno quattro "riserve" in cui presenta un significativo gap rispetto alla media europea che, se ben governate, potrebbero concorrere a contenere gli effetti dell’evoluzione demografica: i giovani, le donne, i saldi migratori e gli occupati laureati. Nostre analisi – ha proseguito – mostrano come annullando tali gap si riuscirebbe a ridurre significativamente gli effetti di minor crescita economica legati alla negativa dinamica demografica attesa nei prossimi anni, potenzialmente arrivando anche ad azzerarli».
E accanto a queste "leve" analizzate, vi sono anche altri segmenti della popolazione e del sistema produttivo che richiedono misure dedicate e possono contribuire in modo significativo alla crescita economica. Si pensi ad esempio ai nuovi nati, alla popolazione più anziana, cosiddetti "silver ages", e ai nuovi imprenditori. Politiche demografiche efficaci – ha quindi concluso il direttore generale dell’Abi – richiedono quindi un approccio integrato».
Il manager ha anche portato in audizione una serie di numeri: «Negli ultimi dieci anni la popolazione italiana ha registrato una significativa contrazione. Tra il 2014 e il 2024 il numero dei residenti si è ridotto di 1,3 milioni, passando da 60,3 a 59 milioni. Secondo lo scenario mediano dell’Istat - ha proseguito -, la popolazione scenderebbe a 54,7 milioni già nel 2050 e a 45,8 milioni nel 2080, con una riduzione complessiva di 13,2 milioni di persone rispetto al 2024 (-22%)». Al contrario, la popolazione con più di 67 anni aumenterebbe di 2,3 milioni, passando dall’attuale 20,5% del totale a circa il 30,7% nel 2050 e al 31,3% nel 2080. Mentre l’età media passerebbe dagli attuali 46,6 anni a 50,8 anni nel 2050 e 51 anni nel 2080. Tali evoluzioni avranno implicazioni anche sul sistema pensionistico: «Nel 2024 la spesa pensionistica ha raggiunto i 337 miliardi di euro (15,4% del Pil) - ha osservato -. Secondo le proiezioni della Ragioneria dello Stato, tale spesa salirebbe a un picco poco superiore al 17% nel 2040, per poi ridursi verso il 14% negli anni Settanta. Pur restando solido il profilo di sostenibilità, aumenterebbero i rischi di pensioni non adeguate».
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