Addio a Enrica Bonaccorti, garbata signora della tv
Presentatrice, autrice e attrice ha segnato la tv degli anni 80 e 90. Scomparsa oggi a 76 anni, stava combattendo con coraggio contro un tumore al pancreas.

Garbo, eleganza, professionalità. Ma soprattutto rispetto per il pubblico. È con queste parole che molti colleghi ricordano Enrica Bonaccorti, scomparsa stamane all’età di 76 anni a causa di un tumore al pancreas. Una protagonista della televisione italiana che per oltre quarant’anni ha attraversato linguaggi e generazioni, passando con naturalezza dal teatro alla musica, dal cinema alla radio, fino alla tv che l’ha resa uno dei volti più familiari per milioni di spettatori. Negli ultimi mesi stava combattendo contro un tumore al pancreas, malattia che aveva annunciato pubblicamente nel settembre 2025. Si è spenta all'Ars Biomedica di Roma nelle prime ore di questa mattina. Secondo quanto reso noto in passato dalla stessa conduttrice, Bonaccorti stava affrontando cicli di chemioterapia con la speranza di poter arrivare a un intervento chirurgico. Tuttavia i primi trattamenti non avevano dato i risultati sperati e la situazione clinica si era rivelata particolarmente complessa.
Solo nel giorno dell’addio si coglie davvero la dimensione di una carriera che, dagli anni Settanta fino agli ultimi anni, ha accompagnato l’evoluzione del piccolo schermo italiano. Bonaccorti non è stata soltanto una conduttrice di successo, ma una figura artistica poliedrica, capace di muoversi tra scrittura, spettacolo e conduzione con una cifra stilistica personale: misura, ironia e una capacità di dialogo con il pubblico che oggi appare quasi un tratto d’altri tempi.
Lo stesso stile con cui ha affrontato l’ultima, difficile prova della vita. La malattia era stata scoperta nel giugno dello scorso anno e Bonaccorti aveva scelto di parlarne apertamente, senza nascondere la fatica ma neppure cedendo alla retorica. Con la consueta franchezza aveva raccontato le paure, la fragilità e insieme la volontà di reagire. In una delle sue ultime apparizioni televisive, ospite a Verissimo su Canale 5, aveva confidato: «Sono stata in un letargo a occhi aperti per quattro mesi. Mi sono svegliata grazie alla gente: mi hanno fatto tornare la voglia di vivere».
Parole che oggi molti ricordano come una testimonianza di coraggio. Accanto a lei, in questo ultimo tratto di strada, l’amatissima figlia Verdiana e l’affetto di quel pubblico che per decenni l’ha seguita con fedeltà. Una condivisione della fragilità vissuta con dignità, senza mai perdere il sorriso, nello stesso spirito con cui anche altri protagonisti dello spettacolo hanno scelto negli ultimi anni di raccontare la propria malattia.
I funerali si terranno sabato a Roma, nella Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo, alle 15. La camera ardente sarà aperta da venerdì mattina nella clinica dove è morta, fino a sabato alle 12, per permettere a parenti e amici di darle l’ultimo saluto. Anche la Rai ha deciso di renderle omaggio modificando i palinsesti: Techetechetè dedicherà questa sera una puntata speciale su Rai 1, mentre su Rai 2 il programma BellaMa’ ricorderà la conduttrice con una trasmissione interamente dedicata alla sua figura.
Volto elegante e rassicurante, Bonaccorti è stata una delle “signore della tv” degli anni Ottanta, capace di entrare nelle case degli italiani con naturalezza e senza mai cedere agli eccessi della spettacolarizzazione. La sua carriera televisiva racconta anche una stagione importante della televisione generalista, quando informazione, intrattenimento e racconto del quotidiano cercavano ancora un equilibrio tra leggerezza e contenuto.
Il grande pubblico la scopre davvero nel 1983 con Italia sera, il preserale di Rai 1 che segna una svolta nel modo di fare televisione: informazione, attualità e costume si intrecciano in una formula nuova, più vicina alla vita delle persone. Bonaccorti, prima accanto a Mino Damato e poi a Piero Badaloni, conquista il pubblico con una conduzione empatica e sobria, capace di ascoltare prima ancora che di parlare. Il successo è immediato e viene consacrato da premi e ascolti, ma soprattutto dalla familiarità che si crea con milioni di spettatori.
Due anni dopo arriva la prova più impegnativa. Nel 1985 la Rai le affida Pronto, chi gioca?, il quiz del mezzogiorno rimasto orfano di Raffaella Carrà. Una sfida delicata, che Bonaccorti affronta con la sua cifra stilistica: niente effetti speciali, ma dialogo diretto con il pubblico, ritmo naturale, capacità di improvvisare in diretta. Il programma diventa uno dei successi della stagione e le vale il Telegatto e l’Oscar Tv come personaggio femminile dell’anno.
Nel 1987 decide di lasciare la Rai, in un momento di grande trasformazione del sistema televisivo. Il passaggio alla Fininvest rientra nella stagione della grande competizione tra tv pubblica e privata. Conduce La giostra e Ciao Enrica, ma il vero successo arriva con Cari genitori, quiz dedicato alle famiglie che per tre edizioni conquista il pubblico del preserale di Canale 5. Nel 1991 inaugura la diretta televisiva di Canale 5 con la prima edizione di Non è la Rai, nell'ambito della quale si ricongiunge con Gianni Boncompagni e Irene Ghergo. È un programma destinato a diventare un fenomeno generazionale, ma in quella fase iniziale porta chiaramente l'impronta di Bonaccorti: più controllo, più struttura, un'impostazione che guarda ancora al varietà classico.
Negli anni Novanta continua a essere una presenza importante della televisione italiana con varietà e programmi musicali come Vota la voce e Canzoni spericolate, oltre a numerosi speciali ed eventi. Parallelamente rafforza il rapporto con la radio, mezzo che le consente una maggiore libertà espressiva e che negli anni diventa uno degli spazi più fecondi della sua attività professionale.
Con il tempo Bonaccorti diventa anche una voce riconoscibile nei talk show: un’opinionista pacata, capace di portare memoria e misura nel dibattito televisivo. Nel 2019 torna alla conduzione quotidiana con Ho qualcosa da dirti, nel tardo pomeriggio di TV8, dimostrando ancora una volta quella naturalezza davanti alle telecamere che era sempre stata il suo tratto distintivo.
Nata a Savona il 18 novembre 1949, figlia di Ettore, ufficiale di polizia ed ex partigiano, e di Tiziana, detta Titti, cresce tra diverse città italiane seguendo i trasferimenti di lavoro del padre. Genova, Sassari e altre tappe che le insegnano presto la capacità di osservare e adattarsi, qualità che torneranno utili nel suo futuro artistico.
Alla fine degli anni Sessanta si trasferisce a Roma e inizia dal teatro, la vera scuola dello spettacolo per la sua generazione. Recita in Alla ringhiera (1969) e poco dopo entra nella compagnia di Domenico Modugno e Paola Quattrini nello spettacolo Mi è cascata una ragazza nel piatto. Con Modugno nasce un sodalizio importante: Bonaccorti collabora anche come autrice di testi e firma parole destinate a restare nella memoria collettiva della canzone italiana, come La lontananza e Amara terra mia.
Quasi in parallelo arriva il cinema, con partecipazioni a film popolari e d’autore diretti da registi come Lina Wertmüller, Pasquale Festa Campanile e Luciano Salce. In televisione prende parte a sceneggiati importanti della Rai, tra cui Eleonora (1973) accanto a Giulietta Masina e L’amaro caso della baronessa di Carini (1975).
La carriera teatrale procede a intermittenza, anche per la nascita della figlia Verdiana nel 1974 e per l’intensa attività radiofonica. Lavora tra gli altri con il poeta Alfonso Gatto nel programma L’uomo della notte, esperienza che contribuisce a rafforzare quella capacità di parola e di ascolto che diventerà centrale nella sua conduzione televisiva.
Dal Duemila in poi Bonaccorti affianca alla televisione una nuova stagione creativa: il teatro, la radio quotidiana, la scrittura narrativa. Pubblica romanzi, conduce per anni su Rai Radio 1 Tornando a casa e torna sul palcoscenico con spettacoli che uniscono racconto personale e riflessione civile.
Una carriera lunga e sfaccettata, ma sempre attraversata dalla stessa cifra: la misura. In un tempo televisivo spesso dominato dai toni accesi, Enrica Bonaccorti ha rappresentato un modo diverso di stare davanti alle telecamere. Più sobrio, più attento alle parole, più rispettoso del pubblico. Un’eredità discreta ma preziosa, che oggi molti ricordano come uno dei tratti più luminosi della sua storia professionale, a partire dagli amici Giancarlo Magalli e Renato Zero, a Mara Venier, Antonella Clerici, Simona Ventura, Bruno vespa, Massimo Giletti, Pierluigi Diaco e tanti altri.
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