La malaria non è ancora sconfitta. Ma i vaccini stanno cambiando tutto

Domani, 25 aprile, si celebra la Giornata Mondiale contro la malaria. I vaccini hanno cambiato le regole del gioco, anche se i numeri delle vittime restano drammatici. E i tagli ai finanziamenti rischiano di vanificare i progressi
April 24, 2026
La malaria non è ancora sconfitta. Ma i vaccini stanno cambiando tutto
Seicentodiecimila morti nel 2024. Non è il bilancio di guerra, ma il conto che la malaria presenta ogni anno all'umanità, ostinata e puntuale come le zanzare che la trasmettono. Eppure, chi si occupa di questa malattia osa usare una parola che fino a poco tempo fa sarebbe suonata velleitaria: fine. "Per la prima volta, porre fine alla malaria nel corso della nostra vita è una possibilità concreta", scrive l'Oms nella pagina dedicata alla giornata mondiale della malaria che si celebra domani, 25 aprile. Il titolo scelto per questa edizione è "Determinati a porre fine alla malaria: ora possiamo. Ora dobbiamo”. Non è retorica. O almeno, non solo.

Una svolta attesa da decenni

Per capire quanto sia straordinario ciò che è accaduto negli ultimi anni, bisogna ricordare quanto sia stata lunga la strada. La malaria è causata da protozoi parassiti del genere Plasmodium, trasmessi dalla puntura di zanzare del genere Anopheles. È diffusa principalmente nella fascia tropicale e subtropicale del pianeta: altamente endemica in Africa, presente anche nel Sud-est asiatico, nel Medio Oriente, nel Pacifico occidentale, nell'America centrale e meridionale. Un'area geografica vastissima, dove le condizioni di povertà e la fragilità dei sistemi sanitari hanno a lungo reso quasi impossibile qualsiasi strategia di contenimento sistematico.
Poi sono arrivati i vaccini. Due, per la precisione: l'Rts,S/As01 e l'R21/Matrix-M, entrambi raccomandati e pre-qualificati dall'Oms per la prevenzione della malaria nei bambini. I dati clinici parlano chiaro: in fase 3 di sperimentazione, entrambi i vaccini hanno ridotto i casi di malaria di oltre la metà nel primo anno dopo la vaccinazione, il periodo in cui i bambini piccoli sono più esposti a malattia grave e morte. Con una quarta dose nel secondo anno di vita, la protezione si prolunga ulteriormente. E nelle aree a trasmissione fortemente stagionale, se somministrati prima del picco delle piogge, i vaccini riducono i casi del 75%. Numeri che, nel contesto di una malattia che uccide centinaia di migliaia di bambini ogni anno, hanno il peso di una rivoluzione.

Venticinque paesi, cinquanta milioni di dosi

La diffusione è stata rapida. Ad oggi, 25 paesi africani hanno introdotto i vaccini contro la malaria nei programmi di immunizzazione di routine a partire dal 2024, rendendo questa la più rapida implementazione di vaccinazioni di routine nella storia di Gavi, The Vaccine Alliance. Complessivamente sono state consegnate oltre 50 milioni di dosi. Tre Paesi, Ghana, Kenya e Malawi, avevano anticipato tutti già nel 2019, nell'ambito del Malaria Vaccine Implementation Programme. Da lì in poi, l'espansione è stata progressiva: altri 14 Paesi hanno introdotto il vaccino nel 2024, sette nel 2025, uno nel 2026.
I primi risultati sul campo sono incoraggianti. Kenya, Malawi, Ghana e Camerun mostrano riduzioni sostanziali nei casi gravi e nei ricoveri ospedalieri. Il caso più emblematico è quello del Burkina Faso: l'espansione della vaccinazione a livello nazionale, combinata con altre misure di controllo, ha contribuito a ridurre i casi di malaria del 32% tra il 2024 e il 2025, con una diminuzione netta tra i bambini sotto i cinque anni e un calo complessivo del 50% dei decessi correlati alla malattia. Non sono dati definitivi, ma la direzione è inequivocabile. E significativa, considerando che i bambini sotto i cinque anni rappresentano oltre il 75% dei morti globali per malaria: a differenza degli adulti, non hanno ancora avuto il tempo di sviluppare una parziale immunità attraverso anni di esposizione.
L'Oms guarda avanti con strumenti nuovi: nuove generazioni di zanzariere, che oggi rappresentano l'84% di tutte quelle distribuite, farmaci iniettabili a lunga durata d'azione, tecnologie di modificazione genetica delle zanzare. La scienza, in questo campo, sta accelerando come non aveva mai fatto.

Il rischio di sprecare tutto

C'è però un'ombra che si allunga su questo quadro. Gavi, The Vaccine Alliance, che ha guidato l'implementazione vaccinale, ha fissato un obiettivo ambizioso per i prossimi cinque anni: vaccinare completamente altri 50 milioni di bambini contro la malaria, con una stima di oltre 180.000 vite salvate. Ma una riduzione dei finanziamenti, in tempi di tagli globali agli aiuti, costringerebbe a ridimensionare il programma, mettendo a rischio i bambini più vulnerabili e compromettendo la capacità globale di combattere una malattia la cui trasmissione, a causa dei cambiamenti climatici, aumenta ogni anno. Proprio nel momento in cui gli strumenti per vincere la battaglia ci sono finalmente tutti, i soldi rischiano di mancare.

E in Italia?

Per chi vive in Europa, la malaria sembra distante. L'Italia è stata dichiarata Paese libero dalla malattia dall'Oms nel 1970. Ma la distanza è relativa. Ogni anno nel nostro Paese si registrano tra i 700 e gli 800 casi, tutti importati, la gran parte causati dal Plasmodium falciparum di origine africana: il più letale tra i parassiti del genere, e il più diffuso nel continente.
Chi viaggia verso aree endemiche deve sapere cosa fare. Prima di partire, è essenziale verificare il livello di rischio della destinazione e consultare un medico o un centro di medicina dei viaggi. La chemioprofilassi è indicata soprattutto per i viaggiatori diretti in zone endemiche, e la scelta dei farmaci dipende dalla destinazione, dal tipo di viaggio e dalla durata del soggiorno. Per le categorie più vulnerabili, bambini sotto i cinque anni e donne in gravidanza, in area endemica è raccomandato il trattamento preventivo intermittente. Durante il viaggio, le precauzioni sono semplici ma efficaci: usare repellenti, dormire sotto le zanzariere, indossare abiti chiari e coprenti. Niente di rivoluzionario. Ma in attesa che la scienza completi il lavoro che ha iniziato, è ancora la prevenzione il primo vaccino.

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