2043: all'ombra della Croce e della Mezzaluna

La convivenza religiosa nell'Italia di domani: nel romanzo breve di Corrado Felice Besozzi la crescita della presenza islamica in Italia e il ruolo di Chiesa e politica
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June 8, 2026
2043: all'ombra della Croce e della Mezzaluna
La copertina del romanzo di Corrado Felice Besozzi
La mente corre subito allo Houellebecq di Sottomissione, il romanzo che scosse la Francia preconizzando l'affermarsi di uno Stato d'impronta islamista. Ma l'approccio è molto diverso. In 2043 non c'è la chiave di lettura cinica e opportunistica dell'autore francese, né si percepiscono le atmosfere cupe o catastrofiste di altri libri distopici sullo stesso argomento. Besozzi sceglie il registro dell'ironia amara e disincantata per descrivere un futuro complesso, con luci e ombre. "Parigi val bene un velo" è forse la frase che meglio racchiude la visione dell'autore, pronunciata da Maddalena, una delle protagoniste, mentre si appresta a giurare come Presidente del consiglio. È un richiamo esplicito alla storica pacificazione tra cattolici e ugonotti, trasposto in un futuro in cui si potrà - è un auspicio - trovare la via per convivere e cooperare tra cristiani e islamici. Già nella seconda di copertina l'autore ci dice che nel 2043 da lui tratteggiato ci sarà una forte presenza islamica in politica e che "la Chiesa giocherà un ruolo cruciale". L'originalità di questo romanzo breve sta tutta nel faro puntato su cosa riuscirà a fare la Chiesa per accompagnare la politica in una fase che si annuncia difficile.
Vecchi e nuovi ministri di destra e di sinistra, laici e cattolici, statisti e prelati si muovono tra intrighi di palazzo e salotti felpati della Roma mondana, sul filo del tono semiserio che rende tutto più sfumato e lascia sullo sfondo alcuni interrogativi inquietanti. Nel libro i musulmani restano prevalentemente dietro le quinte, alimentando così nel lettore la sensazione d'indefinitezza che genera, appunto, una certa inquietudine. A fare le spese di quello che è definito nel libro come "un nuovo compromesso storico", sarà la laicità, vera vittima sacrificale a cui i protagonisti della novella riservano ripetuti de profundis. Personaggio chiave del racconto è il Cardinale Silvestrini che orchestrerà tutti i passaggi necessari per raggiungere il risultato, sotto gli occhi dei sempre più spaesati politici della vecchia scuola. Non sfuggirà l'omaggio chiaro al Cardinale Achille Silvestrini che, nel 1984, fu il vero artefice del Secondo Concordato. Non manca nemmeno una critica esplicita all'inadeguatezza della politica, senza sconti per nessuno, con la stigmatizzazione dell'inefficacia delle opposte semplificazioni, tra buonismo senza reale capacità d'inclusione e fermezza sbandierata, ma inconcludente. In questo quadro emerge la capacità di mediazione della Chiesa con la forza del suo messaggio universale, riconosciuta con malinconici sorrisi anche dagli ultimi epigoni del laicismo. Tra dialoghi serrati e sincopati e rapidi cambiamenti di scenario, Besozzi ci invita a riflettere su un futuro non troppo lontano e sembra metterci in guardia, spingendoci a lavorare per non trovarci nella condizione di dire "non li abbiamo visti arrivare", come capita a una delle protagoniste del romanzo che candidamente afferma: "per me i musulmani erano i saraceni del sussidiario". La Chiesa ha già un ruolo importante nelle politiche d'inclusione e potrà averne uno ancora più decisivo in materia di dialogo interreligioso, ma non mancheranno le difficoltà. Terminata la lettura, che scorre rapida tra capitoli brevi che si susseguono con un buon ritmo, resta aperta la domanda di fondo: quale prezzo pagheremo per trovare una via d'uscita ragionevole e pacifica? Sarebbe troppo facile e riduttivo dire che c'è il lieto fine. Un alone di ambiguità avvolge il racconto e lascia una traccia indelebile.

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