Filoramo: «Leggere la Bibbia, anche oggi»
Lo storico della religioni apre a Pistoia una serie di incontri sul testo sacro. «Oggi sui social c'è chi cavalca il tema religioso. Ma dai divulgatori non verrà una migliore conoscenza delle Scritture»»

È la Bibbia al centro delle iniziative di “Pistoia capitale italiana del libro”. E forse non poteva essere diversamente, trattandosi del Libro dei libri, anche se in questo momento il testo sacro vive una contraddizione di cui, in apertura del ciclo di incontri promosso dalla Fondazione Francis Bacon insieme all’Associazione Biblia (dopodomani alle 16,30 presso l’Auditorium Tiziano Terzani della Biblioteca San Giorgio), parlerà Giovanni Filoramo, professore emerito di Storia del cristianesimo all’Università di Torino, insigne studioso delle religioni, autore di numerosi volumi tra cui Le vie del sacro, Che cos’è la religione, Il sacro e il potere, Ipotesi Dio, Il grande racconto delle religioni, Il libro assente. Sull’ignoranza della Bibbia, con Luca Diotallevi e Roberto Pasolini, e, con Corrado Augias, Il grande romanzo dei Vangeli.
Professor Filoramo, a Pistoia lei parlerà della Bibbia oggi tra presenza e assenza. A cosa si deve questa situazione paradossale?
«La situazione paradossale si deve, da un lato, al fatto che, almeno in certe situazioni come quella statunitense, in questi ultimi anni, stando alle società bibliche competenti, la vendita delle Bibbie di tutti i formati e tipi è cresciuta in modo significativo; dall’altro, al fatto che, in situazioni più vicine a noi, come dimostra il crescente analfabetismo religioso, Biblia non legitur. La stessa diffusione attuale del cristianesimo aiuta a comprendere l’apparente paradosso. Da un lato, nel “cristianesimo del sud”, dal Brasile all’Africa subsahariana, grazie all’incredibile successo delle Chiese pentecostali ma anche a una migliore inculturazione della missione cattolica che ha favorito la traduzione della Bibbia nelle lingue vernacolari promuovendone l’uso liturgico e la lettura anche come mezzo di alfabetizzazione, la conoscenza e la lettura della Bibbia hanno conosciuto una notevole fortuna. Dall’altro lato, nei Paesi europei tradizionalmente cattolici, nonostante la svolta conciliare, a differenza che nei Paesi protestanti, la lettura privata della Bibbia presso i fedeli non mi sembra godere di particolare fortuna, anche come esito di un secolare processo di divieto, da parte del magistero, di una lettura diretta del testo sacro in lingua italiana che poteva essere accostato soltanto attraverso la mediazione ecclesiastica».
Ma si può leggere la Bibbia come fosse un classico al pari degli altri oppure no. In ogni caso, sarebbe opportuno inserirla nei programmi scolastici?
«Credo faccia riferimento, implicito ma evidente, alle “Nuove indicazioni” del Ministero dell’Istruzione e del merito intorno a cui è esploso un vivace dibattito sia in seguito a un’intervista rilasciata dal ministro Valditara, se ricordo bene, a metà gennaio, sia dalla lettura del documento che si presta a molti rilievi critici. Comunque, venendo al punto, già nel 1983 Umberto Eco sul settimanale L’Espresso si era ironicamente chiesto perché gli studenti dovevano sapere tutto di Achille, Ettore, Enea e nulla degli “eroi” della Bibbia. Nel 1986 io accettai l’invito di una case editrice che si occupava di scolastico, la torinese e laica Loescher, di scrivere un libro sulle storie della Bibbia che riportasse brani tratti dai libri storici spiegandoli e commentandoli: antologia che avrebbe potuto essere adottata da insegnanti di storia e filosofia nei loro programmi. Porto quest’esempio personale solo per dire come già quarant’anni fa ero convinto che la Bibbia, come grande codice culturale dell’Occidente cristiano, dovesse in qualche modo entrare a far parte dei normali curricula scolastici. Naturalmente il Concordato del 1983, con l’ora di religione, ha contribuito in modo decisivo a bloccare questo processo. Per fortuna, istituzioni laiche come Biblia, anche se con alterno successo, continuano a portare avanti questa battaglia che io ritengo culturalmente da condividere. Naturalmente, non bisogna nascondersi le difficoltà (che le “Nuove indicazioni” bellamente ignorano) che costellano questo cammino. Quali testi far leggere e quali escludere? Come preparare gli insegnanti? Secondo quale metodo o pedagogia? In una situazione scolastica sempre più pluralistica, tenendo anche conto che il Corano è ricco di riferimenti ai testi biblici, come collegare eventualmente la lettura di parti della Bibbia come testo culturale con quella del Corano? Mi fermo qui».
Come spiega, però, che in un’Italia secolarizzata alcuni divulgatori siano spesso in testa alle classifiche di vendita dei libri con testi di argomento religioso e in qualche caso propriamente biblico?
«Non essendo uno specialista di comunicazione, posso solo avanzare qualche ipotesi. In parte questo successo si spiega col principio, oggi dominante, dei followers. Persone come Cazzullo, Angela, Barbero scrivono sui giornali nazionali, vanno in televisione, hanno trasmissioni o podcast di successo, dunque, anche se scrivessero di cucina dalit avrebbero centinaia di migliaia di followers. Queste persone, con le antenne che hanno, hanno fiutato che, soprattutto presso i giovani, il vuoto spirituale creato da una società edonistica e priva di valori non ha cancellato il bisogno di radici, la ricerca di senso, ecc. Per questo hanno deciso di cavalcare il tema religioso se non, come nel caso di Cazzullo, propriamente biblico. Può essere utile tutto ciò per una migliore conoscenza della Bibbia? Non sono un profeta, ma la mia risposta è: no».
Parlando di followers, si parla di social. Le chiedo se la tecnologia comunicativa ha modificato il rapporto delle persone in genere con la religione e dei fedeli in particolare con la devozione?
«Mi pare che la risposta a questa domanda non possa che essere: assolutamente sì. Mi limito a un’unica considerazione. Ormai le religioni istituzionali fanno un uso sistematico e intenso degli strumenti tecnologici: basti pensare a quanto sta avvenendo nella Chiesa cattolica e, soprattutto, a quanto avverrà con l’uso dell’Intelligenza artificiale anche in campo religioso. Il rapporto con la tecnologia digitale è molto utile, anzi, è diventato insostituibile, un po’ come l’aria che si respira: ma se quest’aria è sempre più inquinata, che cosa succederà a chi la respira? Parallelamente, assistiamo oggi, indipendentemente da questo rapporto tra Religioni e Rete (quella che alcuni chiamano la Religion online), la Rete stessa, come ambiente vitale in cui siamo sempre più immersi, diventa un terreno su cui sorgono nuove forme di religiosità e spiritualità: la Online Religion. Anche in questo caso non è difficile pronosticare che il trionfo dell’Intelligenza artificiale è destinato a mutare radicalmente l’attuale panorama religioso».
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