Serena Brancale: «A Sanremo canto l'assenza di mia madre»

La cantante lascia i ritmi scanzonati di "Anema e core" e porta in gara con "Qui con me", commovente brano dedicato alla mamma scomparsa sei anni
January 29, 2026
Serena Brancale: «A Sanremo canto l'assenza di mia madre»
«Non so se le lettere arrivino dove sei tu, né se abbiamo bisogno di francobolli o di silenzi; ma io la affido all’aria, con una canzone, con la mia voce, che l’aria, in fondo, sa trovare strade che noi non vediamo. Volevo solo dirti che ti penso sempre e di stare serena». Per amore di una madre scomparsa troppo presto, si cambia pelle e si può affrontare il palco dell’Ariston per raccontare un dolore. Serena Brancale fa recapitare ai giornalisti durante la conferenza stampa a Milano una lettera scritta di suo pugno alla madre Maria, scomparsa sei anni fa a soli 66 anni. Il modo migliore per spiegare il senso profondo di Qui con me, il brano di cui è coautrice con cui sarà in gara al prossimo Festival di Sanremo, dal 24 al 28 gennaio. Dimenticatevi la bionda barese scatenata l’anno scorso sul palco con Anema e core, e il successivo tormentone estivo Serenata cantato con Alessandra Amoroso. Oggi Serena torna alle origini, capelli castani e uno sguardo malinconico negli occhi, ricordando a tutti il suo autentico talento affinato dopo il diploma in canto jazz al Conservatorio Alfredo Casella dell’Aquila grazie ai concerti in tutto il mondo, fra cui il Blue Note di New York. Polistrumentista, performer e compositrice, negli anni ha unito la passione per il soul, l’R&B e il jazz ad una spiccata propensione alla sperimentazione e contaminazione. Questa volta la troveremo in versione signora della canzone, con un brano dal respiro ampio, con virtuosismi vocali che commuoveranno il pubblico, a spingere la voce verso l’alto perché, canta, “scalerei la terra e il cielo / anche l’universo intero / per averti ancora qui con me”. C’è già profumo di podio, e forse, anche qualcosa di più.
«Questo è l’anno giusto per parlare di lei”, spiega l’artista, pronta anche ad affrontare le eventuali critiche, pur di portare sul palco “verità”, afferma. «Quest'anno è diverso. Sento la consapevolezza di voler finalmente cantare, di portare qualcosa dove il vestito va in secondo piano e la voce è la vera protagonista», afferma.
Il brano in gara è il frutto di una lunga gestazione. «Porto una cosa che fa parte di me, una lettera che dedico a mia madre. Ci ho messo sei anni per arrivare a questo, perché avevo bisogno di tempo per trovare le parole giuste», dice Brancale e aggiunge: «Quest’anno non ho nessuna maschera, non c’è nessun gioco: porto sul palco la verità, quella che sono, con quello che ho provato. E’ una cosa che mi ferisce, una ferita che rimane ma che ho metabolizzato». Non un brano nostalgico, precisa, ma «una cura alla nostalgia. Decido di raccontarla serenamente».
E se l’anno scorso Serena fece ballare l’Ariston come fosse a una festa a Capri, quest’anno sarà invece difficile trattenere la lacrima, in una performance che sarà «molto scarna. Devo cantare. Fine. Voglio stare immobile con l'asta del microfono, senza nemmeno toccarla». Un'emozione che l'artista sa di dover gestire: «La lacrima è facile, ce l'ho spesso, quindi nel mio mestiere so che devi avere dei piani alternativi quando sei lì a cantare qualcosa per tua madre che non c'è più». «Ho delle persone che voglio pensare se mi emoziono, sono mio padre, mio fratello, è la forza che mi danno loro nel farlo» aggiunge, ma non riesce a trattenere una lacrima quando racconta che non è ancora riuscita a convincere suo padre ad essere presente all’Ariston. A darle forza però ci sarà di fronte a lei la sorella Nicole Brancale a dirigere l’orchestra. «Con questo brano, soprattutto, non poteva mancare. Non potrei guardare una persona non legata a questa storia».
L'eredità materna è ovunque, anche perché deve alla madre, insegnante e musicista, la sua formazione musicale e culturale. In particolare confessa il punto più delicato della canzone è quello in cui descrive lei e la mamma come se fossero davanti a uno specchio, “due gocce d’acqua che non si perdono nel mare mai”. «Sento mia madre qui con me, non tanto nella fede, ma nelle cose che vedo ogni giorno allo specchio. Mi guardo le mani, il sorriso, e vedo lei. Ci sono cose che non sopportavo del suo modo di parlare, e ora sono diventata esattamente come lei. Dico a mio fratello che ha 23 anni le cose che diceva lei. La mia voce inizia ad assomigliare tanto alla sua». Serena Brancale sfoglia l’album dei ricordi: «Da bambina ero legatissima a lei. Ero la figlia di mezzo, quella che cantava, recitava, ballava. Ero la sua prediletta. La seguivo nelle prove del coro di musica barocca Ensemble vocale Palazzo Incantato, e questo mi ha formato tantissimo, dandomi quelle basi classiche che, credo, si sentano ancora oggi in tutto quello che faccio».
Questa svolta intimista non rinnega però l'altra anima dell'artista, quella più festosa di Anema e Core e Serenata. “Adoro quei brani, fanno parte di me», sottolinea, annunciando l’idea per il titolo del suo prossimo album, che uscirà a breve: Il Diavolo e l’Acqua Santa. Due parti di se quella scanzonata e quella seria, che porterà anche in tour, alternando divertimento ed intimità. «Mi ritrovo esattamente in queste due parti». Anche la serata delle cover manterrà un legame con il suo percorso: «È possibile che ci sia un po’ di Serenata, ma il fil rouge sarà sempre Qui con me».

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