C.S.I., la reunion nei luoghi della Resistenza

La band guidata da Giovanni Lindo Ferretti partirà per il nuovo tour da Montesole, dove concluse la sua avventura 25 anni fa con un concerto dedicato a don Giuseppe Dossetti
January 28, 2026
C.S.I.,  la reunion nei luoghi della Resistenza
I C.S.I. si riuniscono per un nuovo tour dopo 25 anni/Foto Guido Harari
La facciata di pietra grigia della chiesa dei Santi Pietro e Carlo di Marzabotto emerge dalla bruma dell’Appennino come una presenza severa, immobile, quasi vigile. È gennaio e l’aria odora di legna umida, di bosco, di silenzio. Un silenzio che qui è memoria. Alla destra della chiesa, nella cripta, si entra nel Sacrario delle vittime di Montesole. I nomi, le date, le età raccontano ciò che le parole non riescono a dire fino in fondo: tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, le truppe naziste della 16ª Divisione corazzata SS, guidate dal maggiore Walter Reder, sterminarono almeno 770 civili in 115 luoghi diversi. Secondo alcune fonti, le vittime furono molte di più, fino a 1.830. Fu la più grande strage nazifascista compiuta in Italia.
È da qui che i C.S.I. – Consorzio Suonatori Indipendenti – hanno scelto di ripartire. Perché «Montesole insegna a stare zitti», dice Massimo Zamboni, bassista e fondatore del gruppo, alla Casa della Memoria di Marzabotto, dove la band ha presentato la sua attesa reunion. «Ci siamo venuti con Guido Harari per scattare le foto del lancio del tour. Siamo rimasti tutti in silenzio, a lungo, davanti alle rovine. E le foto non le abbiamo più scattate. È il mondo che si racconta, basta stare lì ad ascoltare».
Il tour si intitola In viaggio e partirà il 28 agosto proprio da Montesole, là dove il 29 giugno 2001 i P.G.R , i Per Grazia Ricevuta nati sulle ceneri degli appena disciolti C.S.I. tennero l’ultimo concerto di quella straordinaria stagione, in memoria di don Giuseppe Dossetti. Sette date soltanto, in luoghi lontani dalle grandi città ma carichi di senso, con una seconda data speciale a Marzabotto, il 29 agosto con un concerto al tramonto: dal castello scaligero di Villafranca di Verona al Parco archeologico di Egnazia, da Spello ad Alba – dove nel 1996 i C.S.I. dedicarono a Beppe Fenoglio un memorabile concerto nella chiesa cittadina – fino a Villa Bellini a Catania. Un percorso che è geografico e insieme interiore, come da sempre accade nella musica dei C.S.I. «All’epoca la musica aveva ancora una sacralità – osserva oggi Ferretti – mentre adesso è diventata un sottofondo». Eppure, anche allora, i C.S.I. si sono sempre sottratti al ruolo di megafono politico: «Non siamo un gruppo politico e culturale – ribadisce – ma un consorzio di suonatori indipendenti».
«Montesole doveva essere una lettura dei testi di Dossetti», racconta Giovanni Lindo Ferretti ricordando l’ultimo concerto. «Testi impegnativi, perché volevamo rendere onore al “monaco obbediente”, dargli complessità. Le nostre canzoni come inni alla pace? Le canzoni possono essere inni alla guerra o alla pace, a seconda. Non bisogna chiedere alle canzoni di risolvere i problemi del mondo. La canzone è una cosa piccola, fa parte del mistero della vita. E io cerco di non avvilire il mistero della vita».
Eppure, poche esperienze musicali italiane come quella dei C.S.I. sono così profondamente radicate nella storia, nella terra e nel sangue che l’ha attraversata. Linea Gotica, uscito nel 1996 mentre Sarajevo bruciava e la Biblioteca nazionale veniva divorata dalle fiamme, è uno dei dischi più radicali e dolorosi mai prodotti dal rock italiano. Fenoglio, Dossetti, Germano Nicolini, la Resistenza come «questione privata» e collettiva insieme. Cupe vampe si apre con l’incendio di Sarajevo ed è un requiem per l’Europa che non ha saputo impedire un nuovo massacro. Alba la presero in duemila il dieci ottobre e la persero in duecento il due novembre del 1944: la letteratura diventa argine all’oblio.
La memoria, nei C.S.I., non è mai pacificata. Ferretti lo dice senza retorica, evocando la propria storia familiare sui colli dell’appennino bolognese, nella sua Cerreto Alpi: «Mia nonna, con cui sono cresciuto, non ne parlava mai della Guerra, per loro era importante andare avanti. Mio nonno fuggì dalla prigionia tornando a piedi dalla Russia insieme a tre amici. Uno dei tre morì di stenti a cento metri da casa». Anche per Zamboni la memoria è ferita e scomoda: «Io vengo da Reggio Emilia. Mio nonno era un fascista ucciso dai partigiani. Io mi sono allontanato decisamente e fermamente dalla mentalità in cui lui era cresciuto».
Nati nel 1992 dalle ceneri dei CCCP – dopo la fine di un ciclo – i C.S.I. rappresentano una transizione: dalla fine delle ideologie alla fatica di abitare il reale. Ko de mondo, registrato in Bretagna nel 1994, apre il cammino. Poi Linea Gotica, Tabula Rasa Elettrificata, il successo, i palasport, e infine il gesto controcorrente de La terra, la guerra, una questione privata, registrato ad Alba e ritirato dal mercato il 1° maggio 1998.
La fine arriva dopo i concerti nei Balcani del 1998, tra Mostar e Banja Luka. «I C.S.I. sono morti nel nostro cuore lì», dirà Ferretti. Poi la separazione definitiva, le incomprensioni, il tempo. Fino a oggi. «Non ci vedevamo da tanto e avevamo qualche remora», racconta ancora Ferretti. «Ma quando ci siamo incontrati è stato molto piacevole. C’è un pubblico che aspetta». Accanto a Ferretti e Zamboni, sul palco torneranno Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli, Giorgio Canali e Ginevra Di Marco, allora giovanissima voce femminile dei C.S.I., oggi tra le cantautrici italiane più apprezzate. «Mi piace l’idea – sottolinea Di Marco – che questi concerti abbiano biglietti a un costo giusto, un segno di vicinanza al nostro pubblico». Una scelta coerente con una storia sempre “fuori dai canoni maledetti” dell’industria musicale.
La reunion sarà anche un film in divenire, diretto da Davide Ferrario, e un progetto che guarda lontano: un preludio in Mongolia il 4 luglio con Ferretti e Zamboni e un ritorno collettivo nel 2027, a chiudere idealmente il cerchio aperto con Tabula Rasa Elettrificata. Ma prima, il silenzio di Montesole: i C.S.I. tornano a suonare, non per celebrare una nostalgia, ma per rimettere in viaggio una memoria che riguarda tutti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA