Monopattini, ombrelloni, racchettoni: “La Cecchina” al Petruzzelli di Bari va oltre il Settecento

di Giacomo Gambassi, inviato a Bari
Successo per l’opera di Piccinni che ha inaugurato la stagione lirica nel teatro pugliese. Regia da fiaba firmata da Luchetti, fra parrucconi barocchi e trovate contemporanee. Gusto e meticolosità nella direzione di Montanari. Cast che conquista. Al via il percorso per celebrare i 300 anni della nascita del compositore barese
January 27, 2026
Monopattini, ombrelloni, racchettoni: “La Cecchina” al Petruzzelli di Bari va oltre il Settecento
Una scena de "La Cecchina", l'opera di Niccolò Piccinni che ha inaugurato la stagione lirica al teatro Petruzzelli di Bari / Clarissa Lapolla
«È pur bella la Cecchina. Mi fa tutto giubilar». Possono essere prese a prestito le parole del Marchese della Conchiglia che nel primo atto della Cecchina di Niccolò Piccinni le canta il suo amore per descrivere il “giubilo” con cui il pubblico sta accogliendo l’opera del compositore barese che è considerata il suo capolavoro e che è stato il titolo buffo più rappresentata del Settecento. Mai andato in scena al Petruzzelli di Bari, città natale dell’autore, che l’ha scelta come titolo di inaugurazione della stagione lirica appena aperta e che fa alzare il sipario sul percorso di tre anni che porterà il teatro a celebrare i trecento anni della nascita di Piccinni nel 2028. Una sorta di “Cenerentola” come l’hanno chiamata le signore in abito da sera che hanno assistito agli spettacoli. A Roma, quando aveva debuttato nel 1760 fra il tripudio degli spettatori, l’avevano definita direttamente “Cecchina” come la moda che aveva lanciato, tanto da modificare il titolo dell’opera (che in realtà era La buona figliola). 
Una scena de "La Cecchina", l'opera di Niccolò Piccinni che ha inaugurato la stagione lirica al teatro Petruzzelli di Bari / Clarissa Lapolla
 Una scena de "La Cecchina", l'opera di Niccolò Piccinni che ha inaugurato la stagione lirica al teatro Petruzzelli di Bari /  Clarissa Lapolla
Teatro quasi al completo in ciascuna delle quattro repliche in cartellone fino a mercoledì 28 gennaio. E sul palcoscenico una favola dai colori pastello (come gli abiti sia dei protagonisti, sia delle comparse) per raccontare le “pene” di Cecchina, giardiniera adottata dal Marchese della Conchiglia: lei lo ama, lui la ama, ma la differenza di censo e le macchinazioni unite alle malelingue della sorella del Marchese e delle serve compagne di lavoro della donna ne impediscono le nozze. Fino al colpo di scena: l’arrivo del soldato tedesco Tagliaferro che svela il sangue blu di Cecchina, figlia di un barone teutonico. Lieto fine. E risate al Petruzzelli. Sia per il libretto geniale di Carlo Goldoni; sia per la regia di Daniele Luchetti che lega la sua notorietà al cinema.
Una scena de "La Cecchina", l'opera di Niccolò Piccinni che ha inaugurato la stagione lirica al teatro Petruzzelli di Bari / Clarissa Lapolla
Una scena de "La Cecchina", l'opera di Niccolò Piccinni che ha inaugurato la stagione lirica al teatro Petruzzelli di Bari /  Clarissa Lapolla
Nella sua lettura La Cecchina è un fumetto animato di tre ore, fra parrucche barocche e monopattini elettrici (quello del Marchese in cerca della giardiniera in fuga); oppure fra letti a castello e ombrelloni da spiaggia di inizio Novecento per raccontare i giochi di passioni e i contrasti; o ancora fra lettini a sdraio, partite a racchettoni e abiti settecenteschi. Più che una trasposizione del “dramma giocoso”, la scelta di far convivere sul palcoscenico elementi di epoche diverse, con cambi di scena rapidi compiuti per lo più dalle comparse. Allestimento scaccia-pensieri (com’è scaccia-pensieri la trama) che funziona e conquista gli spettatori. Promosso Luchetti al suo esordio registico in un’opera lirica che sarà impegnato nel teatro barese anche per le prossime due inaugurazioni. Con titoli ancora di Piccinni: la prima opera seria del compositore, Zenobia, che andrà in scena nel 2027; e la “tragèdie lyrique” in lingua francese Atys programmata per il 2028. 
Una scena de "La Cecchina", l'opera di Niccolò Piccinni che ha inaugurato la stagione lirica al teatro Petruzzelli di Bari / Clarissa Lapolla
Una scena de "La Cecchina", l'opera di Niccolò Piccinni che ha inaugurato la stagione lirica al teatro Petruzzelli di Bari /  Clarissa Lapolla
È un suono più che convincente quello che esce dalla buca dell’orchestra. Merito della formazione del Petruzzelli. E soprattutto del direttore stabile Stefano Montanari che affronta con gusto e meticolosità una partitura in cui coesistono semplicità e complessità e in cui è possibile sentire quelle che saranno le "impronte" di Mozart. A sorprendere è soprattutto il cast. Voci femminili che seducono. A cominciare daFrancesca Benitez, squillante e potente nel ruolo maschile del cavaliere Armidoro (nello sparito affidato a un soprano castrato). Degna di lode la Cecchina dolente di Francesca Aspromonte che con il suo atteggiamento sofferente aveva fatto della “Buona figliola”il più grande successo del filone che con un termine francese è stato chiamato “larmoyante”, lacrimoso.
Una scena de "La Cecchina", l'opera di Niccolò Piccinni che ha inaugurato la stagione lirica al teatro Petruzzelli di Bari / Clarissa Lapolla
Una scena de "La Cecchina", l'opera di Niccolò Piccinni che ha inaugurato la stagione lirica al teatro Petruzzelli di Bari /  Clarissa Lapolla
Ana Maria Labin è una Marchesa Lucinda che fa breccia, come anche Paola Gardina e Michela Antenucci nei panni delle due serve Paoluccia e Sandrina. Soave il Marchese della Conchiglia interpretato dal brillante Krystian Adam; un po’ meno il Mengotto di Christian Senn. A non convincere troppo è uno dei ruoli-chiave dell’opera: il Tagliaferro di Pietro Spagnoli. È il perno della dimensione comica della composizione con il suo italiano alla tedesca (o il tedesco storpiato), ma l’elemento ludico si perde: non solo per l’interpretazione del basso ma anche per la marginalizzazione che la regia riserva al personaggio.

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