Trovare Dio e la vocazione? Basta seguire il suo "basso continuo"

In vista della Giornata mondiale delle vocazioni di domenica 26 aprile, un video racconta quattro storie di testimoni. Il senso della chiamata? «Vivere a pieno questa nostra bellissima umanità»
April 24, 2026
Don Luigi Fontana nel video per la Giornata di preghiera per le vocazioni
Don Luigi Fontana nel video per la Giornata di preghiera per le vocazioni
In occasione della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che si celebra domenica 26 aprile, l'Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni della Cei propone una riflessione intensa e polifonica sulla chiamata, intesa non come un traguardo statico, ma come un movimento continuo. Il video "Una bellezza fatta di fedeltà e fiducia" raccoglie le voci di chi ha scelto di servire il Vangelo in forme diverse, accomunate da un unico spartito: la ricerca della bellezza e la cura dell'umano.

La vocazione come "diaconia" condivisa

Per un diacono permanente, la chiamata non è mai un fatto isolato. «Non sono diacono da solo, lo sono insieme a mia moglie Sabrina», racconta Danilo Defant, diacono permanente della parrocchia di San Giuseppe Moscati a Roma, sottolineando come la loro missione si nutra del confronto quotidiano e di una sensibilità condivisa. L'incontro con Cristo avviene nella concretezza del servizio, proprio come nell'immagine della lavanda dei piedi: è in quell'acqua sporca, nella sofferenza e nel bisogno, che si scorge il volto di Gesù. Per questa coppia, la vita è una corsa amatoriale da fare assieme, godendo della bellezza gratuita che ogni giorno offre.

Il palombaro e la rivoluzione dell'interiorità

In un mondo che spesso si ferma in superficie, la vita consacrata è un lavoro "quasi rivoluzionario", nota don Giampaolo Sartoretto, canonico regolare lateranense a Roma. «In un mondo che va col surf, noi facciamo i palombari», spiega il sacerdote, invitando a scendere in profondità per cercare i diamanti della vita. Avere una vocazione significa allora coltivare "occhi belli" per lasciarsi stupire dall'opera d'arte che è l'altro, alimentando uno spazio interiore che sia luogo di cura e di relazione vera.

L'inquietudine che spinge verso altri porti

La vocazione, dice suor Carlotta Ciarrapica, suora apostolina a Roma, «è una cura delle possibilità e allo stesso tempo diventa la possibilità della cura, cura delle possibilità, perché appunto l'umano è qualcosa di straordinario, qualcosa che "cede" sempre, che cerca altri porti, che cerca che non è mai contento, non è mai fermo». Ciò significa che «dentro la scelta c'è la continua la continua possibilità di continuare a scegliere, a seguire le proprie inquietudini e ad ascoltarle. La vera domanda vocazionale, secondo me, è: date le tue possibilità di cui ti sei preso cura, di cosa o di chi vuoi prenderti cura?».

Il "basso continuo" che sostiene la vita

Uno dei passaggi più suggestivi del video è il parallelo che don Luigi Fontana, sacerdote a Isola Vicentina, fa tra la fede e la musica tenendo la sua chitarra in mano. Dio viene paragonato a un "basso continuo": quella linea melodica che, come nelle composizioni di Bach, non è un semplice supporto, ma una voce che sostiene tutte le altre. «Sotto i fraseggi della vita, che possono essere anche tristi o stonati, c'è questo basso di Dio che senza invadenza ti sostiene». La vocazione è dunque descritta come la "cura delle possibilità": non un relativismo in cui tutto è possibile, ma la scelta continua di prendersi cura di qualcuno o di qualcosa, facendo dialogare le proprie inquietudini con la realtà.

Restare profondamente umani

Il messaggio finale del video riporta al centro l'incarnazione. Dio non è venuto per chiederci di diventare divini, ma è diventato uomo per aiutarci a riscoprire la nostra «profondissima e bellissima umanità». La vocazione, in definitiva, non è altro che trovare un approdo nel mondo restando «profondamente umani tra noi, mai senza l'altro».

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