Zuppi: il grido di chi soffre per la guerra interpella le nostre coscienze
di Matteo Liut
Il presidente della Cei esprime vicinanza ai patriarchi del Medio Oriente e alle comunità colpite dal conflittto, rilanciando l’appello perché tacciano le armi e si riapra la via del dialogo. Domani la Giornata di preghiera e digiuno

La Chiesa italiana si mobilita per tutte le popolazioni colpite dai conflitti che stanno insanguinando soprattutto il Medio Oriente. Lo fa con la Giornata di preghiera e digiuno indetta per domani, venerdì 13 marzo, ma lo fa anche attraverso le parole del presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Matteo Zuppi, che in una lettera ai patriarchi del Medio Oriente esprime «fraterna vicinanza e sincera solidarietà» ai vescovi, al clero, ai consacrati, alle consacrate e alle comunità provate dalla guerra. A nome della presidenza della Cei, Zuppi condivide «apprensione» per «l’inasprirsi delle violenze che continuano a provocare sofferenza, ferite e lutti, gravando soprattutto sui più fragili: famiglie, bambini, anziani, malati, persone costrette a lasciare le proprie case o a vivere nell'incertezza quotidiana». Il cardinale osserva come le comunità cristiane del Medio Oriente, culla della fede, siano segnate da anni di conflitti e persecuzioni, e rileva il rischio che le giovani generazioni decidano di abbandonare la terra natale, perdendo la speranza. Zuppi ricorda che «il grido di chi soffre interpella la coscienza di tutti e non può essere ignorato» e riafferma «con convinzione che la guerra non è e non può mai essere la risposta». Richiama la necessità di rimettere al centro «la paziente arte del dialogo e della diplomazia», unica via per comporre le contese e costruire una pace duratura, rinnovando l’appello di papa Leone XIV affinché «tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate il fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace».
Nel messaggio ai patriarchi si ricorda che domani la Chiesa italiana vivrà la Giornata di preghiera e digiuno per la pace, durante la quale si farà memoria in modo particolare di padre Pierre Al-Rahi, sacerdote ucciso in un attacco in Libano, e delle martoriate Chiese del Medio Oriente. A questa iniziativa hanno già dato adesione numerose diocesi: Chiavari, che si ritroverà in Cattedrale per la recita comunitaria del Rosario; la diocesi di Cuneo-Fossano, che ha rilanciato l’appello della Cei invitando i fedeli all’unione di preghiera; l’arcidiocesi di Vercelli, dove l’arcivescovo Marco Arnolfo guiderà la Messa vespertina chiedendo ai parroci di dedicare la giornata a momenti di riflessione e di invocazione per la pace; la diocesi di Torino, che ha diffuso sul proprio sito una nota ufficiale per invitare tutte le comunità a unirsi alla preghiera; la Chiesa ambrosiana, che rilancia l’invito e incoraggia le parrocchie del territorio a vivere la giornata con particolare intensità; l’arcidiocesi di Palermo, che ha diffuso un ampio comunicato riprendendo il richiamo della Cei; e la diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, che ha confermato l’adesione con una lettera dell’arcivescovo Leonardo D’Ascenzo.
Tutte queste comunità stanno organizzando celebrazioni, Via Crucis, momenti di silenzio e di meditazione, insieme ai loro vescovi e alle parrocchie diffuse sul territorio, in un tessuto di preghiera che unisce il Paese dal Nord al Sud. A supporto dell’iniziativa, l’Ufficio Liturgico Nazionale della Cei ha predisposto un sussidio con indicazioni per la celebrazione eucaristica, per la Via Crucis e per il digiuno, offrendo testi e suggerimenti per aiutare le comunità a vivere in modo consapevole e condiviso questa giornata di supplica per la pace. Nel segno della solidarietà, della preghiera e della speranza, la Giornata del 13 marzo vuole essere un gesto corale della Chiesa italiana per sostenere quanti soffrono a causa della violenza e dell’odio, e per implorare che si apra finalmente un cammino di pace stabile e duratura in Medio Oriente e in ogni terra ferita dalla guerra.
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