Alla fine nel ddl Bongiorno sulla violenza sessuale la parola “consenso” non c'è

Pene più alte, ma il termine è sparito: il parametro è la «volontà contraria» della vittima. Le opposizioni: tradito l'accordo Meloni-Schlein
January 28, 2026
Alla fine nel ddl Bongiorno sulla violenza sessuale la parola “consenso” non c'è
La senatrice Giulia Bongiorno ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Due mesi fa, con il via libera all’unanimità della Camera dopo l’inedito accordo Meloni-Schlein, sembrava fatta per una legge che riscrivesse il reato di violenza sessuale. Oggi invece, sulle modifiche all’articolo 609-bis del codice penale si apre l’ennesimo scontro tra maggioranza e opposizione. La commissione Giustizia del Senato ha infatti adottato come testo base quello della presidente Giulia Bongiorno (Lega) che cambia i termini del reato. Quello approvato dalla Camera a novembre infatti definiva stupro un atto commesso senza il «consenso libero e attuale» di una persona. Il ddl Bongiorno invece parla di atti compiuti contro la «volontà di una persona». Ma per evitare di lasciare impuniti i casi in cui la vittima non reagisce per paura o per un blocco psicologico, il nuovo testo considera anche il cosiddetto freezing, gli stupri commessi «approfittando dell’impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso».
Aumenta di nuovo, invece, la pena detentiva: se la prima versione del ddl Bongiorno prevedeva una sanzione base compresa tra 4 e 10 anni, il testo adottato dalla commissione del Senato mantiene invece la forbice di 6-12 anni, uguale a quella attuale. In caso di violenza, minacce e abuso di autorità, invece, la pena è compresa tra 7 e 13 anni (nella prima bozza era di 6-12 anni). La frattura con le opposizioni, però, appare insanabile: «Un testo irricevibile a cui ci opporremo, meglio nessuna legge che questa legge», attacca la dem Laura Boldrini, davanti a Palazzo Madama per un presidio insieme alle attiviste di “Non una di meno” e ad altri esponenti di Pd, Avs e M5s. Mentre il capogruppo del Pd Francesco Boccia definisce il testo una «rottura del patto» tra la premier Meloni e la segretaria dem Elly Schlein, accusando poi il ddl Bongiorno di spostare «l’onere probatorio sulla vittima». Parlano di arretramento e rottura dell’intesa raggiunta alla Camera anche Ada Lopreiato (M5s), Ilaria Cucchi (Avs) e Dafne Musolino (Italia viva). Le opposizioni intanto chiedono (e ottengono) nuove audizioni: salta così il percorso in “sede redigente” (più veloce) e si torna alla “fase referente”, così da poter approfondire le novità. Bongiorno va in commissione a votare il suo testo (passato con 12 voti a 10) e poi si ferma con i cronisti per rispondere alle critiche delle opposizioni: «Posso dire in maniera chiara e categorica che il patto (Meloni-Schlein, ndr) era per mettere al centro di questa legge la volontà della donna ed è stato stra-rispettato. E secondo me questo testo fa un passo avanti rispetto a quello della Camera». La leghista smentisce anche pressioni di Salvini: con lui «avrò avuto una brevissima interlocuzione» ma «credo di aver letto una sua dichiarazione in cui diceva che era contrarissimo all'abbassamento delle pene».
Nel centrodestra, intanto, c’è soddisfazione per il testo base ma si guarda già alle possibili modifiche: «Forza Italia è favorevole al testo base, si riserva di presentare emendamenti – spiega ad esempio il capogruppo azzurro in Senato Maurizio Gasparri – si è votata l’adozione del testo base che non è il testo finale». Sulla stessa linea anche Mariastella Gelmini (Noi moderati) che parla di «provvedimento equilibrato, che risponde alle esigenze di tutti e che non deve diventare terreno di scontro» ma anticipa che il suo partito è pronto a dare il proprio contributo «in fase emendativa».
Uno dei terreni su cui si aprirà la discussione è di certo la pena prevista. Sempre ieri ad esempio è stata presentata un’altra proposta di legge della deputata Laura Ravetto (anche lei della Lega) che alza la sanzione base per lo stupro a 8 anni. E commentando l’inasprimento previsto dall’ultima versione del ddl Bongiorno, Ravetto rivendica: «Ben venga. È un risultato frutto dell'attività della Lega». Se due mesi fa, con il voto all’unanimità della Camera, sembrava fatta per un accordo politico, oggi l’impressione è che la discussione sia ancora lunga.

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