Il Pil in crescita, la disoccupazione in calo: stiamo davvero meglio?

Pubblicati i dati Istat su lavoro ed economia. Meloni esulta: «Questa è la strada giusta». Ma per le opposizioni quella della premier è «una lettura selettiva»
January 30, 2026
Il Pil in crescita, la disoccupazione in calo: stiamo davvero meglio?
Cala la disoccupazione (scesa al 5,6%), mentre il Pil cresce dello 0,7% in un anno, sopra anche lo 0,5% stimato dal Governo. A certificarlo sono i dati Istat di fine 2025. Esulta la premier Giorgia Meloni, secondo cui quella intrapresa è la «direzione giusta: più lavoro, più stabilità, più opportunità». Tutto bene quindi? Non proprio. Perché, come sottolineano le opposizioni, i dati evidenziano anche una crescita degli inattivi. E qui occorre andare con ordine. A novembre del 2025 il tasso di disoccupazione ha toccato il record del 5,7%, il dato più basso di sempre da quando uscirono le prime raccolte mensili (era il 2004). Un mese dopo, a dicembre, il tasso di disoccupazione è sceso ancora al 5,6% (-15mila persone). Questo non significa però che tutti questi 15mila potenziali lavoratori abbiano trovato un impiego, anzi.
Nello stesso mese è cresciuto infatti il tasso di inattività, arrivato al 33,7% (+0,1%, ossia +31mila tra novembre e dicembre e +163mila su base annua): in sostanza, è salito il numero di persone che hanno rinunciato a cercare lavoro e che, di conseguenza, non sono più considerate “disoccupate”. Dopo novembre, si tratta peraltro del secondo mese consecutivo di crescita degli inattivi. «La diminuzione della disoccupazione – spiega Francesco Seghezzi, presidente del centro studi Adapt – va quindi interpretata con cautela: una parte del miglioramento deriva dal fatto che più persone smettono di cercare lavoro e scivolano nell'inattività». Se le possibili ragioni possono essere tante e complesse (anche personali), una percentuale così alta segnala senza dubbio l’esistenza di una fetta di popolazione che rischia di finire ai margini. Che questa possa essere la chiave di lettura lo dice anche un altro dato: il numero di occupati ha visto, tra novembre e dicembre, una battuta d’arresto. Sono 20mila in meno (per un totale di 24 milioni e 142mila complessivi). Qui il dato mensile è assorbito però da quello annuale che resta positivo (+62mila). «La flessione mensile – continua Seghezzi – è dovuta esclusivamente alla componente maschile, che perde 29mila occupati, mentre le donne registrano un aumento di 8mila unità. Guardando all'ultimo anno, la dinamica resta più favorevole per l'occupazione femminile (+97mila), mentre tra gli uomini si osserva una lieve riduzione (-35mila)».
L’Italia si conferma un paese decisamente non a misura dei giovani: a dicembre la fascia 15-24 anni ha registrato sì un aumento degli occupati (+10mila), ma il dato annuale resta negativo (-116mila), con un tasso di disoccupazione giovanile al 20,5%. Preoccupano soprattutto i 25-34enni (-14mila occupati a dicembre e -10mila rispetto a un anno fa), con una crescita invece degli inattivi (+23mila a dicembre e +69mila nel 2025). Insomma, lo scoglio più grande si conferma l’ingresso nel mondo del lavoro.
Poi c’è il capitolo Pil. Il Prodotto interno lordo nel 2025 è cresciuto dello 0,7% in termini reali, sopra anche lo 0,5% previsto dal Governo a ottobre, nel Documento programmatico di finanza pubblica. Positivo anche l’ultimo trimestre: tra ottobre e dicembre del 2025, il Pil è salito dello 0,3%. A spingere la crescita sono soprattutto agricoltura, silvicoltura, pesca e industria. Sul fronte della domanda, cresce quella interna, mentre cala quella estera (probabilmente per effetto dei dazi). Questi i numeri, sui quali si apre il dibattito politico. «Ancora notizie positive sul fronte lavoro», scrive sui social la premier Giorgia Meloni. «Su base annua, il numero degli occupati è in aumento e sempre più persone rientrano nel mercato del lavoro. È la direzione giusta». Mentre la ministra Marina Calderone (Lavoro e Politiche sociali) guarda al «nuovo record negativo della disoccupazione, scesa al 5,6%, al di sotto della media europea». E ancora, anche «nel 2025 l'occupazione è aumentata, soprattutto grazie al lavoro a tempo indeterminato e autonomo, mentre calano i dipendenti a termine. Meno precarietà, più stabilità. Una buona notizia per il Paese» il cui merito va anche alle «misure approvate in questi ultimi tre anni dal governo Meloni».
Le opposizioni battono invece sull’aumento degli inattivi: su questa base, la responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra, parla di «lettura molto selettiva e inutilmente trionfale» della premier Meloni. Si scaglia contro le politiche del lavoro anche Dario Carotenuto, capogruppo del M5s in commissione Lavoro alla Camera: «Mentre cresce il numero di chi rinuncia a cercare un'occupazione, le imprese continuano a lamentare la difficoltà nel reperire manodopera, evidenziando una frattura sempre più profonda tra domanda e offerta». E per Confcommercio i dati di dicembre evidenziano «dinamiche che, seppure non preoccupanti nell'immediato» potrebbero «diventare sempre più visibili nel medio periodo».

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