Il no a CasaPound, Bella Ciao e la Costituzione: cos'è successo alla Camera
Salta l'appuntamento sul tema remigrazione, sit-in delle minoranze. Annullate tutte le conferenze stampa per questioni di ordine pubblico. Per il deputato leghista Furgiuele gli esponenti dell'opposizione «sono degli antidemocratici». Ma Vannacci e l'estrema destra alla fine vengono lasciati soli anche da FdI

Il blitz “antifascista” delle opposizioni fa saltare la conferenza stampa sulla remigrazione, organizzata alla Camera dall’estrema destra sotto l’ala protettiva del deputato leghista (e vannacciano) Domenico Furgiuele. I neofascisti recriminano, il parlamentare del Carroccio sbotta e promette un nuovo tentativo, ma i deputati del centrosinistra rivendicano l’azione di «resistenza a difesa delle istituzioni democratiche». È l’esito di una mattinata di tensioni preceduta da giorni di polemiche, che però non hanno dissuaso il comitato “Remigrazione e riconquista” dall’intento di provare a lanciare a Montecitorio la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare sul rimpatrio forzato dei migranti.
Già mezz’ora prima dell’orario previsto per l’inizio del convegno, la sala stampa della Camera è off-limits. I giornalisti vengono fatti uscire. Dentro ci sono Matteo Orfini, Marco Miccoli e Arturo Scotto del Pd, Riccardo Ricciardi e Francesco Silvestri del M5s, Matteo Richetti ed Elena Bonetti di Azione, i due portavoce nazionali di Avs, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, e altri ancora. Una mossa coordinata, programmata dal giorno prima con l’intenzione precisa di occupare la sala e impedire l’ingresso degli esponenti del comitato. I parlamentari agitano la Costituzione, intonano “Bella ciao” e “Fischia il vento”. A nulla serve il tentativo di Furgiuele, che entra e prova a far valere le sue ragioni. Accusa i colleghi: «Siete voi i fascisti, siete antidemocratici». Ma è solo. Nessuno dalla Lega, tantomeno dalle altre forze di maggioranza, accorre per spalleggiarlo.
Il deputato leghista viene praticamente accerchiato e sommerso dalle repliche. Qualche esponente delle opposizioni inizia a uscire, ma solo momentaneamente. «Resteremo qui finché non scadrà il tempo utile per la conferenza stampa», spiega Silvestri. Ma non è necessario aspettare così a lungo: dopo qualche minuto l’ufficio stampa di Montecitorio fa sapere che la Presidenza ha annullato tutte le conferenze in programma «per ragioni di ordine pubblico». Un inedito per Montecitorio.
A quel punto desiste anche Furgiuele. Lascia sala stampa imbufalito. Battibecca con una giornalista, facendo notare che Lorenzo Fontana ha disposto l’annullamento in ragione della prevaricazione messa in atto dai «cosiddetti democratici», non per dissenso con l’evento. Ma il fatto che il presidente della Camera ha sconsigliato al collega di tenere la conferenza è di dominio pubblico dopo la nota di giovedì.
Furgiuele, però, non demorde. Prima promette che riproverà a organizzare l’evento, poi passa al piano B: esce su piazza Montecitorio dove i membri del comitato improvvisano una conferenza stampa. Davanti ai cronisti parlano Luca Marsella, ex consigliere municipale a Ostia per CasaPound, noto anche per alcune foto virali che lo ritraggono con Roberto Spada, che di Ostia è stato il boss assieme al fratello Carmine fino all’arresto. C’è Ivan Sogari, dal Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti, vicino a Forza Nuova, e Salvatore Ferrara del Movimento nazionale, conosciuto come organizzatore di rimpatriate nostalgiche a Dongo. Accusano le opposizioni (e il Pd in particolare) di essere «mafiosi dell’antifascismo» e di violare la Costituzione. «Saremmo potuti essere a centinaia – dice Marsella – ma non siamo degli irresponsabili». Terminato il comizio improvvisato Furgiuele prende i quattro con sé, li accompagna all’ingresso carrabile della Camera su via della Missione.
L’idea è di far entrare gli organizzatori come ospiti, prerogativa di ogni deputato (ne possono entrare cinque). I membri del comitato iniziano le pratiche di consegna dei documenti per ottenere il pass. Nel frattempo ingaggiano un battibecco con Riccardo Magi. Il segretario di Più Europa entra subito nell’agone esponendo davanti ai neofascisti la foto di Matteotti: «Sapete chi era e che fine ha fatto?», li incalza. «Sta bene dove sta», è la replica agghiacciante. Più tardi Magi scriverà sui social per dare conto delle minacce ricevute online nei commenti ai post del comitato. Nel frattempo gli stessi deputati che erano poco prima in sala stampa si spostano e raggiungono anche loro l’ingresso carrabile. Lo staff della Camera prova a convincerli che Furgiuele ha il diritto di far entrare ospiti. Ma loro non ci stanno: «Per gli stessi motivi di ordine pubblico che hanno impedito la conferenza stampa dei fascisti vanno vietate anche le visite», argomenta Fratoianni. Passano pochi minuti e così accade. La presidenza vieta l’ingresso agli ospiti di tutti i deputati per l’intera giornata. Altro inedito.
Da fuori è Roberto Vannacci a commentare l’accaduto: «Oggi a Montecitorio è morta la democrazia». Mentre dalla Sicilia Matteo Salvini bolla l’iniziativa della sinistra come «intollerabile e incivile». Anche Raffaele Nevi di FI attacca la «supponenza» del centrosinistra, pur dissociandosi dalle idee degli organizzatori dell’evento. Ma il vicepresidente della Camera di FdI, Fabio Rampelli, mette la parola fine isolando di fatto l’ex generale e il suo sodale a Montecitorio: «Ricordo che la posizione del presidente della Camera sulla questione sollevata è stata già chiarita con una nota ufficiale. Diciamo che la questione si intende conclusa».
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