Il caso del cherubino col volto della Meloni in una chiesa a Roma. Indagine del Vicariato

È spuntato a San Lorenzo in Lucina, in una cappella. La Diocesi rimanda al restauratore che glissa: «Chi dice che somiglia alla premier?». E il Pd polemizza
January 31, 2026
Il caso del cherubino col volto della Meloni in una chiesa a Roma. Indagine del Vicariato
Due immagini del cherubino raffigurato in un affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina che somiglia alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Il Vicariato ha annunciato l'avvio di un'indagine./ ANSA
I fatti nudi e crudi sono già eloquenti, al di là dei capannelli di curiosi davanti a san Lorenzo in Lucina, storica chiesa del centro di Roma. E della battuta con cui Giorgia Meloni stessa ha commentato (postando la foto del dipinto) sui social il caso del giorno:«No, decisamente non somiglio a un angelo», ha scritto aggiungendo una faccina che ride (e, forse, con un pizzico di soddisfazione per il clamore).
I fatti, dicevamo. Questa mattina il sito Repubblica.it lancia la notizia: “Meloni faccia d’angelo, spunta un ritratto della premier”. L’articolo racconta che all’interno della basilica, oggetto di lavori di restauro, in una cappella (quella del Crocifisso) è spuntata la raffigurazione di un angelo il cui volto ha le fattezze della presidente del Consiglio. E, in effetti, la somiglianza è forte. Acuita anche dal fatto che il personaggio regge un cartiglio su cui è raffigurato lo stivale dell’Italia. Il caso subito corre tra media e social. Ad amplificarlo, anche un altro elemento: i siti scrivono che l’opera sarebbe mano di Bruno Valentinetti, 83enne sacrestano della chiesa (con funzioni anche di decoratore), nel cui passato c’è anche una candidatura nel 2008, nel I Municipio di Roma, con la lista La Destra-Fiamma tricolore.
La notizia diventa subito anche un caso politico. La Soprintendenza guidata da Daniela Porro, che ovviamente aveva autorizzato i lavori, annuncia un sopralluogo per il pomeriggio. E dopo le 14 interviene anche il Vicariato di Roma, all’inizio colto di «stupore», secondo i primi flash d’agenzia: in un comunicato fa poi sapere che anche il Fec, il Fondo edifici di culto del ministero dell’Interno (che ha la proprietà di questo luogo sacro), e l’Ufficio per l’edilizia di culto della Diocesi erano al corrente di lavori avviati nel 2023 «senza nulla modificare o aggiungere» sull’affresco in questione, che è molto recente risalendo al 2000. Pertanto, precisa la nota, «la modifica del volto del cherubino è stata un’iniziativa del decoratore, non comunicata» e per questo si assicura l’impegno ad «approfondire la questione e valutare eventuali iniziative».
A livello politico è il Pd a reagire per primo, chiedendo un intervento del ministro della Cultura, Giuli, «perché «non è accettabile» l’episodio. «L’ipotesi che un restauro su un bene tutelato possa aver prodotto un’immagine riconducibile a un volto contemporaneo - ricorda Irene Manzi - rappresenta una potenziale e grave violazione del Codice dei beni culturali. Il patrimonio italiano non può essere piegato a letture improprie». Avs, con Filiberto Zaratti, ipotizza «un esempio di culto della personalità come non se ne vedeva dai tempi del fascismo». E di «propaganda» parla anche M5s. Mentre FdI replica parlando di «delirio mistico».
Cercato da tanti cronisti mons. Daniele Micheletti, rettore della basilica, non nega la somiglianza: «Sono andato stamattina (ieri per chi legge, ndr) a vedere il restauro e in effetti c’è. Io avevo chiesto di restaurare la cappella esattamente com’era. Ora capiremo». E più parti precisa: «Non ci tengo a far passare la parrocchia come meloniana. D’altronde c’è anche un busto di Umberto II, ma non per questo siamo monarchici. Non capisco tutto questo clamore, una volta i pittori, a partire da Caravaggio, negli affreschi raffiguravano di tutto...». Anche il presunto “responsabile”, Valentinetti, è stato braccato dalla stampa: «Ognuno ci vede quel che vuole - sono le sue frasi -, io ho restaurato ciò che c’era», precisando anche di essere ricorso a una semplice «scialbatura» conservativa. Peraltro già gli affreschi originari del 2000 erano opera sua. E nega “ispirazioni” politiche precisando: «I miei modelli sono tutti morti. La candidatura? Fu a mia insaputa». Infine si congeda con una battuta: «Dicono che l’altro angelo somigli a Conte...».

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