Subsonica:«Musica contro la disumanizzazione»

La band celebra i suoi trent’anni a Torino con mostre, concerti evento e il nuovo album "Terre rare" che sfida il presente tra conflitti, identità e nuove geografie sonore
March 18, 2026
Subsonica:«Musica contro la disumanizzazione»
I Subsonica pubblicano il nuovo album "Terre rare"/Foto Ivan Cazzola
Il cielo su Torino, cantavano i Subsonica, e oggi quella frase risuona come un ritorno a casa, un abbraccio tra la città e la band che più di ogni altra ne ha raccontato l’anima elettrica e metropolitana.
Tra il fiume e i portici, lungo la settecentesca via Po, scorrono immagini che sono ormai memoria collettiva: trent’anni di musica, di ricerca, di visioni. Le fotografie in mostra ripercorrono un viaggio che è insieme artistico e umano, mentre Samuel, Boosta, Max Casacci, Vicio e Ninja accompagnano i giornalisti tra le strade che li hanno visti crescere. C’è emozione, trattenuta ma evidente, in questo tour urbano – dieci tappe attivate da QR code – che è più di una celebrazione. Dentro questo disegno si inserisce “Cieli su Torino 96-26”, il programma che segna i trent’anni con quattro concerti già sold out alle OGR il 31 marzo e 1, 3 e 4 aprile e una costellazione di eventi diffusi. In attesa del tour estivo al via dal 26 giugno.
Ma il cuore pulsante resta Terre rare, undicesimo album di inediti, in uscita il 20 marzo. Un lavoro che sceglie consapevolmente di sottrarsi alle logiche dell’algoritmo e della facile fruizione. «Se dovessimo adeguare le nostre scelte alle esigenze quantitative – afferma Max Casacci, cofondatore del gruppo – dovremmo amputare la nostra capacità e voglia di fare musica. Consideriamo la musica non come una professione, ma come uno strumento di connessione: il dovere di un artista è portare altrove chi ascolta, non inseguirlo nei suoi gusti».
Parole che tracciano una linea chiara, quasi etica, dentro cui si muove l’intero disco. Dodici tracce che si configurano come paesaggi sonori complessi, nutriti anche da suggestioni raccolte sull’altra sponda del Mediterraneo. Un viaggio che è insieme geografico e interiore, ma soprattutto profondamente contemporaneo.
Fin dall’inizio, con Al confine, emerge questa tensione verso ciò che sta oltre. «È un punto limite tra la realtà e qualcos’altro, tra la vita e l’aldilà, tra il lato di una frontiera da attraversare durante la notte e le ombre che attendono dall’altra parte», spiegano i Subsonica.
Nel terzo singolo, dopo Il tempo in me e Radio Mogadiscio, Straniero, la riflessione si fa ancora più esplicita e dolorosa. Il videoclip firmato da Ivan Cazzola immerge la band tra le macerie di un videogioco di guerra che richiama immagini tristemente attuali. «Disumanizzare l’altro, bollarlo come straniero, negargli la legittimità di una terra, classificarlo come minaccia – osserva ancora Casacci – sono precondizioni oggi utilizzate per giustificare massacri ai quali rischiamo di assuefarci».
E aggiunge, con lucidità: «La distanza ci anestetizza: non sentiamo l’odore, non ascoltiamo le grida della gente che muore. Il rischio è trasformare tutto in una percezione quasi virtuale, come fosse un videogioco». Il brano ribalta così le prospettive e ricorda che ciascuno può diventare “straniero” a seconda del lato del mondo in cui si trova. La presenza della giovane cantante di origine palestinese TÄRA, con la sua voce in arabo e italiano, diventa un segno concreto di umanità che resiste.
Altri brani, come Grida, rilanciano apertamente la parola “genocidio”, mentre Ghibli e Alisei guardano alle nuove generazioni e ai movimenti che attraversano il mondo. Dall’Iran alla Georgia, dal Kenya a Hong Kong, emerge un vento di cambiamento che chiede ascolto.
L’Occidente, invece, appare spesso smarrito tra derive complottiste e illusioni tecnocratiche. «È evidente – riflette Casacci – che strumenti potentissimi, nelle mani di poche persone con enormi risorse economiche e tecnologiche, pongono interrogativi profondi. Come nel caso di Peter Thiele, che è una delle persone più pericolose del mondo peraltro in questi giorni in Italia. Oggi è rivoluzionario prendersi cura della democrazia e provare a ristabilire un senso di responsabilità collettiva». Eppure i Subsonica rifuggono ogni semplificazione: «Non marchiamo i nostri brani come slogan – precisa il chitarrista –. Cerchiamo di non nascondere la nostra sensibilità, ma lasciamo che le nostre canzoni, che sono complesse e stratificate, restino aperte anche a chi non ne condivide tutte le parole».
Forse è proprio questa tensione a spiegare la loro longevità. «Le scelte dei Subsonica non sono mai state basate sulla semplicità – racconta il cantante Samuel Romano –. Non abbiamo mai fatto musica per diventare famosi: abbiamo sempre avuto l’urgenza di scrivere, per raccontare e raccontarci. Il racconto più bello di questi trent’anni è poter continuare a farlo». E ancora: «Vedo un nuovo inizio. Dall'album Realtà aumentata è successo qualcosa dentro la band, e Terre rare lo conferma. Ci stiamo facendo scivolare addosso il peso delle classifiche: quando succede, possono accadere cose incredibili».
Una consapevolezza maturata anche a livello personale. «Ho sempre usato la voce come uno strumento – confessa Samuel –. Nei miei lavori solisti ho capito quanto mi mancasse una struttura attorno: non potevo e non volevo essere altro che il cantante dei Subsonica».
Sul piano musicale, il disco esplora traiettorie nuove, anche grazie all’uso di strumenti non convenzionali. «Ci siamo presi più tempo per la cura del suono – spiega il bassista Vicio – e abbiamo utilizzato strumenti scoperti a Essaouira, in Marocco. Ci hanno portato fuori dalla nostra zona di comfort, verso geografie sonore nuove». Un percorso condiviso, come sottolinea il tastierista Boosta: «Siamo sempre stati predatori di suoni e immaginari. In questo disco abbiamo messo insieme elementi stratificati nel tempo, senza inseguire il rischio ma seguendo ciò che siamo davvero».
Il futuro dei Subsonica si declina allora nella parola libertà, con nuovi progetti già all’orizzonte. «Noi percepiamo che il mondo sta cambiando – osserva ancora Casacci –. Nella sensibilità delle persone più giovani oggi c’è una ricerca di autenticità. Non ci sarebbe niente di più sbagliato che inseguire quel pubblico sul terreno dei propri gusti: l’unica possibilità è restare fedeli alla propria identità, anche quando va in direzione contraria rispetto allo spirito del tempo».
E guardando all’Italia, il suo sguardo si fa più ampio e insieme più inquieto: «È un Paese vecchio, lo dicono i numeri e lo si percepisce nella vita quotidiana. Eppure esiste una generazione, quella della Gen Z, che nel mondo sta già trasformando la realtà, con una grande consapevolezza e voglia di partecipazione». Una generazione che, secondo il musicista, in Italia rischia però di non trovare spazio: «Molti giovani sono costretti a cercare altrove le opportunità che qui non trovano. Devono avere molte più competenze per emergere, per autodeterminare la propria vita».
E conclude con una riflessione che suona insieme come denuncia e speranza: «Abbiamo energie straordinarie che lasciamo andare. È un potenziale enorme che il Paese non riesce a trattenere. Ma saranno proprio i giovani, anche perché il tempo è dalla loro parte, a trasformare il mondo».
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