Cresce il consumo di droga, e cresce anche San Patrignano: 282 nuovi alloggi contro l'emergenza dipendenze

I dati dell'Osservatorio della comunità riminese confermano la crescita di cocaina e crack. In aumento le richieste di aiuto, soprattutto tra i più giovani: «Questo spazio è pensato per dar loro un futuro»
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June 8, 2026
Il taglio del nastro stamattina a San Patrignano con Letizia Moratti e Vittoria Pinelli: la comunità ha inaugurato 282 nuovi posti letto
Il taglio del nastro stamattina a San Patrignano con Letizia Moratti e Vittoria Pinelli: la comunità ha inaugurato 282 nuovi posti letto
Cresce, in maniera inarrestabile, il consumo di droghe in Italia. E cresce, per rispondere al bisogno di chi dall’abisso della droga vuole uscire, San Patrignano. Mentre la storica comunità riminese inaugura 282 nuovi alloggi destinati ai ragazzi e alle ragazze in percorso di recupero, i dati del suo Osservatorio sulle dipendenze (uno spaccato rilevante della situazione nazionale considerando i numeri dell’accoglienza) fotografano un fenomeno che continua a colpire migliaia di persone e le loro famiglie, con cocaina e crack ormai protagoniste assolute del consumo di sostanze in Italia. L’inaugurazione della nuova struttura, avvenuta ieri a Coriano, assume un significato che va ben oltre l’investimento edilizio: i nuovi spazi nascono infatti in una fase in cui gli ingressi nella comunità sono tornati ad aumentare dopo gli anni della pandemia e in cui la domanda di accoglienza continua a essere elevata. Oggi sono circa 850 le persone impegnate nel loro cammino di rinascita a San Patrignano. I begli edifici rosso mattone occupano oltre 3.100 metri quadrati e comprendono 48 camere, 55 bagni, sale comuni e spazi polifunzionali. Sorgono nel cuore storico della comunità, là dove si trovavano la prima casa, la prima sala da pranzo e il primo teatro. Un dettaglio che Letizia Moratti, cofondatrice della Fondazione San Patrignano, legge come un passaggio simbolico al taglio del nastro: «È come se la storia tornasse a generare futuro. In luoghi che custodiscono le radici della comunità nasce una nuova speranza per tanti ragazzi e per le loro famiglie».
Le nuove palazzine a San Patrignano 
Le nuove palazzine a San Patrignano 
Anche il riferimento alle famiglie non è casuale. I dati dell’Osservatorio di San Patrignano mostrano infatti quanto la dipendenza continui a produrre conseguenze che si estendono ben oltre la dimensione del singolo individuo: tra maggio 2025 e aprile 2026 sono entrate in comunità 622 persone. Di queste, 170 hanno lasciato a casa almeno un figlio. Altre 156 provengono da nuclei nei quali almeno uno dei genitori ha avuto o ha problemi di dipendenza. La fotografia delle sostanze consumate racconta, poi, una trasformazione profonda. La cocaina è presente nel 93,7% dei casi, in crescita rispetto all’anno precedente. Il crack riguarda il 63,1% dei nuovi ingressi e rappresenta la dipendenza primaria per il 30% delle persone accolte (praticamente allo stesso livello della cocaina, che si attesta al 31%). L’eroina, per decenni simbolo della tossicodipendenza, interessa oggi appena il 9,1% delle dipendenze primarie. Resta elevatissima anche la quota dei cosiddetti “poliassuntori”, pari all’87,7%, mentre oltre il 60% dei nuovi accolti presenta problemi legati all’alcol. Un intreccio di dipendenze che rende i percorsi di recupero sempre più complessi. Il fenomeno – e questa purtroppo non è una novità – coinvolge in misura crescente giovani giovanissimi. Il 18,2% dei nuovi ingressi riguarda under 25 e oltre la metà delle persone accolte ha iniziato a utilizzare cocaina prima dei vent’anni. Tra i 24 minori entrati in comunità nell’ultimo anno, dieci avevano già sperimentato cocaina o crack. In questo quadro, l’ampliamento degli spazi «rappresenta un passaggio decisivo. Qui le ragazze e i ragazzi potranno ricominciare ad avere cura di sé, imparare di nuovo il senso della responsabilità, del rispetto, della convivenza e della dignità» sottolinea la presidente Vittoria Pinelli. Per questo, ha aggiunto, «non inauguriamo soltanto un edificio, ma uno spazio di futuro». La comunità fondata nel 1978 continua così a investire sulla propria vocazione originaria: offrire una possibilità concreta e una speranza a chi ci arriva annientato da anni di isolamento e relazioni spezzate. Da “Sanpa”, nella quasi totalità dei casi, esce per altro pronto per ricominciare.

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