Abbiamo ascoltato i 30 brani dei Big in gara a Sanremo: ecco le nostre (prime) pagelle

Carlo Conti ha presentato oggi a Milano i brani: fra i temi guerra, intelligenza artificiale, Italia malata e tanto sentimento
January 26, 2026
Carlo Conti a Sanremo in una foto di repertorio
Carlo Conti a Sanremo in una foto di repertorio
Dall'urban pop e rap all'indie, dal cantautorato al country, dal rock al rap. "Come sempre la scelta delle canzoni è la cosa più difficile e ogni direttore artistico ne sente la responsabilità, poi il resto diventa un prodotto importante televisivo, ma fa parte del nostro lavoro. C'è molta più varietà musicale e molte più sonorità rispetto allo scorso anno nella scelta delle canzoni", spiega Carlo Conti rispondendo alle domande dei giornalisti oggi durante il tradizionale pre-ascolto dei brani in gara. "Come ogni anno - aggiunge usando una metafora florovivaistica - è come andare al mercato e cercare di comporre un bouquet di fiori, visto che siamo a Sanremo sapete che mi piace fare questo paragone, e si cerca di farlo più variegato possibile. Proprio come andare dal fioraio e magari tu vuoi fare un bouquet di sole rose ma ci sono solo quelle rosse e magari c'è un fiore di cui non sai il nome ma ti colpisce per il colore e ti piace molto". Quindi vediamo insieme quali profumi e colori porteranno i 30 Big sul palco dell’Ariston dal 24 al 28febbraio prossimi. Ovviamente si tratta di un’impressione al primo ascolto che andrà rivalutata dopo la performance dell’artista in diretta su Rai 1.
Tommaso Paradiso: I romantici
Debutto a Sanremo per l’artista romano, sostenuto dalla coppia d’oro Davide Petrella e Davide Simonetta per tentare il colpaccio all’Ariston puntando sulla bellezza della vita familiare. “Mi sveglio sotto la pioggia che cade / spero mia figlia sia uguale a sua madre” canta Paradiso in puro stile scuola romana vendittiana. Promette amore eterno in un ampio ritornello per sfidare la malinconia perché “I romatici guardano il cielo/ e ci credono davvero”. Funzionerà a prescindere.
Malika Ayane: Animali notturni
C’era attesa per il ritorno dopo 5 anni al Festival di una delle voci più eleganti e riconoscibili de panorama italiano. Malika però non gioca la carta della signora della canzone e punta su un brano funkeggiante anni 70 con raffinati echi brasileri pensato per la radio. L’amore salva perché “La strada è una giungla/ puntiamo alla luna come animali notturni”. Speravamo in uno scatto in più. Gradevole e da rivalutare.
Sayf: Tu mi piaci tanto
Il rapper genovese con origini tunisine  Adam Viacava camuffa dietro al ritornello tormentone “tu mi piaci tanto” ripetuto all’infinito, una sorta di tarantella sociale, fra riferimenti politici, figli di muratori e critica all’Italia di oggi. “Ho fatto una canzonetta / è un fiore su una camionetta/ e le botte nelle piazze le dimentichiamo”. Fa saltare e, si spera, riflettere.
Patty Pravo: Opera
Brano filosofico dove emerge la poetica penna di Giovanni Caccamo autore di musica e testo. Elegantissima sul tappeto di violini che sarà esaltato dall’orchestra del festival, canta “semplicemente la vita”. “Sulla terra siamo soli/solitari in compagnia/circondati da parole, parole/ affidati a un’utopia”. Tocco di classe.
Luché: Labirinto
Spunta l’autotune per Luca Imprudente per cantare una filippica ritmata con un accenno di rap dove si apprezza il suo “Mai stato troppo in alto /mai caduto nella droga” mentre la implora “Non ti scordar di me”. Né bella ne brutta. 
Mara Sattei: Le cose che non sai di me
L’estate a Trastevere  è “quel rosa chiaro zucchero filato”, e poi cieli stellati, piogge estive, notti tormentate per cantare a voce spiegata la malinconia. Mara ha scritto il testo, il fratello Davide è coautore delle musiche. Lei prova a volare, ma è il brano che vola via. Sfuggente.
Francesco Renga: Il meglio di me
Renga fa il suo, sfodera la sua ugola d’oro per cantare la famiglia, chiedere perdono, imparando dagli sbagli e pronto a guarire. Tutto molto nobile, ma il brano è più bello quando non incappa nel ritornello che si impegna in acuti virtuosistici. Verace. 
Ditonellapiaga: Che fastidio!
La cantautrice non le manda a dire e sfodera il brano più divertente e intelligente del Festival. Elettro disco anni 80 a palla, lei snocciola una serie di cose che le danno fastidio dell’Italia (l’altra faccia del Made in Italy di Rosa Chemical): la moda di Milano, lo snob romano, il sogno americano e il politico italiano, gli arrivisti, i tronisti etc.  “Io non so più cos’è normale o se sono matta io”. Si balla ragionando. Originale. 
Leo Gassmann: Naturale
Un brano molto melodico fra addii e felpe macchiate dall’eyliner che cola per le lacrime. Il pur bravo ed educatissimo Leo è alla ricerca di una sua identità musicale. Risulta però un po’ anonimo, al contrario di invece di quando recita con autentico talento. Cantanti al bivio.
Sal Da Vinci: Per sempre si
Sal Da Vinci, autore della musica, per i testi assume il figlio Alessandro e le penne di Federica Abbate e Alessandro La Cava per celebrare il matrimonio, senza se e senza ma.  “Con la mano su petto/ io te lo prometto davanti a Dio / saremo io e te/ da qui/ per sempre”. Sarà retorico ed esagerato, ma sprizza ottimismo da tutti i pori e prevediamo una standing ovation partenopea all’Ariston. Viva gli sposi!
Levante: Sei tu
Levante  è autrice unica di un brano che analizza gli effetti dell’amore sul proprio corpo, quell’amore che fa mancare il respiro e tremare le membra, un po’ come scrivevano Saffo e Catullo. Senza scomodare i classici, la ballad è raffinata, punta molto sulla  bella voce anche se va inquadrata. Vaga nell’aere.
 Tredici Pietro: Uomo che cade
Una delle sorprese del Festival. Pietro Morandi dimostra appieno di non essere un figlio di papà. Sfodera un rap molto elegante, con un convincente controcanto, che funziona meglio ancora nella parte parlata che nell’ampio ritornello che strizza l’occhio a Sanremo. La paura di rivedere la persona che si è amata, la fragilità e gli scivoloni. “A volte siamo bravi a sparire per non farsi male”. Pietro ha affrontato le sue cadute personali, ma qui sta bene in piedi. Promosso.
Enrico Nigiotti: Ogni volta che non so volare
Che bell’incontro di scrittura tra Enrico Nigiotti e Pacifico. Un brano meditativo che si apre verso l’alto. Il viaggio della vita, il tempo che passa e “c’è bisogno di un po’ di dolore per un po’ di felicità”. Uno dei testi più poetici del Festival. L’orchestra lo valorizzerà.
Samuray  Jay: Ossessione
Pezzo smaccatamente caraibico quello del rapper Gennaro Amatore, fatto per ballare fra tradimenti estivi e ossessioni amorose a ritmo di salsa e merengue. Lo aspettiamo per l’estate nei migliori ciringuiti. O nel repertorio di Ballando con le stelle
Serena Brancale: Qui con me
La Serena scanzonata di Anema e core ritrova la Brancale raffinata e jazz per un buon motivo: cantare l’amore e la nostalgia per la madre scomparsa cinque anni fa cui parla come se le fosse accanto. Ricorda “La voce del silenzio”. “Scalerei la terra e il cielo / anche l’universo intero /per averti ancora qui con me”. Fra commozione sincera e super sfoggio di virtuosismo vocale di sicuro scalerà la classifica. Obiettivo: vincere.
Arisa: Magica favola
Giuseppe Anastasi torna, fra gli altri, a scrivere per Arisa che qui ripercorre la sua biografia come fosse una favola malinconica, dall’innocenza dell’infanzia, ai primi amori, alle passioni e alle delusioni di donna. Col desiderio forte di tornare a trovare conforto fra le braccia del padre e della madre. Sentimenti molto belli, ma la musica alla Disney con tanto di Arisa soprano gorgheggiante stile “La bella e la bestia” non aiuta. 
Nayt: Prima che
Occhio a questo outsider interessante. Un rap meditativo, intrigante e ben scritto. Il ragazzo è disilluso, “nessuno verrà a salvarci” ma dietro alla facciata dei social, al buio delle dipendenze, alla dittatura dei like l’invito è a tornare a incontrarsi nella vita reale. “Come vorrei che tu vedessi me / prima di tutto”. Bella sorpresa.
Dargen D’Amico: Ai Ai
Irronia danzereccia, come sempre per il buon Dargen, che accenna all’intelligenza artificiale e ai mali dell’Italia su un funky anni 70. “Dice il Vangelo darai da bere / a chi è straniero ma ha le stesse vene” canta facendo una confessione: “A me mi ha rovinato a rete /altrimenti avrei fatto il prete”. Evangelico.
Raf: Ora e per sempre
Contro la follia del mondo,l’unica è camminare insieme verso l’alba. “E tu per mano hai preso la mia vita.  Ora e per sempre” canta con eleganza Raf all’amore della sua vita, punto di riferimento in un mondo così diverso. Raf è Raf e se deve essere Sanremo, che Sanremo sia.
 Lda & Aka Seven: Poesie clandestine
Hanno sostituito la Brancale per la quota ritmi caraibco/partenopei con tocco alla D’Alessio padre. Amore e tarantella, perché “tu sei Napoli sotterranea”. Anche per questo brano aspettiamo l’estate in barca fra Ischia e Capri.
Bambole di pezza: Resta con me
Per la quota sorpresa, ecco la rock band al femminile che porta sul palco musiciste brave e toste, che, come cantano, vanno dritte per la loro strada a costo di essere guardate male. Ma credono nel sentimento autentico: “Resta con me in questi tempi di odio” intonano su un bel rock melodico e un ritornello che funziona. Altroché bambole.
Fulminacci: Stupida sfortuna
Cantautori romani crescono e Fulminacci dimostra non solo di saper scrivere ma anche di riuscire a cantare in modo orecchiabile e accattivante, sempre gli anni 70 in sottofondo,  la quotoidianità della città fra semafori, cantieri, metro e chiavi di casa perse. Elegante e intimo. Per fortuna non annoia..
Ermal Meta: Stella stellina
Un compito da far tremare i polsi quello che si è assunto Ermal Meta, coadiuvato nella musica da Dardust e Giovanni Pollex, per parlare della tragedia di Gaza. Echi arabi, ritmo incalzante e testo da brivido chiaramente ispirato in questa ninna nanna sui generis che un padre canta alla sua figlia morta sotto le bombe. “Fiori in un cortile con le pietre intorno /come le farfalle hai vissuto un solo giorno”. Fra rabbia e preghiera si attende però una nuova primavera. Brano musicalmente da inquadrare, ma denuncia necessaria. Con amore. 
Elettra Lamborghini: Voilà
Qui si cita già l’aria di mare, i balli fino all’alba sulla disco anni 70 (immancabili in questo Festival) immaginando di essere Raffaella Carrà. Tanto allegrotta quanto banalotta. Raffaella, ci manchi 
Chiello: Ti penso sempre
Spunta anche Tommaso Ottomano, l’alter ego di Lucio Corsi, fra gli autori di un brano che pur nel pessimismo cosmico che è la caratteristica di Chiello/Rocco Modello (“Lasciami sciogliere nell’agonia” canta)  riesce per fortuna a dare una gradevole virata rock. L’importante è “disinnamorarsi”.
Eddie Brok: Avvoltoi
Anche qui mascara che cola per le lacrime, lei lo tradisce regolarmente con un altro e poi torna da lui a piangere. E lui sbraita: “E resti sola dentro a un letto da rifare/ perché è più facile farti spogliare che spogliarti il cuore). Bella senz’anima 2.0
Maria Antonietta & Colombre: La felicità e basta 
Quanto sono carini Letizia Cesarini e Giovanni Imparato, coppia artistica e nella vita. Vanno a sostituire la coppia, ahinoi, scoppiata dei Coma Cose. Ironici, intelligenti, testo brillante . “Baby facciamo insieme una rapina, baby, per riprenderci tutta la nostra vita”: l’allegro ritornello si appiccica. Felicità, anche senza un  bicchiere di vino ed un panino. 
Fedez e Masini. Male necessario
Il graffio drammatico di Masini si intreccia col rap autoriferito di Fedez, che un po’ si autocritica, un po’ si autoassolve (“Che brutta gente frequenta Fedez, ma ci si dimentica sempre che Giuda se la faceva con gente perbene”), un po’ parla ai figli. Tra errori, depressioni e rinascite la conclusione è che “anche nel buio si impara a vedere". La coppia è forte, il podio non sarebbe immeritato.
Michele Bravi: Prima o poi
Romanticissimo e raffinato Michele Bravi, che come sempre col suo vibrato lascia passare sotto pelle un’emozione. Anche qui mancanza e solitudine per un amore finito, un album di foto che scorre e l’illusione di poter ricominciare. Con l’eleganza non si sbaglia mai.
J-Ax: Italia starter pack
J-Ax scherzo sui difetti dell’Italia e propone un manuale di sopravvivenza in un Paese che come funziona “lo capisci da un cantiere”. Un po’ qualunquista, ma perlomeno allegro. Per cantarlo “Serve una brutta canzone che fa pa pa parappa”. Se se lo dice da solo….

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